Licenziamento giusta causa: diritti e doveri di dipendente e datore di lavoro

Pubblicato il 30 Settembre 2019 alle 17:55 Autore: Claudio Garau
Licenziamento giusta causa: diritti e doveri di dipendente e datore di lavoro

Cerchiamo di capire in che cosa consiste esattamente il licenziamento giusta causa, che coinvolge direttamente datore di lavoro o azienda e singolo lavoratore. Spesso infatti se ne parla, ma senza evidenziarne con chiarezza i dettagli rilevanti. Vediamoli.

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Licenziamento giusta causa: di che si tratta e come distinguerlo

Preliminarmente chiariamo che, quando si verte in materia di licenziamento giusta causa, non ci si deve assolutamente confondere con l’ipotesi delle dimissioni del lavoratore: queste infatti si caratterizzano per l’intenzione di interrompere il rapporto, ma da parte del solo dipendente. Inoltre, in tema di rottura del rapporto di lavoro su volontà del datore di lavoro, spesso si parla anche di licenziamento per giustificato motivo soggettivo ed oggettivo: è opportuno allora fare chiarezza e ben distinguere.

Tutti i tipi di licenziamenti sono accomunati dal fatto che l’azienda manifesta, in modo unilaterale, l’intenzione di sciogliere o risolvere il contratto, e a prescindere dalla volontà del singolo lavoratore. Tale recesso, come accennato è differente a seconda del tipo di licenziamento. In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, le ragioni che portano alla rottura del rapporto di lavoro non attengono alla condotta del lavoratore, bensì ad eventi inerenti l’attività produttiva o l’organizzazione del lavoro. Quando si verte in materia di licenziamento per giustificato motivo soggettivo – invece – siamo di fronte ad un’infrazione, non gravissima, alle regole di condotta in azienda, da parte del lavoratore; egli viene così licenziato, ma rispettando il cosiddetto periodo di preavviso e una specifica procedura di garanzia. Infatti, tra la data di comunicazione del licenziamento e l’ultimo giorno di lavoro deve passare un lasso di tempo definito dal contratto collettivo o dalla legge, cosiddetto “periodo di preavviso”, tale da permettere al dipendente di conservare momentaneamente il diritto di intascare comunque la retribuzione e, allo stesso tempo, cercarsi un’altra occupazione.

Il licenziamento giusta causa è, anch’esso, un licenziamento di tipo disciplinare, dovuto al venir meno del rapporto di fiducia tra azienda e lavoratore, ma è dovuto ad una condotta talmente grave del dipendente, che non consente la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto durante il periodo di preavviso. Pertanto il contratto di lavoro si risolve immediatamente e il lavoratore da subito non ha più diritto di mettere piede in azienda.

La giurisprudenza della Cassazione ha individuato alcuni casi tipici, in cui scatta il licenziamento giusta causa: tra essi, l’assenza senza giustificazione dal lavoro e l’omessa tempestiva comunicazione delle motivazioni, la comunicazione di informazioni false, l’attività lavorativa in proprio o a favore di terzi durante le ore di lavoro, con accessi ad internet utilizzando strumenti aziendali per scopi diversi da quelli propri dell’azienda.

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Diritti e doveri in queste circostanze

È chiaro che in ipotesi di licenziamento giusta causa, è in gioco una grave violazione dei doveri del lavoratore, ovvero delle regole di condotta sancite dai contratti e dai codici disciplinari. A tale violazione, si contrappone il legittimo diritto, da parte del datore di lavoro, di licenziare in tronco il dipendente (ovvero con effetto immediato e senza preavviso), resosi responsabile di tale comportamento. Il datore di lavoro avrà però il dovere di comunicare il licenziamento al lavoratore, con formale lettera scritta. Nel caso del licenziamento disciplinare meno grave – quello per giustificato motivo soggettivo – sul piano dei diritti del lavoratore, gli è comunque concesso – dalla legge – un termine per presentare le sue giustificazioni (5 giorni); nonché l’audizione difensiva, laddove richiesta. L’eventuale accoglimento delle giustificazioni del dipendente potrebbe poi comportare la sua permanenza in azienda.

In caso di licenziamento giusta causa, queste garanzie o diritti per il lavoratore non sussistono, in quanto quest’ultimo è allontanato dall’azienda con effetto immediato. Tuttavia gli spettano una serie di diritti di natura economica, ovvero quelli a percepire il TFR (vale a dire la liquidazione); i ratei delle mensilità aggiuntive (tredicesima e, se dovuta, quattordicesima); la liquidazione dei permessi e delle ferie non goduti; inoltre spetta la cosiddetta indennità di disoccupazione, che ora si chiama Naspi. In conclusione, al lavoratore, in caso di licenziamento giusta causa, spetta comunque il diritto di impugnare il licenziamento in tribunale.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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