14/03/2019

Via della Seta Italia-Cina: cos’è e che ruolo ha il governo italiano

autore: Emilia Missione
Via della seta

Via della Seta Italia-Cina: cos’è e che ruolo ha il governo italiano. Novecento miliardi di dollari, 65 paesi, un’unica rete infrastrutturale in grado di mettere in collegamento la Cina e l’Europa.

È l’ambizioso progetto One Belt, One Road, meglio conosciuto come nuova Via della Seta. Il piano prevede la costruzione di due direttrici: una terrestre, l’altra marittima. La prima, attraversando l’Asia, la Turchia e la Russia, arriverà fino a Venezia. Lì si ricongiungerà alla seconda direttrice, quella marittima, che dal mar Adriatico, attraverso il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, tornerà nei porti cinesi.

Un progetto imponente, quello della nuova Via della Seta, che negli ultimi giorni ha sollevato non poche polemiche nel nostro Paese. La prossima settimana, infatti, arriverà a Roma il presidente cinese Xi Jinping e il governo italiano dovrebbe firmare il memorandum d’Intesa tra i due paesi. In questo modo l’Italia diventerebbe formalmente il primo paese del G7 ad appoggiare la costruzione della nuova Via della Seta. Una scelta a cui tanto gli Stati Uniti quanto l’Unione Europea guardano con sospetto.

Oltre Marco Polo, come sarà la nuova Via della Seta

Annunciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping, il progetto di una Via della Seta 2.0 porta con sé numeri così imponenti, da ridisegnare gli assetti commerciali mondiali.

Con i suoi 900 miliardi di dollari di investimento, il piano punta alla creazione di una rete infrastrutturale tra 65 paesi lungo la rotta euroasiatica. Il che, tradotto in numeri, significherà far comunicare in un unico sistema il 75% delle riserve energetiche, il 62% della popolazione e, soprattutto, il 30% del Pil globale.

Cina ed Europa risulteranno più vicine grazie a due direttrici principali, una via terra l’altra via mare, suddivise al loro interno in diversi corridoi. In particolare, i collegamenti terrestri e ferroviari dovrebbero attraversare tutta l’Asia Centrale, fino a Teheran. Da qui, passando attraverso Istanbul, la nuova Via della Seta continuerà verso Mosca per poi puntare al cuore dell’Europa, fino a Venezia. Lungo l’asse marittimo, invece, le merci viaggerebbero da e per i porti cinesi attraversando l’oceano Indiano e il mar Rosso. Dalle acque di fronte le coste africane risalirebbero verso il Mediterraneo, dove un ruolo chiave potrebbe essere giocato dai porti di Trieste e Genova.

La nuova Via della Seta, l’intesa tra Xi Jinping e il governo italiano

Avallato già dai precedenti governi, il progetto della nuova Via della Seta è tornato alla ribalta nel nostro Paese proprio nelle ultime settimane.

Con la visita del presidente cinese, dal 21 al 23 marzo, dall’Italia ci si aspetta la firma del memorandum d’intesa sulla “Belt and Road Initiative“. Obiettivo dell’accordo è avviare una proficua collaborazione tra Cina e Italia per aumentare il volume degli scambi commerciali. Scambi che, ad oggi, superano la soglia dei 50 miliardi di dollari l’anno. Del resto, a partire dal 2000, la Cina ha via via consolidato gli investimenti verso il nostro Paese. Con oltre 13 miliardi di euro, l’Italia è il terzo Paese destinatario di risorse cinesi, dopo Gran Bretagna e Germania.

Aumentare il flusso degli scambi, attraverso un sistema di infrastrutture comuni, potrebbe giovare all’economia italiana. Soprattutto alle tante aziende specializzate nel Made in Italy che guardano con interesse al mercato delle esportazioni verso l’Asia.

La nuova Via della Seta: i sospetti di Ue ed Usa

Che il progetto cinese abbia in sé il potenziale per ridefinire gli assetti geopolitici globali è chiaro tanto in Europa quanto negli Stati Uniti. Tuttavia, almeno da Bruxelles, fanno sapere che al momento non c’è preoccupazione riguardo al caso italiano.

La Commissione europea ha sottolineato che “Gli Stati membri non possono negoziare accordi in contraddizione con le norme europee”. E ha poi aggiunto: “Valuteremo il protocollo tra Italia e Cina esattamente come abbiamo valutato tutti gli altri memorandum firmati dagli stati europei”. In Europa, infatti, sono già 13 i Paesi che hanno siglato accordi con Pechino. Ma l’Italia è il primo paese del G7 a compiere questo passo. Un dettaglio che impensierisce, e non poco, gli Stati Uniti.

La mediazione del Colle, via il 5G

Per rasserenare gli animi, il memorandum sulla Via della Seta è andato via via assottigliandosi nelle ultime ore. Dopo l’incontro di ieri al Quirinale l’esecutivo ha eliminato e rinviato alcuni dei punti più delicati dell’accordo. Primo fra tutti quello legato all’ingresso di partner cinesi nella costruzione della rete 5G. Una questione che tira in ballo il ruolo di Huawei, la sicurezza nazionale e i difficili rapporti tra Cina e Stati Uniti.  

La prossima settimana, quando atterrerà a Roma, Xi Jinping dovrà accontentarsi di un accordo molto meno stringente, alleggerito di alcuni dei protocolli cruciali del progetto. Sulla nuova via della Seta, prudenza resta la parola d’ordine a Palazzo Chigi. A confermarlo questa mattina è stato lo stesso vicepremier Matteo Salvini. “Se ci sarà il solo lontanissimo dubbio che certe acquisizioni possano mettere in difficoltà la sicurezza nazionale, dirò un secco no“, ha assicurato.

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Autore: Emilia Missione

Giornalista professionista, classe '90. Ho lavorato a SkyTg24 e come public affairs consultant. Amo la politica, le parole e le gonne di tulle. Ma non in questo ordine.
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