Pubblicato il 30/09/2019

Partita Iva 2020: niente Flat tax estesa nella Manovra, cosa cambia

autore: Giuseppe Spadaro
Partita Iva 2020: niente Flat tax estesa nella Manovra, cosa cambia

Una delle principali differenze tra il governo giallo-verde ed il governo giallorosso, ovvero tra il Governo Conte I ed il Governo Conte II, potrebbe essere segnato dall’approccio e dalle decisioni in ordine alla cosiddetta flat tax. Una proposta su cui si è sempre molto speso l’attuale segretario della Lega e leader del centrodestra Matteo Salvini, oggi all’opposizione.

Partita Iva 2020, in forse la fase 2 con tassazione al 20% tra 65 mila e 100 mila euro

Secondo quanto previsto dall’esecutivo non più in carica, nato dal sostegno del Movimento 5 Stelle e della Lega, con la legge di bilancio 2020 sarebbe dovuta partire la cosiddetta fase 2 della flat tax. Tale misura avrebbe introdotto una percentuale di tassazione pari al 20% per le partite Iva con compensi tra i 65.001 e i 100 mila euro. Ma stando alle recenti parole del ministro dell’Economia Gualtieri il nuovo governo, con la maggioranza a trazione M5S-Pd-Leu-Italia Viva, potrebbe non confermare l’avvio della misura. Non ci sarebbe invece, in base alle indiscrezioni, alcun rischio di eliminazione per l’imposta al 15% per le partite Iva sino ai 65 mila euro.

Partita Iva 2020, le parole del ministro Gualtieri sulla flat tax

Ecco quali sono state le parole del ministro all’Economia Roberto Gualtieri sulla flat tax. “Non è un mistero che io non sia un fan di questa misura, la reputo non giusta. Ma poiché non è serio cambiare le carte in tavola da un anno all’altro in modo troppo radicale, la misura fino a 65mila euro viene confermata. Ma io vorrei non far scattare la nuova ulteriore soglia (sino a 100 mila euro)”.

Sul deficit

In ogni caso è il caso di sottolineare quanto affermato anche dal ministro, ovvero che “il governo non ha presentato ancora nessun piano”. Gualtieri ha pertanto invitato tutti alla calma. E sulla stessa linea prudenziale si è pronunciato rispetto al deficit. “Forse è meglio non dichiarare il 2,4% e poi fare il 2,04% e nel frattempo avere un’impennata dello spread. È preferibile collocarsi meglio dall’inizio per non avere turbative. È una saggia via di mezzo che noi percorreremo” sono state le sue parole.

Autore: Giuseppe Spadaro

Direttore Responsabile di Termometro Politico. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti (Tessera n. 149305) Nato a Barletta, mi sono laureato in Comunicazione Politica e Sociale presso l'Università degli Studi di Milano. Da sempre interessato ai temi sociali e politici ho trasformato la mia passione per la scrittura (e la lettura) nel mio mestiere che coltivo insieme all'amore per il mare e alla musica.
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