Pubblicato il 03/09/2019

Unione Europea, il punto sulla nomine per la nuova Commissione

autore: Michele Mastandrea
Unione Europea, il punto sulla nomine per la nuova Commissione

Giorni caldi per l’Unione Europea che verrà. In attesa della decisione italiana sulla nomina del proprio candidato, inizia a delinearsi la rosa dei nomi che formeranno la prossima Commissione Europea. Ogni paese della UE ha diritto alla proposta di un commissario, che necessita a sua volta della nomina da parte del Presidente della Commissione.

Guidata per la prima volta da una donna, Ursula von Der Leyen, la Commissione nascente avrà la più alta quota di rappresentanti di sesso femminile, almeno 13 su 28. Ad ottobre ci sarà la conferma in sede parlamentare della nuova Commissione, che dovrà essere confermata in toto dagli eletti a Strasburgo.

La nuova Commissione avrà nei Popolari e nei Socialisti le famiglie politiche più rappresentate, con almeno 9 candidati a testa. Per i Liberali di Macron, vero ago della bilancia della prossima legislatura dell’Unione Europea, sono sicuri almeno 4 commissari.

Commissione Europea, tra new entries e uscite

Tante le personalità che manterranno un ruolo nell’istituzione. Confermata uno degli astri della passata legislatura europea, la danese Margrethe Vestager, salita alla ribalta per le multe comminate ai giganti dell’economia digitale. Salda è anche la figura di quel Vasilii Dombrovskis spesso sui titoli dei giornali italiani per le sue posizioni ortodosse rispetto alla politica macroeconomica di Roma.

L’olandese Frans Timmermans, spitzenkandidat dei Socialisti alle elezioni dello scorso maggio, dovrebbe ottenere la carica di primo vicepresidente della Commissione. Tra le conferme dovrebbero comparire anche i nomi di Phil Hogan (Irlanda), Mariya Gabriel (Bulgaria), Maros Sefcovic (Slovacchia), Vera Jourova (Repubblica Ceca), Johannes Hahn (Austria).

Tanti anche i cambiamenti, e i nuovi nomi. La scelta di Emmanuel Macron, decisivo nella nuova Commissione grazie ai seggi conquistati in Francia per i Liberali, è caduta su Sylvie Goulard. Ex ministro della Difesa, la Goulard dovrebbe presiedere uno dei principali progetti di Macron per la nuova legislatura, ovvero la formazione di un vero e proprio esercito comune dell’Unione Europea.

Un ambito importante, quello dell’Agricoltura, dovrebbe andare alla Polonia, rappresentata da Janusz Wojciechowski. Ancora incertezza su chi assumerà un altro dicastero importantissimo, quello agli Affari Interni che si occupa, tra gli altri, del tema immigrazione, sul quale insistono in tutta l’Unione Europea le forze euroscettiche.

Il tema dell’economia e il ruolo dell’Italia nell’Unione Europea

Altra scelta cruciale per i futuri della prossima legislatura sarà quella del Commissario per gli Affari Economici: non verrà riconfermato Pierre Moscovici. Chi dirigerà gli affari economici dell’Unione Europea dovrà rappresentare la svolta annunciata dalla von der Leyen nel suo discorso inaugurale. Ovvero, quella da una politica di austerità ad una maggiormente espansiva, in particolare attraverso ingenti investimenti nel campo della green economy.

La scelta italiana arriverà probabilmente poco dopo l’investitura del nuovo esecutivo giallo-rosso. La stessa scelta del Commissario è stata inserita da molti analisti proprio come elemento interno all’ampio accordo in formazione tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle. Sul tavolo i nomi di Paolo Gentiloni, presidente del PD, ex premier e ministro degli Esteri italiano, ma anche quello del reggente uscente della Farnesina, l’ex docente universitario Enzo Moavero Milanesi.

Per l’Italia, come dichiarato da Giuseppe Conte, è probabile la scelta del Commissario alla Concorrenza. Un ruolo importante, dato che la creazione di “campioni” industriali e tecnologici che sappiano competere con Cina e Stati Uniti è ottenibile solo con un rilassamento di alcune delle leggi anti-monopolistiche vigenti nell’Unione.

A non aver rispettato i termini di scadenza della nomina, previsti per il 26 agosto, non è però solo l’Italia. All’appello manca anche il Regno Unito, paralizzato dallo scontro tra il premier Boris Johnson e il Parlamento sull’eventualità di una Brexit no deal. Se però, come sembra in queste ore possibile, l’alleanza trasversale tra deputati Laburisti e alcuni parlamentari Conservatori dovesse rimandare di tre mesi la deadline per l’addio all’Unione Europea, il quadro cambierebbe di nuovo.

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Autore: Michele Mastandrea

Nato nel 1988, vive a Bologna. Laureato in Relazioni Internazionali all'università felsinea, su Termometro Politico scrive di politica estera ed economia.
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