pubblicato: martedì, 9 ottobre, 2018

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Bosnia, il risultato elettorale la allontana da Bruxelles

Bosnia, vince Milorad Dodik, alleato di Putin

Bosnia, il risultato elettorale la allontana da Bruxelles

Nel 1995 gli accordi di Dayton hanno di fatto creato la Bosnia, mettendo fine ad uno degli scontri più cruenti dalla Seconda Guerra Mondiale. Ma facendo ciò, hanno dato anche vita a una struttura statale molto complessa. Anche se in Bosnia non c’è più la guerra, parlare di pacificazione è assai arduo. Le divisioni non sono più costituite da fili spinati e campi minati, ma da qualcosa di più sottile: la differenza sociale e politica. Domenica questo complicato Paese è andato alle urne e le sorprese non sono mancate.

La divisione dei poteri in Bosnia

Le tre etnie principali bosniaci musulmani, croati e serbi formano insieme uno Stato percorso da profonde divisioni. Al punto che diventa difficile anche organizzare un censimento: un’etnia potrebbe approfittare dei risultati per rivendicare una posizione di forza rispetto alle altre. Infatti l’architettura statale della Bosnia Erzegovina è assolutamente particolare. E’ formata da due unità: la Federazione di Bosnia-Erzegovina che rappresenta bosniaci e croati e la Repubblica Srpska, che rappresenta l’entità serba. Un sistema a “scatole cinesi” unico al mondo.

C’è una amministrazione statale il cui potere è condiviso dalle tre entità, da cui dipendono due Stati autonomi dei quali a Bosnia-Erzegovina è a sua volta diviso in due Stati: quello bosniaco e quello croato. Inutile dire che è impensabile un governo unitario a queste condizioni. Infatti non c’è un presidente. Gli accordi di Dayton prevedono un Consiglio di Presidenza formato da tre membri in rappresentanza delle tre etnie. A turno, ogni otto mesi uno dei membri assume la reggenza della presidenza.

Il sistema elettorale bosniaco

I tre membri del Consiglio di Presidenza sono votati dalla propria entità di appartenenza a suffragio universale. Ogni entità elegge dunque il proprio presidente. Ciò significa che, di fatto, le urne domenica scorsa erano aperte in tre Stati diversi. Ogni comunità ha proprie peculiarità e proprie dinamiche politiche. Da questa architettura discendono diversi problemi, fra cui l’impossibilità di fatto a dare un indirizzo unitario all’azione di governo, specialmente in tema di riforme interne e politica estera. Ogni azione, anche se di scarsa rilevanza, potrebbe creare malumori e tensioni fra le tre componenti etniche. I risultati elettorali non semplificano questo quadro, anche per le immancabili accuse di brogli elettorali.

La vittoria di Milorad Dodik. Una scelta indipendentista?

Domenica sono stati dunque votati i tre componenti del Consiglio di Presidenza della Bosnia. Il risultato più interessante di queste elezioni è certamente la vittoria tra la comunità serba di Milorad Dodik. Nato a Banja Luka – la capitale della Repubblica Srpska – è molto legato alla Serbia, che sente come madrepatria. Primo ministro fino al 2010, poi presidente della Srpska, Dodik secondo molti è un indipendentista, il cui obiettivo sarebbe quello di far tornare la Srpska sotto Belgrado.

Anche se Dodik ha smentito tutto ciò, è chiaro che la sua azione è improntata a un marcato nazionalismo. Nel Settembre 2016 è stato ad esempio fautore di un referendum – che ha avuto esito positivo – volto a dichiarare il 9 Gennaio festa nazionale della Srpska. Un referendum che è uno schiaffo a Sarajevo. Infatti il 9 Gennaio 1992 Radovan Karadzic proclamò la Repubblica serba di Bosnia.

Karadzic è considerato un criminale di guerra e un acerrimo nemico dei bosniaci. Dodik tuttavia assicura di non avere velleità separatiste. Almeno nell’immediato.

Le conseguenze dell’elezione di Dodik e l’integrazione con l’UE

Anche se non vi è ancora l’ufficialità – lo spoglio delle schede è ancora in corso e in Bosnia anche le indiscrezioni possono provocare pericolose tensioni – i primi risultati danno Dodik in testa con il 55.15% contro il 41.98% di Mladen Ivanic.

L’affermazione di Dodik è anche un voto contro un’eventuale integrazione con l’Unione Europea. Dodik infatti può agire all’interno del Consiglio di Presidenza per orientare altrimenti la politica internazionale della Bosnia. Dodik è infatti contrario al processo di integrazione con l’UE; fortemente autonomista, è un fedele alleato della Russia. Tutte caratteristiche in contrasto con un avvicinamento della Bosnia all’Unione Europea.

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I risultati elettorali nelle entità bosniaca e croata

La domenica elettorale è stata all’insegna di confusione e accuse di brogli anche tra le altre due entità che compongono la Bosnia. Si parla di errori nei conteggi e di mancato aggiornamento delle lista elettorali, con molti centenari fra gli aventi diritto al voto. Per la componente musulmana della Bosnia, vincitore sarebbe Safik Dzaferovic leader del partito di centro-destra.

In Croazia invece avrebbe vinto Zeljko Komsic.  Un’elezione di segno contrario a quella in Serbia avendo sconfitto il candidato nazionalista Dragan Covic. Come era ampiamente preventivabile, quindi, l’unica cosa certa è che la confusione è la vera vincitrice di queste elezioni e sembra destinata a regnare ancora a lungo a Sarajevo.

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