Causa di lavoro: tempi e testimoni falsi, come farli riconoscere

Pubblicato il 16 Maggio 2019 alle 19:29 Autore: Claudio Garau

Come funziona la causa di lavoro secondo la legge italiana, quali regole e tempi segue. La questione della testimonianza da parte del collega.

Causa di lavoro tempi e testimoni falsi, come farli riconoscere
Causa di lavoro: tempi e testimoni falsi, come farli riconoscere

Le cause di lavoro, oggigiorno, non sono certo rare. Le ipotesi per le quali un lavoratore decide di avviare una causa contro il proprio datore di lavoro possono essere davvero svariate: mancati pagamenti, casi di mobbing verticale o orizzontale ecc. La legge ha previsto una specifica procedura giudiziaria laddove si verta in materia di diritto del lavoro. Vediamo di seguito più nel dettaglio di che si tratta, soprattutto con riferimento al fattore tempo e alla questione della testimonianza da parte dei colleghi.

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Causa di lavoro: che cos’è, qual è la finalità e l’importanza del ricorso

La normativa di procedura in ambito del lavoro è considerata speciale rispetto alla normativa ordinaria. Ciò in quanto, nelle intenzioni del legislatore, la disciplina ad hoc è mirata ad una potenzialmente più veloce risoluzione delle controversie di lavoro. Infatti è ingente la mole di interessi e di bisogni immediati ed urgenti che richiedono risposte certe. Si pensi, ad esempio, alla necessità che il lavoratore ha di sapere, al più presto possibile, se può ottenere il diritto di reintegra sul posto di lavoro, attraverso provvedimento del giudice del lavoro. In via generale, va detto che il rito del lavoro è basato su pochi atti ed udienze, e termini brevissimi. Ciò proprio al fine di velocizzare i compiti degli avvocati e del giudice.

La causa di lavoro ha il suo inizio con il deposito del ricorso, completo in tutti gli elementi che l’avvocato ritiene rilevanti per il buon esito del procedimento. Dovrà, in particolare, indicare l’esatta ed effettiva descrizione dei fatti della controversia, e gli elementi di prova a sostegno. Nel ricorso sarà possibile individuare testimoni che sorreggano, innanzi al giudice, la propria tesi e domanda. Durante la prima udienza, il giudice – alla presenza della parti – verificherà la possibilità di trovare un accordo tra esse; in caso negativo, disporrà una nuova udienza, finalizzata a sentire i testimoni (di solito gli altri colleghi), indicati da lavoratore e datore di lavoro, come idonei a dimostrare i fatti oggetto di controversia. Lo scopo dei testimoni è quindi assai importante: essi in pratica fungono da prova dell’accaduto.

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La questione della testimonianza del collega

È chiaro che i testimoni/colleghi di lavoro si trovano spesso di fronte ad una situazione non piacevole: da una parte l’obbligo di render noti i fatti di causa per come sono effettivamente andati, dall’altra il rischio di “ritorsioni” da parte del datore di lavoro, in caso di dichiarazioni particolarmente lesive. Vero è che in questi casi, il collega testimone farà sempre bene a tener presente l’art. 372 del Codice Penale (“Falsa testimonianza”), che prevede pene detentive non lievi: “Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni“. Quindi è considerata falsa non soltanto la testimonianza non veritiera, ma anche quella taciuta, in tutto o in parte. Il testimone potrà trincerarsi, però, dietro a risposte evasive e generiche, dato che la prova del reato di falsa testimonianza dev’essere ben circostanziata, e pertanto spesso risulta di difficile ottenimento.

Causa di lavoro: quali tempi per una sentenza?

Se confrontiamo la tempistica delle cause di lavoro con quelle ordinarie, essa è sicuramente più contenuta. Una qualsiasi causa civile generalmente dura svariati anni, mentre – com’era nelle intenzioni del legislatore in materia – la causa del lavoro, per sue caratteristiche procedurali intrinseche, dura in media da un anno a 3 anni, per il primo grado. Come è nella prassi giudiziaria italiana, però, i tempi sono maggiori nel caso le parti proseguano la lite in appello: di solito infatti i giudici di secondo grado fissano la prima udienza dopo uno o due anni dal deposito del ricorso. Forse un intervento legislativo che riduca questi lassi di tempo, sarebbe auspicabile.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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