Busta paga marzo 2019: data cedolino e addizionali, chi perde

Pubblicato il 30 Marzo 2019 alle 07:01 Autore: Guglielmo Sano

Busta paga marzo 2019: brutta sorpresa per gli statali che dovrebbero trovare uno stipendio – anche molto – inferiore a quello dei mesi precedenti

Busta paga marzo 2019: data cedolino e addizionali, chi perde
Busta paga marzo 2019: data cedolino e addizionali, chi perde

Data accredito stipendio a marzo


Lo stipendio dei dipendenti pubblici è visibile già da venerdì 1 marzo nell’apposita area sul portale NoiPa. Come si consueto, basta accedere sul proprio account e poi fare ingresso al Self Service e da qui alla sezione “Consultazione Pagamenti”; quindi, andrà selezionato mese e anno di interesse per conoscerne l’importo. Tuttavia, il caricamento del cedolino avverrà tra qualche giorno.

Busta paga marzo 2019: le scadenze di questo mese

Per quanto riguarda lo scadenziario dei pagamenti di marzo, si comincia lunedì 18 marzo con l’emissione speciali per supplenti brevi e saltuari. Il giorno di esigibilità dello stipendio è fissata a martedì 26 marzo. La rata ordinaria sarà accreditata, invece, venerdì 22 visto che il 23 marzo cade di sabato.

Detto ciò, brutta sorpresa per gli statali che dovrebbero trovare uno stipendio – anche molto – inferiore a quello dei mesi precedenti. È l’effetto delle trattenute relative alle addizionali regionali e comunali. Queste sono una quota aggiuntiva di imposte – incide sullo stipendio netto – che vanno calcolate sull’imponibile Irpef; d’altra parte, tale quota varia a seconda del comune e della regione di residenza. Le addizionali Irpef sono applicate nell’anno successivo a quello in questione in nove rate (da marzo, appunto, fino a novembre).

Busta paga marzo 2019: come cambiano le aliquote

Come si diceva le addizionali variano a seconda della residenza; in alcune regione, d’altro canto, è prevista un’aliquota unica. Per esempio, in Abruzzo è prevista l’applicazione di un’aliquota unica dell’1,73%. Stessa cosa in Calabria, Campania (2,03%), Sardegna (1,23%), Sicilia (1,23%), Valle D’Aosta (1,23%) e Veneto (1,23%). Anche a Trento e Bolzano aliquota unica dell 1,23%.

In Basilicata – 5 le fasce di applicazione: fino a 15mila euro la più bassa, oltre 75mila euro la più alta – le aliquote sono tre: dell’1,23% per le prime tre fasce (fino a 55mila euro), dell’1,73% fino a 75mila euro, del 2,33% oltre i 75mila euro. Quasi uguali le percentuali applicate in Puglia, Toscana e Umbria. Le aliquote in Emilia Romagna, poste le stesse fasce, sono dell’1,33%, dell’1,93%, del 2,03% e del 2,33%. In Friuli Venezia Giulia sono solo due (0,70% per la prima fascia, 1, 23% per le altre 4). In Lazio le aliquote sono dell’1,73%, del 2,73%, del 2,93%, del 3,23% e, infine, del 3,33%. Leggermente più basse in Liguria (1,23%, 1,81%, 2,31%, 2,32%, 2,33%). In Lombardia si va dell’1,23% all’1,74%, più o meno simili le aliquote delle Marche. Molise: si passa dall’1,73% al 2,33%. In Piemonte si parte dall’1,62% e si arriva al 3,33%.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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