pubblicato: lunedì, 12 Novembre, 2018

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Stan Lee è morto dopo una malattia, patrimonio e causa morte

Stan Lee è morto dopo una malattia, patrimonio e causa morte

Stan Lee è morto dopo una malattia, patrimonio e causa morte

Attraverso la sua penna ha inventato i supereroi che ancora oggi animano e fanno crescere intere generazioni. Il vuoto che lascia Stan Lee con la sua scomparsa è incolmabile. Lunedì era stata chiamata una ambulanza presso la sua abitazione a Hollywood Hills. Poi il trasporto d’urgenza al Cedars-Sinai Medical Center dove è venuto a mancare all’età di 95 anni il fumettista, editore, produttore cinematografico e televisivo. Probabilmente a causare la sua morte è stata una polmonite, accompagnata da numerosi problemi alla vista che ne mettevano già in dubbio la presenza nelle future produzioni Marvel. Riviviamo insieme la sua carriera.

Chi era Stan Lee: The Man

Era conosciuto con il soprannome di “the man”, l’uomo o con il nomignolo di “the smilin”, il sorridente. Con altri artisti del calibro di Jack Kirby Steve Ditko ha introdotto nell’universo Marvel numerosi personaggi, ognuno con diverse peculiarità. Il successo di questi ultimi ha permesso ad una piccola casa editrice di diventare una grande azienda di carattere multimediale. Il fumettista aveva iniziato con la Marvel nel 1961. Con Kirby aveva dato vita ai Fantastici Quattro. Dopo di loro è stato il turno di Spiderman, Black Panther, Hulk, X-Men, Iron Man e il gruppo degli Avengers. Stan è apparso in ogni titolo Marvel, nei film ma anche nelle produzioni televisive. I suoi cameo sono stati una costante dal 1989 fino al 2018.

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Stan Lee: King dei fumetti ma anche degli incassi, recordman e imprenditore

Secondo People With Money lo scrittore statunitense nel 2018 è il primo tra i 10 scrittori più pagati al mondo con un fatturato di 75 milioni di dollari. Non solo fumetti, Stan è stato anche un imprenditore a 360°. Aveva una importante collaborazione con i cosmetici Cover Girl, una catena di ristoranti dal nome “Le pizze di papà Stan”. Inoltre una squadra di calcio, “Gli Angeli di New York”. E aveva lanciato una linea di moda tutta sua e un personalissimo profumo. Oltre che un marchio personalizzato di Vodka chiamata Pure Wonderlee.

La grande eredità di Stan Lee e la sua opera di divulgazione della società americana

Oltre ad essere un punto di riferimento (attraverso le sue creature) delle generazioni degli anni settanta e ottanta, Stan ha messo in contatto una parte del mondo con l’America, l’ha raccontata quando Internet era ancora allo stato brado. Questa al netto di tutto il resto è l’eredità più grande che ci lascia. Fu il primo a portare il tema della droga in un fumetto, al tempo negli States era una vera e propria piaga sociale. Ci fa conoscere attraverso DareDevil cos’è la disabilità e porta al massimo estremo questo concetto con gli X-Men, coloro i quali sono diversi. Sapeva bene cosa potesse significare per uno come lui, nato da genitori ebrei, immigrati, di origine romena, vivere nella “conservatrice, perbenista e bacchettona società americana”.

Stan migliora anno dopo anno, con Hulk e il dottor Banner fa quasi rivivere Dottor Jekyll e Mr.Hyde, disegna e perfeziona il primo eroe nero, Black Panther. Dietro ogni singolo eroe c’è una storia profonda, certo interpretabile, ma sicuramente nitida, davanti agli occhi di tutti, un’opera educativa immensa. A chi non è mai capitato di sognare di scorrazzare per New York volando da un palazzo all’altro, chi, in preda ad una arrabbiatura, non avrebbe voluto essere L’Incredibile, almeno per un momento, chi non si è sentito mutante, almeno una volta. Ecco, questo è quello che nell’immaginario collettivo ci lascia Stan Lee, perché infondo ognuno di noi è un “supereroe con super problemi”.

Francesco Somma

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