Pubblicato il 05/06/2019

Pensioni ultima ora: rivalutazione giugno 2019, ecco chi ha perso soldi

autore: Giuseppe Spadaro
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Pensioni ultima ora: rivalutazione giugno 2019, ecco chi ha perso soldi

Pensioni ultima ora: la rivalutazione delle pensioni ed i nuovi criteri introdotti con la legge di stabilità dal governo Conte sono ancora un motivo di forte polemica in materia previdenziale. Anche i sindacati hanno a più riprese polemizzato proprio in ordine alla mancata rivalutazione degli assegni. E non sono stati gli unici visto che vibranti proteste sono arrivate anche dalle forze di opposizione, come il PD, critiche verso Lega e M5S.

Pensioni ultima ora, la posizione della maggioranza su rivalutazione pensioni

C’è da dire che il Movimento 5 Stelle ha sempre contestato questa lettura. Infatti qualche settimana fa rispondendo alle parole del segretario del PD Zingaretti i 5 Stelle hanno scritto “nella Legge di Bilancio approvata a fine 2018 abbiamo infatti aumentato la percentuale di rivalutazione delle pensioni fino a 9 volte il trattamento minimo. Significa che fino a 1.500 euro lordi le pensioni aumenteranno esattamente quanto il costo della vita (rivalutazione al 100%) e fino ai 4.500 euro lordi si rivaluteranno più di quanto avrebbero fatto se al governo ci fosse ancora il Pd”.

Inoltre nel testo si legge “solo oltre i 4.500 euro lordi chiederemo un contributo maggiore rispetto agli anni passati, e ne andiamo orgogliosi. Togliere a chi ha troppo per dare a chi ha poco per noi è un dovere morale”.

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Pensioni ultima ora, un confronto in cifre

Anche secondo il Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali Alberto Brambilla, economista esperto di previdenza, i tagli agli assegni pensionistici ci sono e sono effettivi. “La legge 388/2000 prevedeva un’indicizzazione per fasce (per cui la pensione mensile era la somma delle varie fasce indicizzate), la 145/2018 – approvata dall’attuale governo – prevede invece un’indicizzazione totale, per cui l’importo mensile dell’assegno pensionistico viene interamente indicizzato secondo la percentuale prevista dalla fascia relativa all’importo della pensione stessa.

Nella pratica, come riportato da Today, ciò porta per esempio oggi chi ha una pensione di 2029,68 ad avere un aumento di 21,66 ovvero l’intera pensione viene rivalutata con l’1,067% mentre con il parametro precedentemente in vigore la pensione avrebbe visto un “aumento di 21,77 euro al mese quale sommare delle varie fasce indicizzate con percentuali diverse (tre a 5,58 euro e una a 5,02)”.

I tagli

Nello studio che porta la firma di Alberto Brambilla, Giovanni Gazzoli e Antonietta Mundo, anche chi percepisce una pensione compresa tra 3 e 4 volte il trattamento minimo ha perso qualcosa in termini di potere di acquisto. “Quanto più alta è la pensione – secondo lo studio dell’esperto Brambilla tanto più la sconvenienza aumenta”.

“Già salendo di una fascia l’importo mensile perso per colpa di un’indicizzazione più sfavorevole sarà di 5,30 euro, per un conguaglio (restituzione all’Inps sotto forma di trattenuta) gennaio-marzo di -15,91 euro”. E poi continua: “Peggio andrà a tutti coloro che percepiscono una pensione lorda elevata: dovranno restituire dai 50 euro dei titolari di importi di 3.500 euro fino ai circa 135 euro sopra 15 volte il trattamento minimo. Su base annua la perdita sarà ancora maggiore, da 178 a oltre 590 euro”.

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Autore: Giuseppe Spadaro

Direttore Responsabile di Termometro Politico. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti (Tessera n. 149305) Nato a Barletta, mi sono laureato in Comunicazione Politica e Sociale presso l'Università degli Studi di Milano. Da sempre interessato ai temi sociali e politici ho trasformato la mia passione per la scrittura (e la lettura) nel mio mestiere che coltivo insieme all'amore per il mare e alla musica.
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