Lei cercava sesso, lui una banca: Tinder non è mai stato tanto Fantozzi

Pubblicato il 14 Febbraio 2020 alle 17:03
Aggiornato il: 22 Febbraio 2020 alle 13:40
Autore: Nicolò Zuliani

Questo ci insegna che raccattare sconosciuti ubriachi non garantisce finali cinematografici.

Lei cercava sesso, lui una banca: Tinder non è mai stato tanto Fantozzi

In occasione della festa degli innamorati è un buon momento per ricordare una storia epica accaduta a dicembre 2016. Siamo negli Stati Uniti, dove il ritardo mentale regna sovrano ed esiste la “subtitlephobia”, cioè l’incapacità di guardare qualcosa con dei sottotitoli. È notte, fa freddo, e verso l’una di notte a Jennifer (nome di fantasia) viene voglia di sesso.

Può sembrare assurdo a noi europei, ma in America succede.

Lei ha quarant’anni, l’intelligenza della Baby mia e uno smartphone. Non: cos’altro le serve? Apre Tinder, un’app che serve a mettere in comunicazione uomini in cerca di sesso con donne in cerca di guide turistiche. Scorre vari profili e trova Christopher Costillo, 33enne con mascella volitiva e carismatica ignoranza. Chattano per qualche minuto, poi lui le propone di incontrarsi.

“Ti voglio bene, mamma!” dice Jennifer “Mi piace stare in braccio!”.

Esce di casa ormai alle due di mattina, sale sulla sua Nixan Maxima e guida fino a Chepachet, Rhode Island, dove raccoglie Christopher davanti a casa dei suoi genitori. Lui, munito di una bottiglia di vino, le dice di conoscere un bel posto e la fa guidare per trenta minuti verso North Attleboro. Lei acconsente. Nel tragitto Christopher si scola il vinello e chiacchiera di solo l’onnipotente sa cosa, poi arrivati in centro le chiede di fermarsi davanti a una banca perché “deve prelevare”. Christopher non è quello che sembra, anzi: è un fine stratega, uno che Del Toro avrebbe di sicuro messo a pilotare uno Jaeger.

“Ho fame! Giochiamo? Ho sonno!” risponde Jennifer.

Christopher entra in banca indossando occhiali da sole e un berretto da baseball, poi tira fuori dai pantaloni una Colt 44 Magnum, afferra il braccio di un vigilante – negli USA le banche sono aperte alle 2 di mattina, sì – e chiede soldi. Riesce a ottenere un migliaio di dollari, poi schizza fuori e dirigendosi verso la Nissan grida “parti, cazzo, parti!. Jennifer intuisce qualcosa sia andato storto col bancomat, mormora “Chup! Chup! Chup! Ho sonno!” e parte.

Non c’è modo di ricostruire il dialogo all’interno di quella macchina, ed è un peccato, perché per la prima volta nella storia di Tinder avremmo una donna che cerca solo sesso incontrare un uomo che cerca solo soldi. Dopo qualche chilometro, tuttavia, le auto della polizia a sirene spiegate suggeriscono a Jennifer che la realtà è un posto difficile per un robot a 8bit.

La breve storia d’amore tra Jennifer e Christopher viene distrutta dal giudice che condanna lui per rapina e aggressione a cinque anni di carcere, mentre lei viene graziata. Con uno sguardo intenso Jennifer si alza, guarda la giuria, dice “Mmh, che buono!” ed esce dall’aula. Dopotutto, è stata solo una comparsa nel Grande Piano del bandido Costillo, inspiegabilmente terminato in farsa.

Ma non è forse questa, l’essenza degli Stati Uniti?

Non sapere niente, non pensare niente, fare cose a caso purché con in mano enormi cannoni e finire a sputare addosso ai poliziotti, che a loro volta fanno la stessa cosa sugli afroamericanegri? Chissà. Dopotutto, i tossici servono soprattutto a creare Grandi Piani per il nostro intrattenimento.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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