pubblicato: mercoledì, 10 ottobre, 2018

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Legge di bilancio 2019: deficit 2,4% non è incostituzionale, ecco perché

Reddito di cittadinanza

Legge di bilancio 2019: deficit 2,4% non è incostituzionale, ecco perché

Deficit 2,4% è costituzionale: i motivi


Uno degli argomenti utilizzati dalle opposizioni per la manovra del governo Lega-M5S riguarda l’ipotesi incostituzionalità di una legge di bilancio in forte deficit.

Si tratta però di un’arma a doppio taglio, il cui significato (giuridico, oltre che politico) è scarso. Da un lato l’invocazione alla Costituzione cade a sproposito: la Carta non vieta i bilanci in deficit. Dall’altro rischia invece di rafforzare la retorica del governo, contrario alle “élite” che hanno governato negli ultimi anni, nonché ai tecnocrati UE.

E poi, chi oggi è all’opposizione, ieri, al governo, faceva le stesse cose che sta facendo il governo attuale.

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Legge di bilancio: cosa dice la Costituzione

Si fa riferimento all’articolo 81 della Costituzione modificato nel 2012. Nel gergo semplificato del giornalismo si pensa che questo articolo obblighi al pareggio di bilancio, ma le cose sono più complicate di così.

L’articolo 81 fa riferimento innanzitutto a “equilibrio” fra entrate e spese, che può essere semplicemente interpretato come un divieto ad eccedere, non al pareggio di bilancio strettamente inteso (uguaglianza fra entrate e uscite).

Cosa interessante, l’Europa è d’accordo con questa interpretazione. In base alle regole europee un deficit strutturale fino allo 0,5% è considerato “pareggio di bilancio”. Anche se tecnicamente non è un pareggio di bilancio.

In secondo luogo, e questa è la parte più importante, l’articolo 81 fa riferimento al bilancio strutturale, ovvero tenendo conto del ciclo economico. Non si tratta di una precisazione da poco, perché apre praterie all’interpretazione.

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Legge di bilancio: perché una manovra in deficit non è incostituzionale

Non c’è una definizione precisa e oggettiva di bilancio corretto per il ciclo economico, per cui l’articolo 81 rappresenta più una clausola di salvaguardia contro governi che eccedono di molto nelle spese.

In breve, correggere per il ciclo economico significa tenere conto del fatto che in una fase di espansione il deficit scende anche se il governo non fa nulla. Al contrario, in una fase di recessione il deficit sale anche se il governo non fa manovre. Questo avviene perché in recessione aumentano le spese, come per esempio le indennità di disoccupazione.

Al momento l’Italia è un Paese in lievissima crescita economica, per cui il deficit dovrebbe essere in fase di calo naturale. Ma basta questo per dire che la manovra con un deficit al 2,4% è incostituzionale? No: dovremmo prima decidere se l’Italia è una fase di “normale” crescita economica. E questo dipende da quale scuola economica sia dominante in un dato momento.

I Paesi d’Europa hanno stabilito che questa decisione spetti alla Commissione Europea. Ne consegue che partiti anti-europeisti come Lega e M5S abbiano tutto l’interesse a fregarsene. Per questo giudicare il deficit in base alla Costituzione rischia di essere un boomerang.

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La legge di bilancio è sempre stata incostituzionale

Da quando c’è il nuovo articolo 81 la legge di bilancio è sempre stata in deficit. Non solo, ma il deficit è stato eccessivo anche a livello strutturale. Dal 2013 il disavanzo strutturale minimo è stato dello 0,4%, ed è cresciuto fino all’1,7% nel 2017.

Più in generale quasi tutti i governi degli ultimi decenni hanno fatto più debito di quanto avrebbero dovuto. L’unica differenza era l’elettorato per il quale si faceva debito. Solo per rimanere a passato e futuro prossimi, Renzi ha fatto deficit per dare soldi alla classe media (gli 80 euro), Di Maio vuole fare deficit per dare soldi ai disoccupati, Salvini (come fece Berlusconi) a pensionati e piccoli “imprenditori”.

Insomma, urlare all’incostituzionalità del deficit è un po’ ipocrita.

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Cosa dire della legge di bilancio, allora?

Il problema del deficit non è tanto il deficit. Non è parlare di Costituzione, né di Maastricht e fiscal compact. Quello di cui governo e opposizioni dovrebbero occuparsi è di una semplice domanda: “ci serve questo deficit?”.

Per un Paese altamente indebitato come l’Italia, in una fase di crescita modesta come quella attuale, la risposta è “probabilmente no”. Ed è “sicuramente no” quando il deficit viene utilizzato per distribuire mance elettorali.

Questo valeva per Renzi e vale anche per Salvini e Di Maio. Vale per tutti i governi e le opposizioni che vogliono un Paese prospero nel lungo periodo.

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