Pubblicato il 09/09/2019

Elezioni Russia 2019: male i candidati di Putin e Russia Unita

autore: Michele Mastandrea
Elezioni Russia 2019: male i candidati di Putin e Russia Unita

Elezioni Russia 2019: risultato deludente per il partito di Vladimir Putin, alle elezioni per il rinnovo della Duma di Mosca. Dei 45 seggi che compongono il parlamentino locale della capitale russa, solo 26 sono infatti andati ai candidati del partito di governo. Gli uomini di Putin si sono presentati come indipendenti nei diversi collegi in cui concorrevano, probabilmente per non essere penalizzati dalla crisi di consenso accusata da Russia Unita.

Ben 13 seggi sono stati conquistati dal Partito Comunista, mentre il partito di ispirazione socialdemocratica Yabloko e Russia Giusta ne hanno entrambi ottenuti tre. Sconfitto anche, nel suo collegio, il responsabile del partito putiniano nella capitale, Andrei Metelsky. Russia Unita perde così un terzo dei seggi che aveva nella precedente legislatura, 28 direttamente suoi e 10 attribuiti candidati solo nominalmente indipendenti dal partito.

Elezioni Russia 2019: test importante per il presidente Putin

Non solo Mosca però è andata alle urne. In 83 regioni del paese si sono tenute consultazioni a differenti livelli amministrativi, comunali e regionali. Bassissima l’affluenza complessiva, che non ha raggiunto il 30%. Da segnalare la sconfitta di Russia Unita nella regione orientale del Khabarovsk, dove il candidato liberale ha doppiato i consensi di quello appoggiato da Putin.

La giornata di consultazioni era un test importante per Putin, il cui partito è come detto al minimo di popolarità negli ultimi dieci anni, per quanto il consenso personale accordatogli sia molto superiore (intorno al 60%) rispetto a quella di molti suoi omologhi occidentali. La mossa distensiva con l’Ucraina, che ha visto la liberazione reciproca di 35 ostaggi nelle ore precedenti la consultazione, non è servita a portare verso di sé il voto dell’elettorato più moderato della capitale.

Il peso delle proteste della scorsa estate sul voto

Gli elettori sembrano aver seguito, almeno in parte, le indicazioni di uno dei principali oppositori di Putin, il liberale Andrei Navalny. Sin dalla decisione di Putin di aumentare l’età per l’accesso alla pensione nello scorso luglio, Navalny aveva invitato a dare un segnale di scontento nei confronti del partito di governo alle elezioni in programma.

Prima aveva agitato la piazza durante tutta l’estate, con proteste paragonabili a quelle del periodo 2011-2013, in particolare a causa della decisione della Commissione Elettorale Centrale di escludere molti candidati vicini a Navalny. In seguito, invitando a votare i candidati con più possibilità di battere quelli di Russia Unita nei differenti seggi.

Contro la poca democraticità delle consultazioni si è scagliata anche Ljubov Sobol, altra leader dell’opposizione. Anch’essa esclusa dalle liste dei candidabili a Mosca, Sobol ha parlato di “funerale persino dell’illusione di elezioni democratiche”. Pochi giorni prima del voto alcuni dimostranti, accusati di violenze contro la polizia durante le proteste della scorsa estate, sono stati condannati a pene detentive di due o tre anni.

Obiettivo dell’opposizione è togliere sempre più consenso a Putin in vista delle elezioni parlamentari nazionali del 2021, il prossimo test elettorale di ampia rilevanza nazionale. Nel 2018 Putin è stato riconfermato presidente del paese, vincendo ad ampia maggioranza le elezioni presidenziali e ottenendo un nuovo mandato che scadrà nel 2024.

I temi della crisi economica, della stretta repressiva interna, della forte decrescita demografica e della politica estera aggressiva condotta da Putin negli scorsi anni tra Ucraina e Medio Oriente saranno sicuramente elementi centrali nelle prossime consultazioni.

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Autore: Michele Mastandrea

Nato nel 1988, vive a Bologna. Laureato in Relazioni Internazionali all'università felsinea, su Termometro Politico scrive di politica estera ed economia.
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