Pubblicato il 27/08/2019

Rigiocare a Skyrim mi ha ricordato quanto ridevo

autore: Nicolò Zuliani
Rigiocare a Skyrim mi ha ricordato quanto ridevo

Passare dalle montagne della Val di Zoldo al monitor di un ufficio può essere dura, specialmente quando devi passare le giornate a leggere le deiezioni virtuali di persone problematiche. A me tutto sommato va bene, perché ho avuto la fortuna di fare lavori manuali e ricordo quanto poco fosse divertente tornare a casa coi bronchi intasati di segatura e solventi. Ma senso della misura a parte, vorrei evitare di diventare un cane idrofobo in tre settimane che mi sono ricollegato a Internet.

Così ho deciso di reinstallare IL gioco

Il motivo è che da un lato non ho una scheda grafica degna di questo nome, dall’altro non ho le conoscenze o le competenze in ambito videoludico per ambire ad altro. Di videogiochi non so nulla, e a parte Monkey Island 3, Strike Commander e Stunt Island, nella mia vita ho giocato solo con gli open world: Gothic 2, Two towers, Oblivion e Skyrim. Gli altri giochi mi annoiano da pazzi; viceversa, gli open world mi permettono di vagare con il pensiero o di creare trame mie. Fu memorabile Two worlds, quando invece di seguire la trama principale mi innamorai di un paesino di contadini e rimasi lì a risolvere i loro problemi fino a venire eletto sindaco. Poi lo disinstallai.

È stato subito amore

Più o meno come farsi una trombata con una ex. Non tanto per la trama, le dinamiche o la grafica, ma perché è da morire dal ridere. Tutto Skyrim è pervaso da quella sublime atmosfera che ondeggia tra il ridicolo e l’epico, una sorta di Terry Pratchett all’italiana. È un mondo in cui un uomo può prendersi dieci frecce in pieno volto e sussurrare “cos’è stato?”. Un mondo dove la prima cosa che puoi fare è allontanare nemici e interlocutori ruttando.

FUUUUS…

Ma soprattutto, è un mondo in cui non puoi sapere quando tutto andrà banana. Può essere lo scontro più epico, il momento più difficile, e all’improvviso tutto diventerà una gag di Benny Hill.

Erano i bug che me l’hanno fatto amare

Qualcuno disse che conosciamo le persone per i loro pregi ma le amiamo per i loro difetti. Sì, Skyrim è un gioco pieno di panorami, scelte, storie e personaggi. E sicuramente è obsoleto. Ma quello che me lo fa adorare sono i draghi morti che fanno breakdance, i cavalli antigravitazionali, i tizi che all’improvviso affondano nel terreno o decollano verso la stratosfera, o i dieci anni che lo separano dalla data d’uscita, durante i quali hanno creato migliaia di mod.

Che hai da guardare, straniero?

Perché solo adesso mi sono reso conto di quanto Skyrim in realtà sia umano. Somiglia a quelle commedie della vecchia Hollywood che oggi non fanno più perché erano complicate. Si chiamavano Screwball comedy; un minuto ridevi a crepapelle, quello dopo eri coi lacrimoni, quello dopo te la facevi addosso dalla paura. Ecco, Skyrim per me è questo; io che entro in una grotta per vendicare lo spirito di un’indomita cercatrice di tesori, e finisco per vedere ragni meccanici che s’ingroppano goblins.

Michael Jackson – Thriller

Autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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