Mercoledì delle Ceneri 2020: significato, tradizione e cosa si fa

Pubblicato il 26 Febbraio 2020 alle 13:52 Autore: Daniele Sforza

Oggi 26 febbraio è il mercoledì delle ceneri 2020: ecco cosa significa esattamente, quali sono le tradizioni e cosa si fa durante questo giorno.

Sacerdote
Mercoledì delle Ceneri 2020: significato, tradizione e cosa si fa

Oggi è il 26 febbraio e si celebra il Mercoledì delle Ceneri 2020, dopo un Martedì Grasso passato un po’ in sordina a causa del coronavirus che ha segnato di fatto la fine del Carnevale. Questa giornata è molto importante per il rito cattolico, in quanto il periodo di Quaresima, un tempo adottato come tempo di digiuno e penitenza dopo le gozzoviglie del carnevale, precede l’arrivo della Pasqua.

Mercoledì delle Ceneri 2020: significato e cosa si fa

Memento Homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris, ovvero Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai. Con questa frase, prima della riforma del Concilio Vaticano II, si distingueva la liturgia durante il Mercoledì delle Ceneri, giorno in cui nelle chiese s’impone sul capo dei fedeli accorsi alla Messa le ceneri benedette residue dei rametti d’ulivo risalenti alla Domenica delle Palme dell’anno precedente. Dopo la riforma la frase liturgica è mutata in Paenitemini et credite Evangelio, ovvero Convertitevi e credete nel Vangelo, conferendo maggiore risalto alla penitenza e alla conversione come simboli principali del periodo quaresimale.

Nel rito romano il Mercoledì delle Ceneri segna l’inizio del periodo di Quaresima, ovvero 40 giorni prima della Pasqua, escludendo le Domeniche. Nel rito ambrosiano, invece, l’inizio del periodo di Quaresima si sposta 4 giorni dopo il Mercoledì delle Ceneri, ovvero alla prima domenica dopo il Martedì Grasso.

Mercoledì delle Ceneri 2020: la tradizione, digiuno e penitenza

Nella tradizione cristiana, il Mercoledì delle Ceneri rappresenta il culmine l’avvio di un periodo di penitenza che nella realtà si traduceva in un tempo di astinenza dalla carne e di digiuno. La tradizione si è un po’ persa nel tempo per diverse motivazioni, tra cui lo stato di salute dei bambini e delle persone più deboli fisicamente, e nella Quaresima è rimasta comunque la tradizione di fare un fioretto, ovvero di pentirsi di un’azione o un comportamento scorretto e dunque convertirsi alle buone azioni.

I 40 giorni di Quaresima, dopotutto, vanno a simboleggiare il pellegrinaggio di Gesù nel deserto, continuamente tentato dal diavolo. Anche il punto chiave di questa storia s’inserisce nel periodo che precede la Pasqua, dando ancora più importanza e risalto all’atto di pentimento, alla resistenza alle tentazioni e al perseguimento delle buone azioni.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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