Pubblicato il 29/04/2019

Matteo Berrettini: l’italiano che gioca all’americana

autore: Cesare Fabrizi
Matteo Berrettini l'italiano che gioca all'americana
Matteo Berrettini: l’italiano che gioca all’americana

Matteo Berrettini, tennista romano classe 1996, ha ieri trionfato nel torneo di Budapest, raggiungendo la posizione numero 37 del ranking. Andiamo a scoprire una delle più luminose promesse del tennis italiano.

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Tennis: il torneo del romano

Il romano ha disputato un grande torneo in Ungheria. Ha battuto facilmente per 6-4 6-4 l’esperto kazako Kukushkin al primo turno. Nel secondo ha prima vinto soffrendo al tie-break il primo set e poi dilagato nel secondo contro lo sloveno Bedene. Nei quarti di finale ha regolato al terzo set lo specialista della superficie Pablo Cuevas, e in semifinale ha dominato contro la testa di serie numero 5 e vincitore quest’anno del 500 di Rio de Janeiro Laslo Djere per 6-4 6-2.

La finale contro Filip Krajinovic, finalista due anni fa nel Masters 1000 di Parigi Bercy, è stata all’inizio complicata. Il serbo ha giocato il primo set con grande accortezza, senza prendersi troppi rischi e riuscendo a far muovere Berrettini e a farlo giocare spesso dalla parte del rovescio, suo colpo debole, aggiudicandosi il primo set per 6-4. Nel secondo set c’è stata la reazione dell’italiano sommata a un calo del tennista serbo. Risultato è un 6-3 per l’azzurro. Nel terzo set non c’è storia: Berrettini sale in cattedra e vince per 6-1, aggiudicandosi il secondo titolo ATP della carriera.

Tennis: le caratteristiche di Berrettini

L’italiano è un tennista particolare. Alto 1.96 metri e ben strutturato fisicamente, è grazie a questa sua conformazione che egli è quello che in Italia è più vicino a un Big server. Il suo servizio infatti è un colpo devastante, con cui il romano inizia il gioco e che supera spesso i 220 kilometri all’ora, e che gli procura anche diversi punti diretti. Il dritto è anch’esso un colpo molto potente e affidabile, con cui Berrettini trova molti vincenti. Il fondamentale meno forte è senza dubbio il rovescio, con cui fatica a trovare profondità.

Nonostante queste caratteristiche, tipiche dei tennisti nordamericani, i quali si esprimono molto bene sul cemento e sull’erba, Berrettini invece ha nella terra rossa la sua superficie prediletta, mentre ancora fatica su tutte le altre. Questo per via della sua capacità di variare il gioco col back di rovescio e per la sua abiltà con la palla corta.

Ma proprio per la sua struttura fisica e per le sue caratteristiche tecniche il romano può e deve giocare meglio sul veloce, anche perché a rete se la cava piuttosto bene. Ha uno stile di gioco che coniuga la potenza di giocatori nordamericani come Querrey, Raonic, Sock e Isner all’abilità manuale e di variare le palle proposte all’avversario tipica della scuola italiana. Questo lo rende un tennista che potenzialmente può giocare bene su tutte le superfici e che, grazie al suo schema prediletto, servizio e dritto, può giocare ad alti livelli anche laddove trova storicamente più difficoltà, ovvero sul veloce.

Berrettini ha colpi e testa da grande giocatore ed è un tennista in piena ascesa. Non deve porsi limiti e cercare di migliorare sotto alcuni aspetti del propriogioco. Intanto questa settimana disputerà il torneo di Monaco di Baviera alla ricerca di altri punti per avvicinare un posto da testa di serie al Roland Garros, dove difende un terzo turno. In tabellone ci sono tennisti temibili come Alexander Zverev, numero 3 del mondo, che però è in piena crisi, oltre ai connazionali Sonego, Seppi e Cecchinato.


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