Analfabeti funzionali, la foglia di fico per gente di un certo livello

Pubblicato il 1 Febbraio 2020 alle 18:47
Aggiornato il: 3 Febbraio 2020 alle 16:02
Autore: Nicolò Zuliani

Il nostro wishful thinking sta raggiungendo il livello di guardia.

Analfabeti funzionali
Analfabeti funzionali, la foglia di fico per gente di un certo livello

Nel 2009 lo Human Development Report diceva che in Italia il 47% della popolazione era analfabeta funzionale. È stato subito un successo ripreso da giornali e opinionisti, un termine assolutamente glamour che non solo definisce con tono autorevole gente che non capisce un cazzo, ma addirittura può fregiarsi dell’ambitissimo suffisso “lo dice la scienza”.

Nel 2014 esce un’indagine ISFOL-PIAAC che spara le stesse percentuali, poi nel 2017 esce un articolo de L’Espresso che cita lo stesso studio ma ora gli analfabeti funzionali sono il 28%. Nel giro di pochi anni siamo stati in grado di dimezzare queste figure mitiche, di cui tutti parlano ma nessuno ne ha mai visto uno dal vivo? Sarebbe meraviglioso: come ci siamo riusciti?

Non si sa, è un mistero.

Tempo fa noi di Termometro politico abbiamo intervistato il professor Quattrociocchi, il quale ci aveva spiegato come gli studi e le statistiche sugli analfabeti funzionali fanno acqua da tutte le parti, così come ipotetiche libertà di stampa, misuratori di felicità, di vivibilità o percentuali del proprio DNA. Sono “studi” che al 70% non sono riproducibili e che quindi non hanno alcuna valenza scientifica, perché c’è un’enorme differenza tra uno studio sociologico e un sondaggio.

Ma dire che il nostro è un popolo di analfabeti funzionali permette agli opinionisti di farsi cadere il monocolo e disperarsi perché nessuno gli compra il saggio dove con la scusa degli anni di piombo raccontano le proprie vacanze.

Fa ridere perché non frega niente a nessuno

Quanti e quali siano gli analfabeti funzionali è un dato ipotetico, ma ha tre grandi utilità. La prima è sottintendere che chi lo dice non lo è. La seconda è sminuire chiunque pensi o voti in maniera diversa da noi. La terza – ben più tragica – auto-assolversi dall’aver vergato post/articoli brutti o pallosi. Come credete che si consoli l’autore quando deve comprarsi 2000 copie del proprio libro per poi buttarle nel cassonetto?

Raccontandosi che gli italiani sono un popolo di analfabeti funzionali.

Come si è risposto l’intero centrosinistra davanti ai sondaggi di Salvini? È perché gli italiani sono analfabeti funzionali. Nel 1968 gli analfabeti erano ben più di oggi, e il PCI-PSIUP pigliava otto milioni e mezzo di voti. Poi il comunismo è fallito, i reduci hanno dovuto reinventarsi un elemento d’aggregazione e, complice l’imborghesimento, invece di capire ignoranti e poveri hanno scelto di criticarli.

Stefano Disegni, “Atticisti militanti”

Questa teoria autoassolutoria – e masturbatoria, dai – è l’ennesimo espediente narrativo per non cambiare strategia, visione o comportamento nei confronti dell’elettorato, per non uscire dalla propria comfort zone e rendersi conto che se gli italiani si stanno incattivendo è proprio perché non trovano qualcuno in grado di capirli o ascoltarli, o che gli assomigli.

Sapete tutti quello che penso del M5S e ciò non toglie che il gesto di Di Maio (Di Maio!) di baciare il sangue di San Gennaro aveva una potenza politica enorme – dunque è stato per forza casuale. Dimostrava di capire e rispettare un popolo, le sue tradizioni, i suoi costumi e la sua dialettica. Se uno si fosse messo lì a dire “ma dai, è ketchup, siete degli idioti creduloni” quanti voti avrebbe preso?

Noi che guardiamo raffinate fiction internazionali ci dimentichiamo che le serie TV più viste d’Italia sono Don Matteo, Montalbano e Gomorra. Che le trasmissioni più viste sono Tù sì que vales e C’è posta per te. Con grandi poteri arrivano grandi responsabilità, e chi sceglie di parlare al pubblico può scegliere se adattarsi al suo linguaggio per esprimere i propri concetti, oppure dire che sono tutti analfabeti funzionali perché lo dice la scienza.

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L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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