Agenzia delle Entrate, Inps e Aci: malware nei sistemi, sgominata banda

Pubblicato il 25 Novembre 2019 alle 12:28
Aggiornato il: 26 Novembre 2019 alle 20:56
Autore: Guglielmo Sano
Striscia di codici programma
Agenzia delle Entrate, Inps e Aci: malware nei sistemi, sgominata banda

Le banche dati di Agenzia delle Entrate, Inps e Aci sotto attacco da parte di una banda di cyber criminali: la Polizia postale continua a indagare sul massiccio furto di credenziali.

Agenzia delle Entrate: l’Operazione People 1

L’Operazione People 1 condotta dalla Polizia Postale, coordinata dalla Procura di Roma, è stata una delle indagini più articolate e complesse mai condotte in Italia contro degli hacker. Già eseguita un’ordinanza di custodia cautelare ed eseguiti sei decreti di perquisizione anche nei confronti di società di investigazioni private e di riscossione crediti.

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Nel frattempo, continuano gli accertamenti della Polizia: sono state sottratte centinaia di credenziali di accesso a informazioni personali di cittadini e imprese contenute nei data base di Agenzia delle Entrate, Inps e Aci ma anche quelli di Infocamere oltre che di numerosi comuni.

Arrestato un uomo di 66 anni

Al centro dell’attività di indagine un italiano di 66 anni originario di Torino ma residente a Sanremo; ritenuto un hacker di altissimo livello, con alle spalle tra l’altro con numerosi precedenti di polizia, sarebbe proprio lui il principale sospettato (anche se si è probabilmente avvalso dell’aiuto di numerosi “colleghi” stranieri reclutati sul darkweb) degli attacchi contro le banche dati della pubblica amministrazione e del furto di centinaia di username e password.

Agenzia delle Entrate: virus camuffato nella mail truffa, cosa fare

Gli inquirenti si sono messi sulle sue tracce a partire da maggio 2017: cioè quando una società di cyber security avrebbe individuato dei malware – diffusi con il metodo dello spear-phishing: gli impiegati ricevevano una mail con allegato un virus che permetteva di prendere il controllo del terminale – volti a “bucare” i sistemi della PA.

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Secondo i primi riscontri, erano alcune società di investigazione privata e di recupero crediti a commissionare il furto dei dati. L’hacker da parte sua offriva ai propri clienti, una volta ottenuto l’ingresso illecito ai dati, una sorta di “abbonamento” (un euro a dato se non si voleva acquistare un “pacchetto” di dati): in pratica, pagando una certa cifra a cadenza regolare, si otteneva una pen drive che permetteva di accedere illecitamente all’archivio della PA di interesse e, quindi, di consultarlo.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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