Dichiarazione dei redditi non presentata: arrivano le intercettazioni

Pubblicato il 29 Ottobre 2019 alle 18:45 Autore: Claudio Garau

Dichiarazione dei redditi non presentata: ecco l’apertura alle intercettazioni nelle novità del Decreto fiscale. Quali sono i presupposti e le ragioni?

Dichiarazione dei redditi non presentata arrivano le intercettazioni

Nel quadro dell’inasprimento delle pene nei confronti di chi evade le tasse, si inserisce anche la recente novità delle intercettazioni per chi non presenta la dichiarazione dei redditi. Vediamo allora perché saranno possibili e cosa rischiano i contribuenti che non sono in regola con il Fisco.

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Dichiarazione dei redditi non presentata: quali novità?

Abbiamo appena accennato alle nuove intercettazioni: saranno possibili seguito dell’inasprimento delle pene previste per i reati tributari, secondo le indicazioni del Decreto fiscale (peraltro in tale contesto ha destato clamore – com’è noto – la previsione del carcere per chi non paga le tasse e cartelle esattoriali). Le intercettazioni (telefoniche, telematiche o ambientali) saranno insomma effettuate proprio a causa dell’innalzamento delle pene, ovvero oltrepassando quella soglia di legge che ne ammette l’uso. La novità è che ora anche la dichiarazione dei redditi non presentata potrà essere anch’essa oggetto di intercettazione. Ricordiamo infatti che, fino ad oggi, l’intercettazione era comunemente sfruttata solo per reati di grave allarme sociale, ma molto di rado per i reati tributari.

Sul piano temporale, il Decreto fiscale, che prevede la novità in oggetto, entrerà in vigore 15 giorni dopo l’approvazione definitiva, prevista non dopo la fine del 2019 e farà sì che – partire dal gennaio 2020 – coloro che omettono di dichiarare i redditi, possano essere di fatto intercettati e, di seguito, sottoposti anche a pena detentiva fino a 6 anni di carcere. Saranno inasprite anche le pene detentive di illeciti simili a quello della mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, come il reato di dichiarazione fraudolenta e il reato di infedele dichiarazione. In ogni caso, la spiegazione dell’intercettazione in esame è da rintracciarsi nel Codice di procedura penale, il quale ammette le intercettazioni soltanto laddove la pena massima sia superiore ai 5 di anni di reclusione (proprio come nel caso della mancata dichiarazione dei redditi, secondo la nuova cornice edittale).

Con quali presupposti scatterà l’intercettazione? come funzionerà?

Si tratta di reato tributario e per integrare un caso di omessa o mancata dichiarazione dei redditi o dell’Iva, sarà sufficiente non presentarla annualmente, pur sussistendo le ragioni dell’obbligo. E ciò non vale solo per i contribuenti, ma anche per i sostituti d’imposta. Ovviamente l’Agenzia delle Entrate potrà controllare con facilità se c’è stato inadempimento di questo dovere, attraverso il vaglio delle banche dati dell’Anagrafe tributaria, ove appunto constatare se è stata depositata o meno la dichiarazione secondo le tempistiche.

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Sulla base dei controlli del Fisco, in caso emerga una possibile dichiarazione dei redditi non presentata o omessa, sarà inviata la notizia di reato alla Procura della Repubblica e il PM potrà di seguito disporre, oltre ovviamente alle doverose indagini, anche tutte le intercettazioni ritenute opportune, nei confronti del contribuente possibile evasore. In pratica, le comunicazioni via telefono o cellulare, in ambito informatico ed ambientale potranno essere intercettate una ad una e gli esiti potranno essere sfruttati come elementi di prova nel corso del processo penale a carico di colui che non ha effettuato la dichiarazione.

È chiaro che, per questa via, le possibilità di identificare i contribuenti non in regola con il Fisco, aumenteranno in modo esponenziale, vista la mole di dati ed informazioni private intercettabili con i moderni sistemi. Concludendo, vedremo tra qualche mese quali saranno i concreti effetti pratici di tale cambio di rotta in fatto di controlli sulle dichiarazioni dei redditi.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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