Elusione fiscale Italia: cos’è e quanto si perde ogni anno in euro

Pubblicato il 31 Ottobre 2019 alle 10:16
Aggiornato il: 2 Novembre 2019 alle 08:49
Autore: Daniele Sforza
Elusione fiscale: cos'è e quanto si perde in Italia

Elusione fiscale ed evasione fiscale: quali sono le principali differenze e qual è il costo che si paga in Italia? Quanto si perde ogni anno? In un servizio andato in onda su DiMartedì, l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco ha accennato a qualche spiegazione, affermando che non risulta essere evasione fiscale, sebbene il comportamento sia più o meno lo stesso. Solo che se l’evasione fiscale viene spesso perpetrata da chi non vuole o non può pagare le tasse – ricchi e poveri, indistintamente – l’elusione fiscale è un processo che perseguono solo alcune grandi aziende, ovvero i ricchi, che non vogliono più essere soggetti a tassazione e quindi eludono il fisco.

Elusione fiscale: cos’è e differenze con l’evasione

L’elusione fiscale è una condotta del contribuente che si costituisce di una serie di atti giuridici leciti, il cui fine ultimo però è quello di ridurre il carico tributario. Tramite la legge, quel contribuente la sfrutta aggirandola per pagare meno tasse.

All’articolo 10-bis della Legge n. 212/2000 si legge quanto segue: “Configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. Tali operazioni non sono opponibili all’amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi determinando i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto versato dal contribuente per effetto di dette operazioni”.

Il sistema sanzionatorio contro l’elusione fiscale, perciò, non prevede che si sconfini nel penale, ma si resta nell’amministrativo tributario. L’importo delle multe dipende ovviamente dalla tipologia e dall’entità di adempimento fiscale che è stato eluso.

Dunque, se vogliamo raccontare la differenza tra evasione fiscale ed elusione fiscale, possiamo innanzitutto precisare che questa esiste, anche se è molto sottile. L’evasione fiscale, infatti, propende per una condotta scorretta da parte del contribuente perché semplicemente non paga i tributi dovuti. L’elusione fiscale sfrutta invece la legge per aggirarla e conseguire un fine illecito, che alla fine riconduce sempre all’evasione fiscale.

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Elusione fiscale: come funziona

Nella breve intervista a DiMartedì, Visco ha raccontato che quando lui aveva 10 anni era stata istituita un’imposta di bollo sulle carte da gioco e allora si andava nella vicina San Marino a comprare le carte, perché ovviamente costavano di meno. Questo principio, elevato all’ennesima potenza, si può benissimo adottare all’elusione fiscale condotta dalle grandi aziende. Le quali preferiscono andare in Paesi dove si pagano meno tasse possibili: in Europa si preferisce approdare in Olanda, Lussemburgo e Irlanda. “L’elusione viene definita l’evasione dei ricchi”, spiega Visco. “Però è legale, anche se il comportamento di chi elude è uguale a quello di chi evade”. Quanto si perde? 400 miliardi di dollari, ovvero tra i 10 e i 20 miliardi di euro all’anno.

Nel servizio è stata anche fatta luce su come funziona il meccanismo: “La società è composta da casa madre e tante società sorelle. Almeno una di queste ha sede in un Paese dal fisco più favorevole”. Ed è proprio a questa società che le altre sorelle pagheranno “generose royalties di brevetti” in modo tale da spostare ricchezze sempre all’interno del sistema, ma da dove sono state prodotte ai Paesi in cui il fisco è più generoso. “Oggi il capitalismo funziona così”, ha concluso Visco. “I ricchi non vogliono pagare le tasse”.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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