Pubblicato il 30/10/2018 Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2019 alle 13:01

Lavoro parasubordinato: contratto e cosa significa

autore: Claudio Garau
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Lavoro parasubordinato: contratto e cosa significa

In un periodo storico in cui la problematica del lavoro è tanto complessa quanto diffusa, è opportuno fare un po’ di luce sulle varie forme contrattuali previste dalla legge. L’ordinamento garantisce tutele e diritti ai lavoratori; essi sono diversificati a seconda del tipo di contratto stipulato tra datore di lavoro o committente e dipendente o prestatore d’opera. Ci soffermeremo sulla natura del cosiddetto “lavoro parasubordinato” che – come suggerisce il termine – è una sorta di ibrido.

Che cos’è il lavoro parasubordinato nella legge italiana

Come dicevamo, tale tipologia di contratto di lavoro – detto anche “atipico” – si colloca a metà tra il lavoro subordinato e quello autonomo. Esso è “coordinato”, cioè collegato, con la struttura organizzativa del datore di lavoro e quindi con l’indirizzo della direzione, ma senza vincolo di subordinazione che caratterizza il lavoro dipendente. Altra caratteristica del lavoro parasubordinato è la continuità nel tempo e la maggior autonomia nello svolgimento dei compiti previsti, rispetto al caso del vincolo subordinato.

La posizione della giurisprudenza in tema di lavoro parasubordinato e le tutele previste

I giudici hanno avuto modo di pronunciarsi più volte sul tema. Hanno affermato che l’ipotesi ibrida del lavoro parasubordinato è assolutamente legittima (pensiamo ad esempio al caso di alcuni funzionari aziendali che, pur essendo inquadrati come dipendenti, hanno maggior margine di autonomia rispetto ad un impiegato ordinario della stessa azienda).

Come chiarito anche a livello giurisprudenziale, il lavoro parasubordinato è prolungato nel tempo e coordinato con l’indirizzo organizzativo del committente; allo stesso tempo manca un vincolo di subordinazione vero e proprio. Il lavoratore parasubordinato svolge cioè un’opera o un servizio per il committente, senza subordinazione ma usufruendo (proprio come i dipendenti)  delle tutele tipiche dei lavoratori subordinati (ad esempio,  l’indennità di malattia e di maternità, gli assegni per il nucleo familiare, la tutela in caso di infortunio).

Tipici esempi di contratti di parasubordinazione sono i noti contratti a progetto e quelli di collaborazione coordinata e continuativa (cosiddetti co.co.co.). Altro rilevante aspetto è che, sul piano previdenziale, il lavoratore parasubordinato deve iscriversi alla cosiddetta Gestione Separata Inps, con contributi per un terzo a suo carico, mentre i restanti due terzi sono a carico del committente.

La situazione attuale in tema di lavoro parasubordinato

La finalità del legislatore, nell’introdurre il lavoro parasubordinato, è stata quella di combattere la disoccupazione mediante flessibilità. Però è vero che nel corso del tempo, sono intervenuti alcuni provvedimenti normativi mirati a tutelare maggiormente i lavoratori di questo ambito; ciò contro forme di sfruttamento come le cosiddette “false partite IVA“. Tra questi provvedimenti, meritano menzione la legge Fornero e il Jobs Act.

Per esempio, i contratti di lavoro a progetto (cosiddetti co.co.pro) oggi non esistono più, essendo stati abrogati. Sul piano invece dei cosiddetti contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.), essi sono stati modificati dal Jobs Act; in modo da evitare forme di lavoro autonomo finalizzate a non rispettare diritti e tutele del lavoro subordinato. In particolare, ai co.co.co. è applicata la tutela del lavoro dipendente laddove, secondo la legge, ricorrono i requisiti della continuità nel tempo e dell’organizzazione delle modalità del lavoro da parte del committente.

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Autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità. Cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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