Poste Italiane: buoni fruttiferi postali, vittoria risparmiatori in tribunale

Pubblicato il 28 Agosto 2019 alle 12:37
Aggiornato il: 30 Agosto 2019 alle 12:29
Autore: Daniele Sforza
Poste Italiane: buoni fruttiferi postali, vittoria risparmiatori in tribunale

La battaglia tra i possessori dei buoni fruttiferi postali trentennali e Poste Italiane continua senza sosta. I primi vogliono vedersi corrisposti gli effettivi interessi, mentre il Gruppo ribatte colpo su colpo alle sentenze dei Tribunali. In buona parte dei casi il contenzioso che si svolge sui Bfp a 30 anni riconosce le ragioni dei risparmiatori. È noto il decreto ministeriale del 13 giugno 1986 che interviene sui buoni fruttiferi della serie Q/P, con modifiche al ribasso degli interessi. Ma al centro delle sentenze legali vi è sempre una questione di timbri, che devono essere apposti sul fronte e sul retro del titolo, come stabilisce il decreto stesso all’articolo 5.

Poste Italiane: buoni fruttiferi postali 30 anni, il doppio timbro

L’omissione di questa ottemperanza diventa strumento importante nelle mani dei legali che tutelano gli interessi dei risparmiatori. I due timbri in questione devono essere infatti apposti rispettivamente sul fronte (va inserita la dicitura Q/P) e sul retro (dove devono comparire i nuovi tassi d’interesse modificati). Questa mancanza si è dunque rivelata spesso un’arma vincente per gli avvocati e i contribuenti: lo sa bene l’avvocato Giulio Fragasso che, come riporta MoliseNetwork, ha acceso i riflettori proprio sulla mancanza del timbro sul retro, che avrebbe dovuto sancire ufficialmente la variazione dei tassi dal 21° al 30° anno di possesso. L’assenza del timbro, di fatto, ha lasciato così invariato l’interesse originale, e quando i contribuenti si sono rivolti a Poste Italiane auspicando un interesse elevato si sono visti corrispondere delle somme certamente inferiori, in molti si sono rivolti alle associazioni e ai legali preposti per vedere tutelati i propri diritti.

Buoni fruttiferi 30 anni: calcolo interessi sbagliati, il ricorso

Il caso citato dal portale riguarda però le mancanze di entrambi i timbri. Un possessore di buoni fruttiferi postali del valore complessivo di 15 milioni di lire (5 milioni ciascuno) si è reso conto che gli interessi corrisposti da Poste erano inferiori a quelli effettivamente spettanti. Il titolare, invece di prendersi le somme, si è rivolto così al legale ricevendo infine una liquidazione complessiva di circa 90 mila euro. Il conteggio degli interessi effettivi è stato effettuato applicando l’operazione prevista originariamente, visto che sul retro non era stato apposto alcun timbro che sanciva la modifica.

Ricordiamo che ogni caso di questa tipologia va comunque analizzato a sé, ma i titolari dei Bfp trentannali possono comunque ricorrere all’assistenza legale nell’eventualità in cui si vedano corrispondere somme inferiori rispetto a quelle previste. E anche per valutare la possibilità di agire contro il Gruppo Poste Italiane e ricevere le cifre realmente spettanti.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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