08/03/2019

Xi Jinping a marzo in Italia, i temi del meeting. Roma nelle Vie della Seta?

autore: Michele Mastandrea
Xi Jinping a marzo in Italia, i temi del meeting. Roma nelle Vie della Seta?
Xi Jinping a marzo in Italia, i temi del meeting. Roma nelle Vie della Seta?

Dal 21 al 24 marzo il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping sbarcherà in Italia per una visita ufficiale. Al centro dei discorsi con il nostro governo sarà un tema decisamente scottante. Vale a dire, la partecipazione italiana al progetto delle Nuove Vie della Seta. Promosso da Pechino a partire dal 2013, si tratta di un gigantesco piano di connettività infrastrutturale in ambito energetico, commerciale, tecnologico. Le cui conseguenze potrebbero riscrivere i rapporti di forza transnazionali, minacciando la decennale supremazia americana. E affermando ulteriormente la crescita globale dell’influenza cinese.

L’adesione italiana alle Vie della Seta (note anche come Belt and Road Initiative) potrebbe avvenire tramite la firma di un Memorandum di Intesa con la Cina, come riportato dal Financial Times. Il paese guidato da Xi Jinping, va ricordato, ha notevoli partecipazioni già al giorno d’oggi in aziende rilevanti dell’economia italiana. Terna, Enel ed Autostrade su tutte. Roma, a sua volta, ha già in corso notevoli relazioni con Pechino. L’Italia è stata infatti tra i membri fondatori dell’Aiib, l’Asian Infrastructure Investment Bank, l’istituzione finanziaria destinata a supportare i progetti di sviluppo di connettività cinese. Le Vie della Seta sono viste dall’attuale governo come un importante possibilità di promozione del made in Italy nel mercato cinese, uno dei più rilevanti nel presente e nel futuro.

Xi Jinping in Italia: il ruolo strategico dei porti italiani

Xi Jinping in Italia visiterà altre aree del paese oltre alla capitale Roma, dove inconterà il presidente Mattarella e il premier Conte. Secondo numerose indiscrezioni infatti si recherà anche a Palermo, capoluogo di quella Sicilia “portaerei del Mediterraneo” la quale potrebbe anch’essa rivestire un ruolo strategico nelle rotte commerciali disegnate da Pechino. I porti sud-europei, come quello del Pireo già posseduto da una compagnia cinese, sono infatti immaginati come terminali finali delle rotte della Via della Seta marittima. Questa è parte integrante della rivoluzione logistica proposta dalla Cina agli stati asiatici, africani ed europei al fine di velocizzare i commerci e la connettività globale.

L’Italia può svolgere un ruolo importante in questa costruzione di connessioni infrastrutturali, e Pechino lo sa bene. Non a caso la Cina è interessata alle opportunità offerte da porti come quelli di Gioia Tauro, Ravenna, Venezia, Trieste. Come avevamo già scritto, dietro questa intensificata relazione tra Italia e Cina c’è il lavoro del sottosegretario Michele Geraci. Proprio il porto di Trieste è stato definito da Geraci come terminale conclusivo ideale europeo della BRI, dati i suoi collegamenti con l’area mitteleuropea. Recentemente l’Autorità portuale di Venezia ha siglato accordi commerciali con il porto del Pireo, una delle principali basi commerciali cinesi in Europa per traffico merci.

Xi Jinping in Italia: Roma nelle Vie della Seta? I dubbi di Usa ed Unione Europea

Ma non è un piano liscio. Infatti, la possibilità che l’Italia diventi il primo paese europeo ad entrare ufficialmente nella Belt and Road Initiative sta suscitando polemiche. In particolare in ambito atlantico. Gli Usa infatti, impegnati da mesi in una dura contrapposizione commerciale e tecnologica con la Cina, sono tutt’altro che entusiasti dell’ipotesi. Ad esempio, l’idea che l’Italia possa sviluppare insieme alla Cina le infrastrutture necessarie alla rete 5G, strategiche per innovazioni tecnologiche come “l’internet delle cose”, non va a genio a Washington. Il caso Huawei riflette proprio questi dubbi da parte statunitense, all’origine anche dei conflitti commerciali. Xi Jinping il 27 marzo sarà ospite di Trump a Mar-A-Lago proprio per un incontro sul tema dei dazi.

Ma anche l’Unione Europea è sulla stessa linea. In particolare la Germania, che spinge sempre più per regolamentare in maniera stringente i rapporti commerciali, economici e di conseguenza geopolitici con il gigante asiatico. Proprio temi come porti e infrastrutture tecnologiche erano inseriti all’interno di una proposta di legge comunitaria sulla “golden power europea”. Questa mirava a sottoporre i movimenti intorno agli asset considerati strategici ad una profonda supervisione da parte delle autorità europee. Obiettivo, evitare il controllo da parte di Pechino di ambiti giudicati fondamentali per la sicurezza e l’autonomia politica dell’Unione.

L’Italia, che inizialmente era stata capofila nel disegno di legge, si è poi ritirata in seguito alla salita al governo di Lega e Cinquestelle. Una prima avvisaglia di quella che è un’attenzione italiana alle possibilità di investimenti cinesi assolutamente non comparabile con i precedenti esecutivi. Al punto tale di poter mettere a rischio anche la tradizionale collocazione internazionale del paese? Lo vedremo quando Xi Jinping sbarcherà nel nostro paese.

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Autore: Michele Mastandrea

Nato nel 1988, vive a Bologna. Laureato in Relazioni Internazionali all'università felsinea, su Termometro Politico scrive di politica estera ed economia.
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