Pubblicato il 13/11/2018

Sentenza Raggi: Di Battista attacca duramente i giornalisti

autore: Gloria Frugoni
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Sentenza Raggi: Di Battista attacca duramente i giornalisti

Il grillino Alessandro Di Battista, dopo l’assoluzione di Virginia Raggi, ha riversato insulti contro i giornalisti definendo “puttane” quelli che avevano parlato della sentenza del caso Raggi. Per gli attacchi alla stampa non si sono fatte attendere le polemiche a cui Di Battista ha risposto tramite un post su Facebook.

Le dichiarazioni dell’esponente 5 stelle

Di Battista, durante il suo delirio, riguardante la sentenza del caso Raggi, ha affermato: “Oggi la verità giudiziaria ha dimostrato solo una cosa: che le uniche puttane qui sono proprio loro, questi pennivendoli che non si prostituiscono neppure per necessità, ma solo per viltà. Ma i colpevoli ci sono e vanno temuti. I colpevoli sono quei pennivendoli che da più di due anni le hanno lanciato addosso tonnellate di fango con una violenza inaudita. Sono pennivendoli, soltanto pennivendoli, i giornalisti sono altra cosa”.

Il post su Facebook di Alessandro Di Battista

L’ex parlamentare M5S, Alessandro Di Battista, ritorna sulle polemiche per gli attacchi alla stampa dopo la sentenza del caso Raggi che ha visto l’assoluzione della sindaca di Roma. Lo fa tramite un post su Facebook in cui elenca una serie di titoli di giornali dedicati a Virginia Raggi.

Il post recita: “Leggo che i soliti “sepolcri imbiancati” recitando-tra l’altro male- la parte delle verginelle, si sono scandalizzati per le mie parole e per quelle di Luigi. “Di Battista e Di Maio attaccano la libertà di stampa…”. “Ci attaccano perché raccontiamo i fatti…”. Ecco alcuni esempi della loro libertà…ecco alcuni dei loro racconti. Giudicate voi stessi!”.

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La conclusione del post su Facebook di Alessandro Di Battista

In coda al post, il pentastellato afferma: “Ora stanno tutti a difendere la loro categoria senza un briciolo di auto-critica e non si rendono neppure conto che è proprio tale difesa a spada tratta a fargli perdere quel poco di credibilità che ancora gli rimane”.

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