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Tutto sul polacco Kukiz con cui Di Maio cerca l’intesa

Il polacco Kukiz con cui Di Maio cerca intese è un nazista?
Tutto sul polacco Kukiz con cui Di Maio cerca l’intesa

Ci eravamo già occupati di Paweł Kukiz nel 2015, quando si tennero in Polonia le elezioni presidenziali nel mese di maggio e poi le parlamentari a ottobre. In questi giorni anche la stampa italiana ha iniziato a interessarsi a questo personaggio, spesso in maniera poco precisa.

Il dialogo tra Kukiz e Di Maio

Tutto è esploso grazie a una foto caricata sulla pagina ufficiale Facebook di Kukiz che lo ritrae in compagnia di Luigi Di Maio, capo politico del M5S.

Vi porto i saluti del leader del Movimento 5 Stelle, il vicepremier italiano Luigi Di Maio. Ecco l’ultimo nostro incontro di queste settimane. Abbiamo parlato delle affinità e delle divergenze dei programmi e di progetti comuni. Nelle prossime settimane ulteriori buone notizie.

Paweł Kukiz, 8 gennaio 2019, ore 20:00

Paweł Kukiz e Luigi Di Maio

E due post dopo:

Una fotina della riunione di ieri a Bruxelles, pubblicata dal vicepremier italiano Luigi Di Maio. Con il Movimento 5 Stelle dialoghiamo da molte settimane e ora ai colloqui si sono aggiunti i rappresentanti delle scelte antisistema dalla Croazia e dalla Finlandia. Sono in programma colloqui con i Gilet Gialli. Tutto comunque è nella descrizione della foto 🙂

Paweł Kukiz, 9 gennaio 2019, ore 11:29

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Ieri sono stato a Bruxelles per incontrare alcune delle forze politiche con cui stiamo lavorando al gruppo europeo di cui farà parte il MoVimento 5 Stelle. Li vedete nella foto. Siamo io, il polacco Pawel Kukiz, il croato Ivan Sincic e la finlandese Karolina Kahonen. Sono leader di movimenti che nei loro Paesi sono alternativi a quelli tradizionali, sono nati da poco e sono giovani, ma hanno un consenso sempre maggiore. Sono le energie più fresche e belle dell'Europa. Su alcune cose non la pensiamo allo stesso modo, ma stiamo preparando un manifesto comune la cui stella polare sarà la democrazia diretta. Il nostro sogno è un'Europa con più diritti sociali, più innovazione e meno privilegi. Un'Europa che mette al primo posto i bisogni dei cittadini. Nei prossimi giorni incontrerò alcuni rappresentanti dei gilet gialli, se leggete le loro rivendicazioni, sono le nostre, speriamo si presentino alle europee. Oggi sul Fatto Quotidiano trovate una mia lunga intervista in cui racconto queste cose. Buona giornata! 🇮🇹🇵🇱🇭🇷🇫🇮💪🏻😀

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Di Maio sottolinea che si tratta di movimenti alternativi a quelli tradizionali e il fatto che siano nati da poco. Si noti la divergenza rispetto a Matteo Salvini che in Polonia cerca invece intese con il partito di destra sociale PiS fondato nel 2001 e nuovamente al governo. Di Maio è conscio delle divergenze su molti aspetti, ma vede come minimo comun denominatore la democrazia diretta. In Italia gran parte della stampa ha definito Kukiz un “estremista di destra”; è emblematico Alberto D’Argenio su La Repubblica del 10 gennaio 2019, p. 10. C’è chi ha alluso al fatto che il simbolo del comitato elettorale – la K iniziale di Kukiz che diventa una “X”, come il segno da apporre durante il voto – sarebbe una svastica; ciò quindi confermerebbe che il personaggio sarebbe un pericolosissimo neonazista.

Kukiz, scandalosamente punk

Nato nel 1963, con un nonno e altri quattro parenti uccisi dai nazisti ad Auschwitz, mentre sua madre cantava nell’operetta di Varsavia, Paweł Piotr Kukiz si avvicinò al rock a 17 anni dopo aver ascoltato Smoke on the Water dei Deep Purple. Nel 1984 fondò il gruppo punk/rock Piersi (traducibile con “petti”, “seni”, “tette”). Nel 1992 fece scalpore la loro canzone “ZChN zbliża się”, “ZChN si avvicina”; ZChN era la sigla dell’Unione Cristiano Nazionale, formazione politica che stava per fare un accordo di governo. Sulla melodia di un canto liturgico, la canzone descriveva un prete ubriaco che faceva un incidente in auto. Fu accolta con entusiasmo anticlericale. Ma Kukiz, anche per salvarsi dai processi per l’offesa ai sentimenti religiosi che poteva costargli due anni di carcere, disse che il testo glielo avrebbe scritto il demonio, rivendicando invece il personale radicamento nella vera fede.

un giovane Paweł Kukiz cantante punk ora politico in Polonia

Sempre dalla parte dei contestatori

La band da lui guidata ha continuato ad occuparsi con ironia di temi sociali, ponendosi sempre dalla parte dei contestatori. Se negli anni ’80 cantava contro il socialismo reale della Repubblica Popolare Polacca, ha avuto posizioni critiche anche verso il nuovo regime politico affermatosi negli anni ’90, attaccando sia la destra, sia la sinistra post-comunista. Il percorso artistico di Kukiz non è troppo lineare. Più che i politici, pare che il suo obiettivo fosse scandalizzare prendendo di mira i costumi e le abitudini e i ruoli sociali, dai ruoli di coppia all’impotenza delle forze dell’ordine, dall’americanizzazione della musica agli uomini di affari e alle tifoserie calcistiche. Ecco alcuni versi emblematici della sua canzone Policja, anno 2000:

Dimmi perché qui c’è la polizia. Vanno al lavoro, per avere un lavoro stabile. Che se ne stiano seduti a casa a giocare con il bastone.

Oltre a ciò, non ha mai nascosto i suoi problemi con l’alcool, riuscendo a vincere la dipendenza.

I primi passi di Kukiz in politica

Nel 2005 il cantante ha iniziato a impegnarsi più direttamente nello scontro politico, diventando membro commissione onoraria a favore di Donald Tusk – attuale presidente del consiglio europeo – allora cofondatore e leader di Platforma Obywatelska (PO, Piattaforma civica, centrodestra aderente al Partito Popolare Europeo). Tusk perse le presidenziali contro il gemello Lech Kaczyński (PiS, destra sociale aderente all’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei), che poi morì nella catastrofe dell’aereo presidenziale del 2010 a Smoleńsk. Nel 2006 Kukiz sostenne alle amministrative Hanna Gronkiewicz-Waltz, che divenne sindaco di Varsavia per Piattaforma Civica, rieletta anche al secondo mandato.

Ma nel 2010 il cantante punk decise di cambiare. Il suo sostegno andò a Marek Jurek, ex esponente dell’Unione Cristiano Nazionale sbeffeggiata da Kukiz in quella sua vecchia canzone. Jurek tra il 2005 e il 2007 fu presidente (Marszałek) della camera bassa (Sejm) del parlamento polacco con i voti del PiS; alle presidenziali del 2010 si presentò come indipendente, raccogliendo l’1% dei voti.

Kukiz da allora ha iniziato a impegnarsi anche nei movimenti anti-aborto e contro l’EuroPride delle minoranze sessuali tenutosi nel 2010 a Varsavia; al contempo era nel comitato organizzativo della Marcia dell’Indipendenza polacca dell’11 novembre, che vede molte organizzazioni nazionalistiche commemorare ogni anno la libertà conquistata nel 1918, dopo le spartizioni subite dall’impero austro-ungarico, da quello russo e dalla Prussia.

Kukiz da eletto

Nel 2014, da indipendente, Kukiz è stato eletto consigliere della regione della Bassa Slesia; commentatore radicale della realtà politica, nel maggio 2015 si ebbe il suo exploit alle presidenziali polacche dove ottenne il terzo posto con il 20,8% dei voti. Oltre tre milioni, quasi tutti under 30, dove risultava il più votato; studenti, operai e disoccupati erano dalla sua parte. Eppure nello stesso anno gli elettori ai referendum anti-partitocrazia, da lui fortemente voluti per porre fine al finanziamento pubblico ai partiti, non raggiunsero non solo il quorum, ma neppure l’8% dei votanti.

Alle politiche dell’ottobre 2015 il suo comitato elettorale Kukiz’15 scese all’8,8%; riuscì comunque ad arrivare terzo e a eleggere 42 deputati su 460. Nelle sue liste imbarcò candidati di varia estrazione: il rapper Liroy, ma anche il conservatore anticomunista Kornel Morawiecki, Jacek Wilk del movimento di Janusz Korwin-Mikke, Robert Winnicki del Movimento Nazionale, ma pure esponenti di gruppi per la democrazia diretta e le libertà digitali (es. Partito Pirata), sindacalisti e persino l’economista Paweł Kobyliński, passato presto al raggruppamento di centro liberista Nowoczesna (“Moderna”) alleato con Piattaforma Civica.

Dei 42 eletti, dopo 4 anni ne sono rimasti con Kukiz solo 26; formalmente all’opposizione, su molti temi non disdegna di votare come la maggioranza PiS al governo. Oggi i sondaggi lo danno piuttosto stabile tra il 5% e il 9% in vista delle elezioni europee e di quelle politiche in autunno.

Elezioni Polonia, il candidato Pawel Kukiz

Kukiz e la lotta all’oligarchia partitocratica

La parola d’ordine di Kukiz è antipartitocrazia. I partiti avrebbero creato un’oligarchia politica parassitaria, corrotta e inetta che ha fatto scappare i polacchi all’estero e, alimentando scontri interni, avrebbero fatto entrare capitali stranieri, dimenticando che il bene superiore appartiene alla Nazione, e non a fazioni esterne o interne.

Pertanto i partiti non devono essere finanziati con soldi pubblici. La ricetta da lui proposta per questo cambiamento morale e generazionale è la legge elettorale uninominale: persone candidate, non partiti. Il modello di riferimento in questo senso è quello inglese, ma per altri aspetti invoca un rafforzamento del semi-presidenzialismo, il decentramento dei ministeri fuori Varsavia per smembrare l’élite politica e la democrazia diretta su modello svizzero, con referendum senza quorum.

Sicurezza e Politica Estera

Vuole inoltre snellire la giustizia, con la reintroduzione dei giudici di pace per cause di lieve entità, pure processi che si svolgano ininterrottamente sino alla sentenza, da pubblicarsi online; si dovrebbe diventare giudice al termine della carriera legale, distinguendo nettamente questo ruolo da altri e consentendo a tutti di conoscere redditi e proprietà del giudice. Intende decentrare la polizia su base provinciale, facendo eleggere i comandanti dai cittadini; chiede una riorganizzazione dell’esercito, a partire dalle forze di difesa territoriale.

Per la politica estera invoca la priorità della ragion di stato su interessi stranieri, sostenendo gli imprenditori polacchi contro le regolamentazioni europee considerate restrittive della libertà economica. Per questa battaglia cerca alleati, guardando soprattutto alla Gran Bretagna, alla Svezia e all’Olanda.

Gli altri punti nel programma di Kukiz

In ambito fiscale, abolirebbe il corrispondente delle nostre IRPEF e IRES da sostituirsi con una tassa dell’1% sulle entrate delle imprese, liberalizzando le attività commerciali e privatizzando vari enti pubblici considerati al servizio delle oligarchie anziché del bene comune. Riguardo la spesa pubblica, innanzitutto chiede trasparenza per ogni soldo speso dallo Stato, riducendo gli sprechi e facendo pagare molte più tasse alle multinazionali; inoltre chiede l’obbligo di pareggio di bilancio, sia a livello centrale, sia di amministrazione pubblica. Azzererebbe l’IVA per alcuni prodotti come medicine, vestiti per bambini, trasporto pubblico e stampa.

Vuole vietare gli OGM ma è contrario al pacchetto sul clima dell’UE; esso infatti obbligherebbe la Polonia a convertire le centrali a carbone in centrali a gas. Non vuole l’euro, ma intende restare nell’Unione Europea. Dei temi etici, nel programma del 2015 neanche l’ombra. Tra le tante dichiarazioni, è vero, Kukiz si è detto contrario alle adozioni alle coppie omosessuali; del resto, la pensa come lui la stragrande maggioranza dei polacchi.

Kukiz, antipartitocratico di centrodestra

Certamente quella di Kukiz può considerarsi una formazione populista e antipartitocratica di centrodestra. Anche perché, a differenza del movimento “radicale” di Janusz Palikot (una sorta di Pannella polacco) che nel 2010 raggiunse il 10% e 40 deputati al Sejm, Kukiz non condivide le istanze LGBT, anticlericali e pro-aborto. Eppure proprio il movimento di Kukiz vuole la legalizzazione della marijuana e ha portato all’approvazione di una legge sulla cannabis terapeutica; la proposta dei deputati di Kukiz andava oltre e avrebbe consentito ai pazienti la coltivazione per uso personale.

Kukiz è differente rispetto alla destra falangista del Ruch Narodowy (Movimento Nazionale), della Confederazione della Polonia Indipendente – Campo patriottico di Adam Słomka (KNP-OP), del comitato elettorale di Grzegorz BraunDio ti benedica!”. Così come ha un’identità (seppur liquida e non strutturata in un partito) ben distinta rispetto a Janusz Korwin-Mikke, eccentrico paleoconservatore monarchico e liberista, nonostante alcune alleanze tattiche e il successo che entrambi ottengono nell’elettorato giovane. Nella pagina di Kukiz nessun riferimento al fascismo; in compenso si trovano citazioni di Margaret Thatcher e di Alexis de Tocqueville.

Kukiz con il M5S al parlamento europeo?

Tornando alla possibile “alleanza” con Di Maio, appare evidente che il gruppo al parlamento europeo del Movimento 5 Stelle, l’EFDD (Europa della Libertà e della Democrazia Diretta), in seguito alla Brexit sarà privo dell’altro partito cofondatore, l’UKIP di Nigel Farage. Si consideri che per costituire un gruppo occorrono 25 eurodeputati provenienti da almeno 7 stati membri. Inoltre, come si è visto con i voti di M5S e UKIP discordi più della metà delle volte, il gruppo è di natura più “tecnica” che non politica; garantisce effettiva libertà di voto e si ritrova unito solo da generiche istanze anticasta e di democrazia diretta.

Guardandolo dalla prospettiva di Kukiz, che nel 2014 non si era presentato, l’EFDD può essere il naturale sbocco per un movimento come il suo. Al di là delle prese di posizione su singoli temi, il suo cavallo di battaglia è la lotta alla partitocrazia. Quindi non è irrealistico vederlo nell’EFDD. Sempre che superi lo sbarramento del 5%.

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ultima modifica: venerdì, 11 Gennaio 2019