Elezioni Umbria, un risultato già scritto dai dati economici?

Pubblicato il 1 Novembre 2019 alle 12:07 Autore: Gianni Balduzzi
elezioni Umbria

La debacle del centrosinistra in Umbria non è stata una doccia fredda. Forse nelle dimensioni, ma non nell’esito finale.

La regione rossa era diventata di rosa pallido già da tempo. Nel 2015 il PD e i suoi alleati avevano vinto con un distacco inaspettatamente basso e come abbiamo visto già alle politiche del 2018 e del 2019 il centrosinistra era andato peggio che nel resto del Paese, un fatto mai avvenuto dal 1946 in poi.

Perché?

Forse alcuni indizi stanno nella situazione economica della regione.

Vi è un fatto molto peculiare. L’Umbria è l’unica regione in Italia ad essere passata da un reddito pro capite sopra la media nazionale e uno al di sotto.

È avvenuto nel 2014, quando il PIL aveva ricominciato a risalire nel Paese ma non in Umbria. E il gap da allora si è allargato. Nel 2017 il reddito pro capite era di 18.505 euro in Italia e di 18.038 nella regione. Nel 2004 gli umbri erano di più di 500 euro più ricchi degli italiani.

elezioni Umbria
Fonte: ISTAT

Non solo, l’Umbria ha visto peggiorare anche le performance occupazionali.

Qui vediamo la differenza tra il tasso di occupazione italiano e quello regionale. Nel caso di Emilia Romagna e Toscana è aumentato il vantaggio sulle statistiche nazionali. Sono del resto due regioni che hanno resistito molto meglio di altre alla crisi, post sull’asse del Frecciarossa, tra Milano e Roma, come si usa dire, quello che è riuscito a crescere anche nei momenti più difficili.

Per L’Umbria non è andata così. Nel 2007 e nel 2008 aveva addirittura lo stesso tasso d’occupazione della Toscana, nel 2018 era del 3,6% più basso, e il vantaggio sul dato nazionale si era ristretto al 4,7%, rispetto al +7,1% del 2015.

elezioni Umbria
Fonte: ISTAT

Elezioni Umbria, l’esito di un pessimismo sul futuro

Questi dati nudi e crudi si concretizzano per esempio in alcune altre statistiche che riguardano la vita di tutti i giorni. E hanno a che alimentano la sfiducia.

Per esempio la percentuale dei sovraistruiti, coloro che fanno un lavoro inferiore a quello che il titolo di studio consentirebbe, è massima in Umbria, con il 31%. Solo in Abruzzo si va oltre, mentre la media italiana è del 24,6%

elezioni Umbria
Fonte: ISTAT

Il risultato finale è che gli umbri sono diventati tra i più pessimisti tra gli italiani. Nel 2012 solo lombardi e veneti li superavano quanto a proporzione di quanti credevano che le cose sarebbero andate meglio nei 5 anni successivi. Nel 2018 erano tra gli ultimi, venendo superati in pessimismo solo da molisani, pugliesi, campani, siciliani.

Mentre la percentuale degli ottimisti passava in Italia dal 24,6% al 29% in Umbria si scendeva dal 27,7% al 26,7%

elezioni Umbria
Fonte: ISTAT

Forse era un risultato già scritto. L’Italia che vive fuori dalle grandi città, quelle sopra i 200-300 mila abitanti, e quindi tutti gli umbri, hanno sofferto la crisi più degli altri, per vari motivi che vanno anche oltre la dimensione italiana. E sono più preoccupati e sfiduciati.

Rivoltarsi contro chi li ha governato per decenni è stato naturale per loro.

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L'autore: Gianni Balduzzi

Editorialista di Termometro Politico, esperto e appassionato di economia, cattolico- liberale, da sempre appassionato di politica ma senza mai prenderla troppo seriamente. "Mai troppo zelo", diceva il grande Talleyrand. Su Twitter è @Iannis2003
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