Gli italiani sovrastimano gli immigrati per colpa dei media? La realtà sembra meno distorta di quanto dice Eurispes

Pubblicato il 27 Novembre 2019 alle 09:00
Aggiornato il: 28 Novembre 2019 alle 22:11
Autore: Francesca Ronchin
Immigrati - Immagine della bandiera europea con tre mani una verso l'altra
Gli italiani sovrastimano gli immigrati per colpa dei media? La realtà è meno distorta di quanto dice Eurispes

Immigrati – Gli italiani sovrastimano la presenza di stranieri in Italia e la responsabilità sarebbe dei media. La tesi è stata articolata dal Presidente di Eurispes Gian Maria Fara al convegno tenutosi a Napoli “Immigrazione, è ora di voltare pagina”, dove ha rilanciato i dati di uno studio pubblicato nel 30esimo “Rapporto Italia” in cui si è chiesto agli italiani di fare una stima degli stranieri presenti sul territorio nazionale.

Davanti alla platea dell’alleanza progressista Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, al cospetto del Ministero dell’Interno Luciana Lamorgese e dell’ex omologo Marco Minniti, Fara ha ricordato come solo il 28,9% degli italiani sia in grado di indicare correttamente l’incidenza degli stranieri e che la percezione complessivamente distorta degli italiani è dovuta alla “superficialità dei nostri mezzi di informazione”, alla “pochezza di parti consistenti della nostra classe politica che alimenta strumentalmente sentimenti di paura e di odio nei confronti degli immigrati”.

La notizia è stata ripresa da diverse testate e c’è stato chi come Tgcom ha annunciato che “oltre la metà degli italiani crede che gli stranieri siano più del doppio”. Lo scenario tratteggiato è quello di una sovrastima di massa e gli italiani vengono dipinti come un popolo di fobici irrazionali in balia dei media. Se letti bene però, i dati di Eurispes ci inducono a dare spiegazioni diverse.

Se si calcola la media ponderata dei dati riportati, gli italiani in media ritengono che gli stranieri siano il 14,32% della popolazione: un risultato che si discosta di soli 4 punti da quello reale che è di circa il 10%. 

Come principale riferimento del numero di stranieri Eurispes considera invece solo quelli regolari che nel 2018 sono circa l’8,5% della popolazione. Questa percentuale non comprende gli irregolari ma se si tiene conto anche di questi, la percentuale di errore si abbassa. Se l’obiettivo è quello di valutare quanto la percezione degli italiani sia distorta rispetto alla realtà sembra difficile pensare che gli stranieri irregolari non abbiano un ruolo nel condizionare la percezione del fenomeno.

Gli irregolari infatti comprendono gli stranieri esclusi dal circuito dell’accoglienza, quelli che hanno meno possibilità di trovare lavoro e che spesso finiscono per chiedere l’elemosina fuori dai negozi. Sono i cosiddetti “invisibili” che però sono forse i più visibili perché li troviamo per strada o in sistemazioni di fortuna a ridosso di hotspot o stazioni ferroviarie. Il sondaggio di Eurispes invece, chiede agli italiani di azzeccare il numero dei soli stranieri regolari come se fosse possibile distinguere tra quelli che hanno la cittadinanza o un regolare permesso di soggiorno e quelli che invece ne sono privi.

Immigrati, tra reali e percepiti: il fattore dell’informazione

Per il suo Presidente però il vero argomento di discussione è un altro: la disinformazione. Il 18 novembre sul magazine online di Eurispes “L’immigrazione in Italia: tra dati reali, (dis)informazione e percezione” e inserita già nel 30° “Rapporto Italia”, Fara ha ribadito che i media sono  “responsabili di influenzare quando non plasmare almeno parzialmente l’orientamento degli italiani” e sono “decisivi soprattutto nell’ambito di temi che toccano la sfera emotiva esaltando paure, ma anche pregiudizi e sospetti” fino ad amplificare “l’incidenza degli stranieri”.

Insomma, se gli italiani sbagliano i numeri la colpa è di tv, web e giornali. Se fosse veramente colpa dei media però, le risposte dovrebbero essere piuttosto uniformi sul territorio proprio perché la copertura dei mezzi d’informazione è nazionale. Osservando invece le distribuzioni di frequenza delle risposte per aree geografiche, si nota che le risposte sono molto diverse tra loro e questo fa pensare che ci sia dell’altro.

Se si calcola la media ponderata delle risposte per area geografica, le aree dove lo scostamento dal dato reale dei residenti stranieri è maggiore sono le isole. Qui la differenza tra dato percepito e dato reale è di oltre 10 punti e forse non è un caso.

È risaputo che le isole sono luogo di sbarchi, sia autonomi, i cosiddetti sbarchi “fantasma”, sia autorizzati, e sembra dunque plausibile ritenere che in queste zone, la percezione amplifichi il dato reale perché la regione di sbarco spesso non coincide con quella di accoglienza o di residenza.

In un’analisi realizzata da Istat sul 2017, anno di elaborazione del rapporto Eurispes, si legge che l’area in cui gli stranieri sono cresciuti di più è proprio il Mezzogiorno (+4,5%) dunque Sud e Isole. A Nord invece la crescita è solo dell’ 1,2%.

Il fenomeno, spiega sempre Istat, è “dovuto agli sbarchi come confermato dalla presenza di quote più elevate di cittadini stranieri residenti in convivenza sul totale nelle regioni del Sud (4,5%) e delle Isole (5,8%), rispetto alle regioni del Nord (1,9%)”. Inoltre, le aree del Centro-Nord sono quelle in cui gli stranieri sul territorio si sono storicamente concentrati e sembrerebbe plausibile ritenere che nelle regioni in cui la popolazione straniera è più radicata, inserita e presumibilmente integrata, eventuali oscillazioni nel numero reale di stranieri vengano percepite in misura minore rispetto a regioni dove i migranti, tra sbarchi e minor tasso di inserimento lavorativo, sono più visibili, anche per strada.

Questi aspetti però, Eurispes non sembra tenerli in considerazione e preferisce imputare percezioni e orientamenti degli italiani alle manipolazioni di media e politica.

Numeri e studi ed errori di percezione

Sulla presenza di eventuali errori di percezione, ha realizzato uno studio anche la Commissione Europea con l’Eurobarometro n. 469. I dati sono sempre quelli del 2017 ed è interessante notare quello che accade quando agli intervistati viene chiesto di stimare il numero degli immigrati irregolari rispetto a quelli regolari. In Europa gli immigrati irregolari sono 948 mila, quelli regolari 21,6 milioni, praticamente 22 volte tanto. In Italia e in Grecia però, quasi la metà della popolazione è convinta che gli immigrati siano in prevalenza irregolari. Un errore di percezione altissimo che il report imputa alla collocazione geografica dei due paesi tanto che, dopo Italia e Grecia, l’errore di percezione è molto evidente anche a Cipro, Malta e Spagna ovvero altri paesi fortemente esposti ai flussi migratori.

Didascalia tabella: l’indagine di cui al grafico fa riferimento anche a Ungheria, Austria e Grecia, ma i dati di questi Paesi (oscurati in giallo nel grafico sopra) sono sotto embargo fino al 18 dicembre 2019, data in cui verranno presentati in occasione della conferenza “Migrazioni: lo sguardo dei nuovi cittadini”

Sempre sul tema, il risultato più abnorme è però quello rilevato da “Ciak migr-action: perception, stereotypes and knowledge gap among EU citizens about migration”, rapporto realizzato da Ipsos per We World uscito proprio a novembre 2019.

Qui la domanda posta ad un campione di 1000 abitanti interpellato attraverso interviste via web è più generica perché il sondaggio mira a rilevare la percezione da parte degli italiani del numero di “migranti” sul territorio intesi genericamente come “tutti coloro che non sono nati in Italia” e in questo caso il dato di riferimento è ancora diverso e viene stimato attorno al 9% della popolazione italiana. Il risultato colpisce particolarmente perché secondo Ipsos gli italiani in media ritengono che i migranti rappresentino il 31% della popolazione italiana. Praticamente tre volte tanto rispetto al dato reale di riferimento.

Se poi osserviamo la distribuzione di frequenza di Ipsos, lascia davvero increduli leggere che ben 34 persone ogni 1000 rispondono che i migranti sono addirittura il 90% o il 100% della popolazione italiana. Allo stesso modo stupisce che ben 46 intervistati su 1000 ritengano che gli stranieri presenti sul suolo italiano siano meno di 4 ogni 100 abitanti.

0-4 4,6%
5-9 10,8%
10-14 14,6%
15-19 6,6%
20-24 13,2%
25-29 1,9%
30-39 13,6%
40-49 13,1%
50-59 8,8%
60-69 4,3%
70-79 2,5%
80-89 2,7%
90-100 3,4%
MEDIA 31,4

A commento dei dati qui sopra, le dichiarazioni rilasciate al Fatto Quotidiano da Marco Chiesara, Presidente di We World Onlus, sembrano allinearsi a quelle di Eurispes. “Questi dati – ha detto Chiesara – mostrano che il clima d’odio costruito e promosso negli ultimi anni ha generato percezioni distorte che alimentano paure infondate verso chi arriva in Italia e cerca accoglienza”. La tesi secondo cui eventuali sovrastime dipendono da fattori emotivi non torna però quando si tratta di mettere in fila le priorità del Paese. Per gli italiani infatti l’immigrazione non è in cima alle preoccupazioni ma si colloca solo al 4° posto. Il problema principale infatti, addirittura per un italiano su due, è la disoccupazione. Il 38% è preoccupato dalla situazione economica mentre il 34% dalle tasse. Non solo, nonostante le sovrastime gli italiani si confermano un popolo ben disposto nei confronti dei migranti perché il 68% si dichiara a favore del diritto all’accoglienza.

Considerazioni conclusive

Immigrati – Anche alla luce di questi risultati, la tesi secondo cui gli italiani sovrastimano i migranti perché sarebbero un popolo in preda a paure e reazioni emotive provocate da media e politica, probabilmente non coglie il cuore del problema che sembra invece trovare una maggiore corrispondenza in variabili come esposizione geografica ai flussi migratori e visibilità del fenomeno. Questo però, a quanto pare, si preferisce ignorarlo.

Hai suggerimenti o correzioni da proporre?
Scrivici a
[email protected]

L'autore: Francesca Ronchin

Giornalista professionista, inviata di cronaca e attualità per programmi RAI e La7. Collabora con varie testate nazionali in particolare sui temi legati a flussi migratori, ONG e politiche di accoglienza.
    Tutti gli articoli di Francesca Ronchin →