12/06/2019

Procedura di infrazione Italia: calendario azioni Ue, le conseguenze

autore: Alessandro Faggiano
Procedura di infrazione Italia: calendario azioni Ue, le conseguenze
Procedura di infrazione Italia: calendario azioni Ue, le conseguenze

Se da un lato i rapporti all’interno dell’esecutivo si sono distesi (grazie alla rinnovata sintonia tra Di Maio e Salvini), la relazione con Bruxelles sembra peggiorare ogni giorno di più. Il giorno decisivo potrebbe essere quello della riunione dell’ECOFIN, fissata per il prossimo 9 luglio. Meno di un mese, quindi, per trovare un compromesso con la Commissione, la quale ha già giustificato l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti del Belpaese.

Il calendario della procedura d’infrazione: decisiva la riunione dell’ECOFIN del 9 luglio

Nella giornata di ieri, il Comitato Economico e Finanziario del Consiglio (l’ECOFIN) ha dato l’ok per portare la procedura d’infrazione in Commissione. L’organo esecutivo dell’UE dovrà decidere se procedere con la votazione nella prossima riunione dell’ECOFIN. La riunione e conseguente votazione si celebrerebbero il 9 luglio. È questa la data chiave, quella da segnare in rosso sul calendario e che potrebbe provocare l’ennesimo terremoto in seno all’esecutivo. Conte e Tria chiedono maggior dialogo con l’Unione, mentre Di Maio si è allineato sulla linea dettata precedentemente da Salvini: utilizzare la mano dura con Bruxelles.

Il ministro Tria prova a ribassare la tensione

“Ci aspettiamo che il Comitato, pur approvando le conclusioni della Commissione, la inviti a continuare i negoziati con il governo italiano per raggiungere un accordo”. Queste le parole pronunciate da Giovanni Tria a Palazzo Madama. Tria auspica, pertanto, un’intesa con l’Unione, anche se rimane il nodo gordiano di una manovra finanziaria che metta in ordine i conti. Su questo aspetto, Di Maio e Salvini si sono dimostrati fermi sulle loro posizioni: no all’attivazione delle clausole di salvaguardia e relativo aumento dell’IVA, né incremento della pressione fiscale.

dall’avvio della procedura d’infrazione alla multa, che potrebbe pesare fino al 0,2% del PIL

In caso di avvio della procedura d’infrazione e mancato accordo tra Roma e Bruxelles, la Commissione può proporre al Consiglio – entro fine luglio – un deposito infruttifero dalle casse italiane pari, al massimo, allo 0,2% del PIL (equivalente a circa 40 miliardi di euro). Un deposito che sarebbe reso in caso di azioni efficaci presi dal governo italiano. A valutare l’idoneità degli interventi di politica economica sarebbe la stessa Commissione, con voto successivo del Consiglio, in un periodo compreso tra i 90 e 180 giorni successivi all’imposizione del deposito infruttifero. Qualora non si trovasse nessun accordo, l’Unione potrebbe multare l’Italia con un importo massimo dello 0,2% del PIL.

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Autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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