Pubblicato il 23/05/2019 Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2019 alle 12:54

Insultare una persona senza parolacce è reato? L’ingiuria

autore: Claudio Garau
Insultare una persona senza parolacce è reato L'ingiuria
Insultare una persona senza parolacce è reato? L’ingiuria

Inveire e scagliarsi contro una o più persone con parole violente ed aspre, non è certo raro oggigiorno. Parliamo di seguito della cosiddetta ingiuria e vediamo se, in base alla normativa attuale, insultare una persona è considerabile reato oppure no.

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Insultare una persona con ingiurie: di che si tratta? qual è l’assetto normativo attuale?

Attaccare verbalmente una persona, con parole forti, è certamente un illecito: la legge parla di offesa recata all’onore e al decoro di una persona presente quando viene proferita la frase. Essa è la cosiddetta ingiuria che, in sostanza, differisce dalla diffamazione perché quest’ultima si verifica laddove l’autore dell’illecito vuole danneggiare la reputazione di una persona non presente, parlandone con più individui. L’illecito in oggetto, ovvero l’insultare una persona presente, ha sempre trovato la sua fonte normativa nel codice penale, ma va sottolineato che, in virtù della depenalizzazione operata con decreto legislativo di qualche anno fa, oggi tale illecito potrà essere punito esclusivamente in sede civile, e non più anche in sede penale. Ne consegue che, attualmente, la vittima dell’ingiuria potrà trovare tutela soltanto attraverso l‘attivazione di una causa civile nei confronti dell’autore dell’illecito, al fine di domandare al giudice ed ottenere una forma di risarcimento e una multa (da pagarsi alle casse dello Stato). Insomma ci sarà un ristoro per la vittima dell’ingiuria, ma la fedina penale dell’autore delle frasi si manterrà pulita.

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Inveire contro qualcuno senza parolacce comporta conseguenze?

Le parolacce, vale a dire termini coloriti e volgari, utilizzati per apostrofare ed insultare qualcuno, non sempre hanno rilievo ed inquadrano un illecito civile, come quello dell’attuale ingiuria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, in alcune sentenze degli ultimi anni. Per la Suprema Corte le cosiddette parolacce assumono una valenza offensiva, e quindi idonea ad essere fonte di causa civile contro l’autore dell’ingiuria, in base al contesto in cui ci si trova. I giudici hanno pertanto fatto notare che se le parolacce sono dette nei confronti di un insegnante che fa una osservazione o di un vigile che dà una multa, esse hanno carattere di spregio, e ben possono costituire base per una causa civile. Diversamente, se le volgarità sono espresse tra persone in posizione di parità o in un contesto di gioco o scherzo, non sussistono gli estremi di una richiesta di risarcimento danni in sede civile. Si tratta infatti di contesti che non richiedono specifico rispetto tra gli individui. Sempre la Cassazione ha avuto modo di far notare che, in ambienti come quello della politica, la polemica è un tratto tipico delle discussioni e quindi stabilire se l’insulto è parolaccia (e merita quindi tutela in giudizio) oppure no, è operazione di fatto impossibile. Ciò che rileva per stabilire se un insulto è detto con parolacce oppure no è, in conclusione, un criterio di media convenzionale.

Autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità. Cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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