Pubblicato il 09/08/2019 Ultimo aggiornamento: 19 Agosto 2019 alle 21:10

Decontribuzione busta paga 2019: come cambia il bonus 80 euro

autore: Guglielmo Sano
Decontribuzione busta paga 2019: come cambia il bonus 80 euro
Decontribuzione busta paga 2019: come cambia il bonus 80 euro

Il futuro del governo ormai appeso a un filo. Nel frattempo pare che i tecnici dell’esecutivo stiano ancora lavorando all’abolizione del bonus 80 euro o, meglio, alla sua trasformazione.

Decontribuzione busta paga: che destino per il bonus?

Solo pochi giorni fa, in occasione di un incontro con le parti sociali al Viminale, il viceministro all’Economia leghista Massimo Garavaglia annunciava, in linea con tutto lo stato maggiore del Carroccio, un pacchetto di tagli alle tasse di circa 15 miliardi nel quadro dell’introduzione della Flat Tax.

In pratica, 12 miliardi in meno di Irpef più riduzioni varie – Salvini ha parlato di eliminazione della Tasi, per esempio, e in generale di una riorganizzazione della tassazione sulla casa del valore complessivo di 3 miliardi.

Contestualmente, sempre Garavaglia ha ipotizzato anche un restyling del bonus 80 euro, più che una vera e propria abolizione, in grado di far risparmiare agli italiani circa 10 miliardi. Il tutto naturalmente è stato detto in previsione della Legge di Bilancio 2020, un obiettivo ormai quasi irraggiungibile per l’attuale maggioranza giallo-verde.

Da detrazione a decontribuzione

Detto ciò, lo stesso Garavaglia negli ultimi tempi ha più volte fatto intendere di voler percorrere la strada della trasformazione del Bonus 80 euro in una detrazione fiscale. Tuttavia, secondo diverse analisi, che di certo anche in Via XX settembre hanno preso in considerazione, in tal evenienza si sarebbe creato un effetto paradossale per cui i lavoratori con i redditi più bassi, a cui è indirizzato il bonus, avrebbero ricevuto uno stipendio più basso a conti fatti.

Dunque, si è scelto di percorrere un’altra strada. Quella che porta alla trasformazione del bonus in una decontribuzione: sostanzialmente gli 80 euro non comparirebbero più in busta paga come credito Irpef ma andrebbero a diminuire la quota delle ritenute previdenziali che i dipendenti pagano ogni mese. Stando ad alcuni calcoli, però, i lavoratori sotto i 10mila euro di reddito non rientrerebbero tra i beneficiari della misura. Sul punto il governo ha assicurato di voler intervenire con una misura specifica.

Autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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