13/08/2019

Incidente nucleare Russia: rischio radiazioni? Cosa è successo

autore: Guglielmo Sano
Incidente nucleare Russia: rischio radiazioni? Cosa è successo
Incidente nucleare Russia: rischio radiazioni? Cosa è successo

Torna alla ribalta l’incidente avvenuto pochi giorni fa in una base della Marina russa sul Mar di Barents; dal New York Times pensano sia molto più grave di quanto vogliano far intendere dal Cremlino.

L’ipotesi del New York Times

Gli esperti interrogati dal quotidiano della Grande Mela non hanno esitato a dire che quello avvenuto nella base di Nyonoska potrebbe essere “uno dei peggiori incidenti nucleari” avvenuti in territorio russo dai tempi di Chernobyl anche se, chiaramente, di scala molto inferiore all’esplosione della centrale nucleare avvenuta nel 1986.

In particolare, gli scienziati sentiti dal NYT pensano che il test fallito abbia riguardato l’SSC X 9 Skyfall, un missile da crociera alimentato da un piccolo reattore nucleare in grado – ha orgogliosamente ricordato lo stesso Putin nel 2018 durante il suo tradizionale discorso di fine anno  – di raggiungere qualsiasi punto del pianeta; tra l’altro, sarebbe una grave minaccia per i sistemi antimissilistici americani e Nato essendo anche in grado di viaggiare a bassa quota e di percorrere traiettorie imprevedibili ad una velocità di 5 volte superiore a quella del suono.

Tuttavia, i primi test non sono andati bene come previsto secondo l’intelligence Usa: l’ultimo incidente confermerebbe le difficoltà di Mosca nello sviluppo della nuova potente arma.

Incidente nucleare Russia: il rischio radiazioni

A parte il tragico bilancio delle vittime, è arrivata a 7 la conta dei morti, le preoccupazioni hanno riguardato da subito gli eventuali rischi legati alle radiazioni. Le forze armate russe nell’immediatezza hanno parlato di esplosione di un motore a propellente liquido senza alcuna conseguenza nucleare, per dirla in breve; le radiazioni si erano mantenute a livelli entro la norma hanno inoltre precisato.

Una versione che contraddiceva, però, quella della protezione civile della città di Severodvinsk, nei pressi della quale si trova la base, i cui rilevatori avevano rilevato livelli di radiazioni di ben 200 volte superiori a quelli normali. Il comunicato apparso sul sito della città, d’altra parte, non è più disponibile. Nel frattempo, pare che la popolazione si sia affrettata ad assumere iodio, per proteggere la tiroide dall’assorbimento delle radiazioni, e le Forze armate russe hanno chiuso al transito un’ampia area marittima il che, sempre secondo gli esperti lascerebbe pensare o a una contaminazione dell’acqua o all’inizio delle operazioni di recupero del missile coinvolto nell’incidente.

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Autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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