Archiviazione o assoluzione: differenza e come vengono notificate

Pubblicato il 17 Gennaio 2019 alle 13:21 Autore: Claudio Garau

Cosa si intende per archiviazione e assoluzione. Quali sono le differenze tra i due istituti e in che modo opera la notifica.

Archiviazione o assoluzione differenza e come vengono notificate
Archiviazione o assoluzione: differenza e come vengono notificate

Nel linguaggio giudiziario, che spesso sentiamo utilizzato anche da coloro che non sono effettivamente operatori del settore, ci sono termini che non sempre vengono distinti a priori e su cui non è fatta sufficiente chiarezza. Tra questi, meritano di essere citati “archiviazione” e “assoluzione“; vediamo di seguito cosa intende la legge con essi e perché è necessario tenerli ben distinti.

Archiviazione: che cos’è e qual è la finalità

Anzitutto occorre premettere che l’archiviazione precede sempre, dal punto di vista temporale, l’eventuale assoluzione. Ciò perché, in base alle norme contenute nel codice di procedura penale, esso è un istituto che si colloca al di fuori del processo vero e proprio. La figura che chiederà la cosiddetta archiviazione sarà il PM (il magistrato che rappresenta la pubblica accusa); prima però – attraverso le forze dell’ordine – dovrà far iniziare le cosiddette indagini preliminari. Esse cominceranno quando una notizia di reato (raccolta da polizia giudiziaria o da un cittadino) viene iscritta nel registro degli indagati. Tali indagini avranno una durata massima di sei mesi, prorogabili fino a diciotto, ed avranno la finalità di far capire al PM se è disponibile sufficiente materiale per sostenere un’accusa in processo.

Il PM sarà quindi chiamato a decidere sulla posizione dell’indagato: se avrà elementi per sostenere un’accusa in giudizio, chiederà il rinvio a giudizio; altrimenti farà richiesta di archiviazione al giudice competente. L’archiviazione è pertanto un decreto di un altro magistrato, cioè un provvedimento finalizzato a scagionare l’indagato da ogni accusa.

Assoluzione: che cos’è qual è la finalità

L’assoluzione sortisce in pratica lo stesso effetto dell’archiviazione; se ne differenzia in quanto è una sentenza ed è emessa al termine di un processo penale ordinario. Ha la finalità di scagionare l’imputato, laddove la sua colpevolezza non sia provata (dal PM) al di là di ogni ragionevole dubbio. Per ottenerla però, l’imputato dovrà attendere – in ogni caso – il termine dell’iter processuale.

Assoluzione e archiviazione: quali sono le differenze

In sintesi, è piuttosto chiaro che la finalità dei due istituti è simile; ciò che cambia è il provvedimento che le dispone (decreto nel caso dell’archiviazione, e sentenza nel caso dell’assoluzione). Inoltre la sentenza di assoluzione può esser impugnata dal PM, anche in appello; contro l’archiviazione, vale soltanto l’eventuale ricorso alla Corte di Cassazione, per i tassativi motivi previsti dalla legge. Non meno importante questo dato: l’assoluzione è una sentenza e, in quanto tale, fa stato tra le parti: ne consegue che è vietato intraprendere, contro la stessa persona e per lo stesso reato, un nuovo procedimento penale; circa l’archiviazione invece, in caso di ritrovamento di nuovi elementi o indizi a carico dell’indagato, non sono vietate future nuove indagini.

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Archiviazione e assoluzione: come avvengono le notifiche

Il codice di procedura penale prevede che il provvedimento che dispone l’archiviazione deve essere notificato alla persona indagata, soltanto nel caso in cui nel corso del procedimento sia stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare (ai fini dell’eventuale richiesta di riparazione per ingiusta detenzione). Al di fuori di questa ipotesi nessun obbligo di notifica all’indagato è imposto dalla legge.

Invece, la sentenza di assoluzione segue la fase del deposito in cancelleria dopo la pubblicazione; l’avviso di deposito sarà poi notificato alle parti, cui spetta il diritto di impugnazione.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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