31/05/2019

ESCLUSIVO – intervista al portavoce di Vox, Iván Espinosa

ESCLUSIVO - intervista al portavoce di Vox, Iván Espinosa
ESCLUSIVO – intervista al portavoce di Vox, Iván Espinosa de los Monteros

È stato il partito che più ha fatto parlare di sé in Spagna negli ultimi mesi. Dopo l’avvicendamento tra Rajoy (PP) e Sánchez (PSOE) alla Moncloa, la formazione iberica di estrema destra ha attirato l’attenzione dei mezzi di comunicazione e degli spagnoli. Non c’è nessun partito che, al giorno d’oggi, genera più titoloni di Vox. Il partito fondato nel 2014 da una costola del PP è attualmente la 5a forza del Paese ed è entrata con vigore nelle Istituzioni. Ha ottenuto rappresentanza parlamentare sia a livello nazionale, sia in Europa, che a livello municipale e regionale. Attualmente, Vox naviga tra l’8 e il 12% dei consensi.

Vi proponiamo, in esclusiva, l’intervista all’attuale portavoce di Vox nel Congresso dei deputati: Iván Espinosa de los Monteros. Iván Espinosa è anche vicesegretario per le relazioni internazionali del partito e numero 3 nelle gerarchie della formazione guidata da Santiago Abascal. Dell’ormai nota triade – Santiago Abascal (presidente), Javier Ortega Smith (segretario generale) e lo stesso Espinosa -, l’attuale portavoce di Vox nel Congresso è ritenuto (da un gran numero di addetti ai lavori) come il miglior oratore della compagine.

Quest’intervista è stata rilasciata da Iván Espinosa prima delle elezioni europee del 26 maggio, pertanto non si fa cenno ai risultati dell’ultima tornata elettorale. Vox è entrato nel Parlamento Europeo con 3 rappresentanti.

Intervista a Iván Espinosa de los Monteros (Vox): l’unità e la reconquista

Ancor prima di cominciare l’intervista, Iván Espinosa de los Monteros ci tiene a rimarcare che “Vox non è un partito nazionalista. Il nazionalismo suppone un’esclusione o l’odio verso il diverso, mentre noi siamo patriottici: sentiamo amore per la nostra cultura, la nostra gente.”

E allora quando parlate del concetto di reconquista, che si rifà alla cacciata dei mori dal territorio spagnolo? Non è un termine un po’ compromettente?

No no, questo è un termine metaforico: stiamo parlando di riconquistare un Paese guidato dall’estrema sinistra per quattordici anni, prima con Zapatero e poi con lo stesso Rajoy che ha seguito quella linea culturale.

Non credete che si possa malinterpretare, in ogni caso, questo significato che voi attribuite alla riconquista?

Non ci importa. Ovvero, può essere malinterpretabile ma non ci importa.

E cos’è che Vox propone per il Paese? Quali sono i punti di partenza?

Il programma di Vox si basa su due pilastri: il primo è l’unità e la difesa della Spagna. Il secondo, la difesa delle libertà individuali di ognuno. Abbiamo visto come negli ultimi anni c’è stato un costante incremento nella vita economica, morale, e privata di ognuno. C’è uno Stato sempre più intrusivo e che ti giudica costantemente dicendo cosa è giusto o cosa è sbagliato. Uno Stato che vieta di esprimere la tua visione del mondo e della storia (la legge della memoria storica è un esempio), di andare a vedere la corrida, di sposarti, che ti obbliga a pensare in un determinato modo. Ci sono lobby fortemente sovvenzionate dal settore pubblico che incidono
notevolmente, giudicando la tua morale e la tua cultura.

Ci farebbe qualche esempio concreto di queste lobby?

Per esempio la lobby LGTBI, la lobby hembrista, e ancora quella animalista o degli antitaurinos. Tutte queste sono lobby fortemente sovvenzionate che non solo opinano – e su questo, ci mancherebbe altro, è totalmente legittimo – ma che vogliono imporre, e ci obbligano a modificare il nostro stile di vita. Io credo che molte persone siano stanche di essere chiamate “assassine!” per mangiare un panino con il prosciutto. Anche i cacciatori che svolgono un ruolo fondamentale per l’equilibrio medioambientale vengono chiamati assassini. O ancora per i tori: qui abbiamo una specie autoctona che non cresce in nessun’altra parte del mondo, e ci sono voluti centinaia di anni per arrivare a questi risultati. Poi come ti dicevo, la lobby hembrista che non è in realtà femminista: questa lobby vuole la supremazia della donna sull’uomo, non l’uguaglianza. Poi c’è il tema del separatismo catalano – anch’esso sovvenzionato e finanziato – che, secondo il tribunale supremo, ha sviluppato una vera e propria trama criminale. Ecco, tutte queste sono lobby finanziate dallo Stato che vogliono il male del Paese.


Circa la situazione catalana, credo che sia abbastanza chiaro. Rimanendo su temi legati all’agenda femminista: in Italia si è parlato molto dell’aborto grazie anche al Congresso di Verona. Anche in Spagna sembra che si stia discutendo molto di aborto e adozione. Qual è la vostra posizione?

Partiamo da questo presupposto: l’aborto non è un diritto perché suppone togliere una vita umana. Altro discorso è che sia stato accettato e legalizzato, ma per noi non si può considerare un diritto. Pensa, la prima domanda che si fa a una donna quando si rileva lo stato di gravidanza, è se è una gravidanza desiderata o meno. In questo modo, si marca già dall’inizio una via determinata per la donna: quella dell’aborto. Noi quello che vogliamo fare è offrire molte più opzioni e supporto alle donne in stato di gravidanza. Solitamente quando si comincia a offrire supporto specializzato, il numero di donne che decidono di abortire scende in maniera considerevole – che sia il bambino desiderato o meno -.

Sempre relativo a questo tema, per fare chiarezza: qual è la vostra posizione sull’aiuto da parte del Pubblico ad abortire in casi di violenza sessuale?

Partiamo dal presupposto che statisticamente è davvero poco frequente. Il trattamento che noi proponiamo è comunque praticamente lo stesso. La donna soffre un trauma che non auguro assolutamente a nessuno, però cerchiamo di non aggiungere un dramma ulteriore (l’aborto) a quello iniziale (la violenza sessuale). Se da qualcosa di così drammatico può uscire qualcosa di buono… Noi offriamo aiuto e poi la madre deciderà cosa fare, il bambino può andare anche in adozione. Ci sono tante famiglie spagnole che aspettano di poter adottare.

Quindi anche in caso di violenza sessuale, voi non lo permettereste legalmente o altresì non offrireste la possibilità di abortire attraverso il Pubblico?

Noi non mettiamo nessun medico o donna in carcere per abortire o praticare l’aborto, semplicemente non vogliamo destinare un solo euro all’aborto pubblico. Tra l’altro questo va a braccetto con la “politica della vita”. Non vogliamo che in Spagna si pratichi la cultura della morte, come in Belgio, Olanda o altri Paesi del nord. Noi puntiamo su un piano di crescita della natalità, che è fondamentale per la ripresa e il futuro del Paese.

Passiamo ad un altro argomento a cui abbiamo già accennato prima: la legge sulla memoria storica. In Andalusía, Vox ha conseguito proprio questa particolare Commissione. Quali sono le vostre proposte in merito?

Prima di tutto, l’abrogazione dell’attuale legge sulla memoria storica. È una legge liberticida perché non ti permette di scrivere in un certo modo, di pensare in un certo modo, di vedere la storia in un certo modo. Ecco, secondo la legge della memoria storica c’è solo una maniera di interpretare la storia. Noi vogliamo sostituirla con una “legge della concordia” che permetta ai cittadini di recuperare informazioni sui loro nonni e bisnonni, che fossero del fronte repubblicano o franchista, non solo repubblicano. Noi non vogliamo creare una storia con buoni e cattivi, ciò non può succedere. Non c’erano buoni o cattivi. Fu solo una storia drammatica, sanguinosa e non vogliamo che si ripeta.

Iván Espinosa: “corretta visione di Salvini su frontiere, non su incrementare deficit”

Se dovessimo segnalare dei valori fondamentali che guidano l’azione politica di Vox? In sintesi

I valori fondamentali sono l’unità e la difesa della Spagna; la difesa e la garanzia delle libertà individuali; l’incentivo alla vita, alla famiglia e alla natalità; la difesa delle tradizioni e dei costumi tipici spagnoli, con la divulgazione di questo sapere, di queste conoscenze. Ci deve essere la possibilità per i genitori di decidere in che lingua studieranno i propri figli (non si può studiare in spagnolo in Catalogna, o nei Paesi Baschi, a Mallorca, nelle Baleari); la semplificazione e l’accentramento dell’apparato burocratico; la riduzione drastica della spesa pubblica.

Siamo in tempo di elezioni europee e sappiamo con sicurezza che Vox entrerà nell’Europarlamento e che dalla manifestazione nel palazzetto dello sport di Vistalegre (Madrid) è andata tutta in discesa. Per lei qual è stata la “formula vincente” per fare questo exploit?

Beh non è che Vox sia nato oggi, questo è un lavoro lungo cinque anni, nel quale si dicono sempre le stesse cose. Per chi è dentro come me dall’inizio, è tanto tempo.

Certo, però rispetto alle ultime elezioni, in cui avete preso lo 0,2%, siete passati al 12% nelle regionali andaluse fino al 10% nelle ultime generali.

Sì, sono cambiate due cose: la gente percepisce d’altra maniera il voto utile. Credo che molte persone avevano molta voglia di votarci ma credevano che, non superando la soglia di sbarramento, sarebbe stato un voto inutile. Poi ha contribuito il voto in Andalusía, uno dei feudi socialisti e il luogo meno indicato per irrompere per un partito come Vox. Magari non tutti sono d’accordo al 100% con il programma – sarebbe impossibile – ma apprezzano quelle idee basiche che portiamo avanti da anni. Inoltre, solo Vox ha agito in maniera ferma contro i separatisti catalani: né il governo, né l’opposizione, hanno preso posizione e agito per fermare il golpe separatista. Se siamo stati così capaci di influire sulla politica nazionale senza nemmeno essere ancora presenti nel Congresso, immagina cosa potremo fare da lì dentro.

Passiamo al livello europeo. Ci sono le elezioni europee che marcano un prima e un dopo e con assoluta probabilità entrerete all’europarlamento. Iván, come segretario di relazioni internazionali del partito: sono stati già presi contatti con altri partiti europei e, in particolare, se ha avuto contatti con alcuni partiti italiani. Quali sono, insomma, i vostri alleati naturali?

Allora, partiamo dal presupposto che l’obiettivo primario di Vox è difendere gli interessi della Spagna, sia all’interno che all’estero. Detto ciò, noi abbiamo contatti con partiti di ogni dove: con Farage, con il FN di Marine Le Pen, con olandesi, rumeni, italiani, cechi… Noi crediamo che sia molto importante avere un dialogo con tutti per comprendere i problemi comuni e le differenze. Però posso affermare con certezza che il caso spagnolo è unico nel suo genere. È l’unico Paese del mondo dove si può mettere in discussione l’essenza della sua storia, dei suoi simboli. In nessun Paese al mondo si mettono in discussione i simboli della sua tradizione della sua cultura, ed è qualcosa di accettato tanto a sinistra come a destra.

Ma non qui in Spagna. E ancora: l’uguaglianza davanti alla legge di uomini e donne, della libertà di informazione ed espressione… sono valori già consolidati in altri Paesi da tutto lo spettro politico, ma non qui. In ogni caso, ci sono delle affinità con alcuni partiti europei. Per esempio ci sembra corretta la visione di Salvini di recuperare il controllo delle frontiere e la relativa difesa. Non mi sembra corretto, invece, creare ulteriore deficit.

Di Le Pen mi sembra corretta la sua posizione sull’immigrazione ma non la sua visione statalista, che sembra quasi un’economia di stampo socialista. Con i polacchi, coincidiamo sui temi di diritti civili (aborto, legge sull’uguaglianza di genere ecc.) ma divergiamo su chi è il pericolo numero uno. Per loro è la Russia, per noi sono i musulmani. Non è facile inquadrarci in nessun gruppo parlamentare preciso e alla fine staremo nel gruppo che ci permetterà più di ogni altro, di difendere gli interessi del nostro Paese.

Hai detto che il maggior pericolo è il mondo musulmano, ci spieghi meglio?

Si, il maggior pericolo esterno è l’immigrazione musulmana, in quanto non condivide i valori essenziali, basici, della nostra cultura. Noi siamo aperti a che vengano persone da altri Paesi ma devono essere persone che accettano i nostri valori, le nostre leggi.

Dicendo così e riallacciandomi a una delle prime domande di questa intervista: affermare che questo contrasto sia così netto, marcato, insanabile, non può portare a una radicalizzazione dell’odio e della paura verso la popolazione musulmana?

Naturalmente sì, perché è una minaccia concreta. A me non importa che vengano 100 ecuadoregni o 100 cinesi. Io però non voglio portare nessuno che abbia un sistema di valori totalmente in contrasto con il nostro, totalmente incompatibili. Pertanto, sono una enorme minaccia per la nostra civilizzazione. Ovvio che dà tanta paura, perché se vedi la popolazione musulmana si riproduce a ritmi molto più alti e in alcune città – come Bruxelles -, la maggioranza è già musulmana.

Non crede che sia una generalizzazione un po’ eccessiva? Per esempio qui in Spagna la comunità marocchina è integrata, anche sul piano economico.

Beh è chiaro che parliamo di un contrasto di civilizzazioni, non parliamo di una persona in concreto. Ovviamente sì ci sono musulmani che accettano e s’integrano. Per i marocchini, sicuramente ce ne sono molti che si sono integrati e moltissimi altri che invece non l’hanno fatto. Ci sono addirittura alcune località in Girona dove si impone la Shari’a. Immagina che in alcuni Paesi europei ci sono già tribunali islamici riconosciuti per legge, e non voglio che si ripresentino i fatti di Colonia, di violenze sessuali di massa, e molto altro.

In definitiva, è una cultura assolutamente incompatibile con la nostra. Per me, ci sono civilizzazioni superiori e civilizzazioni inferiori. Quella della tradizione giudaico-cristiano è sicuramente migliore, perché è quella che offre più ricchezza, uguaglianza, diritti, educazione, speranza di vita. Certo che voglio preservarla e non ho paura nell’ammetterlo.

Per chiudere, quali sono i punti cardinali del vostro programma economico?

Noi crediamo in un’economia basata sulla libertà. In Spagna l’economia è fortemente regolata dallo Stato, il quale pesa sul 45% del PIL. Prima di tutto, vogliamo un vero mercato unico e non 17 mercati diversi con 17 legislazioni diverse, spesso incompatibili tra di loro. Poi: la drastica riduzione dell’apparato burocratico e in particolare della pubblica amministrazione, che non apportano assolutamente nulla ai cittadini spagnoli. Mi riferisco alla burocrazia, quindi, non a medici, vigili del fuoco e altre figure veramente produttive. Abbiamo visto che lo Stato spagnolo può fare davvero di tutto con il suo sistema informatico, dalla dichiarazione dei redditi al pagamento di multe. È un sistema informatico che, su di te, ne sa più di Facebook. E tutto questo è automatico e non c’è necessità di nessun funzionario intermediario. Ecco ciò che vogliamo noi, digitalizzare e rendere l’apparato più agile, veloce, economico ed efficace.

Intervista elaborata e tradotta da Alessandro Faggiano

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