Pagamento affitto bloccato per Coronavirus è possibile? Ecco le novità

Pubblicato il 18 Marzo 2020 alle 15:59 Autore: Claudio Garau

Pagamento affitto e questione sfratti: che cosa ha deciso in questi giorni l’Esecutivo per sostenere privati ed imprese? Quale bonus è stato introdotto?

Pagamento affitto bloccato per Coronavirus è possibile Ecco le novità
Pagamento affitto bloccato per Coronavirus è possibile? Ecco le novità

Tra le tante domande che le persone legittimamente si pongono in questo periodo, ce n’è una che riguarda la materia degli affitti di immobili – ovvero contratti molto diffusi in Italia – e ci riferiamo sia alle locazioni di uso abitativo, sia a quelle di uso commerciale. Che succede in questo periodo di emergenza sanitaria? Sono previste delle variazioni o deroghe a quelli che sono i principi giuridici contenuti nelle leggi che trattano di affitto e pagamento dello stesso? Facciamo chiarezza.

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Pagamento affitto bloccato o blocco sfratti? Che cosa ha deciso il Governo?

Ebbene in questa situazione fluida, in cui ogni giorno il Governo produce nuovi atti normativi, per favorire la lotta all’epidemia e per fronteggiare le richieste, i bisogni e le necessità dei cittadini, ecco il blocco degli sfratti, deciso con provvedimento dell’Esecutivo.

Tali novità sono eclatanti perché si inseriscono in un contesto normativo che non prevede in via generale la deroga alle regole sull’equo canone. In altre parole, non sarebbe sulla carta possibile il blocco del pagamento dell’affitto, e neppure per ragioni gravi di tipo sia sanitario, sia economico (come quelle attuali). Infatti, secondo le regole generali sarebbe se mai possibile il mero recesso per giusta causa. Com’è facile intuire, si tratta di un quadro normativo che non aiuta affatto tutti coloro che hanno sottoscritto un contratto di affitto per un appartamento o un negozio, dato che in questo ultimo periodo quasi tutte le attività lavorative sono sospese (e gran parte di quelle commerciali) e la questione redditi si è fatta via via sempre più delicata.

L’Esecutivo ha allora deciso di porre una deroga alla disciplina generale sugli affitti, in modo che gli inquilini non ne ricevano un ulteriore danno, proprio in questi frangenti. Si è infatti optato per decretare un provvedimento di urgenza anche in questo settore, con la proroga degli sfratti, sia abitativi sia non abitativi, almeno fino al 30 giugno. Si tratta di un decreto già operativo e in vigore – dato che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale – che pertanto è subito applicabile verso coloro che hanno perso il lavoro causa emergenza coronavirus, oppure verso coloro che non ricevono lo stipendio per lo stesso motivo, ma non solo. Come tale, questo provvedimento opera anche a favore di tutti i morosi, ovvero le persone non in regola con i versamenti del canone, già in questa condizione prima dello scoppio dell’epidemia.

Dal lato pratico, questa decisione comporta che qualsiasi proprietario che abbia già ottenuto dal giudice un provvedimento favorevole allo sfratto, non potrà tuttavia almeno fino alla fine di giugno, procedere con l’esecuzione forzata e il rilascio coattivo dell’immobile. Insomma ogni caso di morosità è rimandato almeno a luglio, se non oltre.

Il punto però è il seguente: il provvedimento del Governo dispone un mero “rinvio delle morosità” a dopo la fine dell’emergenza. Al momento insomma non è stato chiarito che cosa succederà a tutti quegli affittuari che, per ragioni connesse allo stop delle attività lavorative o commerciali non potranno pagare l’affitto nelle prossime settimane. Insomma, permanendo questo quadro normativo, allo stato attuale non è prevista alcuna deroga o tutela a favore di chi non paga e non pagherà il canone “causa coronavirus”. Ma ciò certamente non impedisce che, viste le novità che vi sono giorno per giorno, ve ne siano di ulteriori a breve in materia di contratti di affitto e deroghe al pagamento dell’affitto.

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Che succede agli affitti di locali commerciali?

Invece, qualcosa di più incisivo è già previsto in materia di affitti di tipo commerciale, con l’introduzione di uno specifico bonus. Infatti, il decreto legge “Cura Italia” già operativo, dispone – nell’ambito di un quadro di misure di supporto economico per lavoratori, famiglie ed imprese – una specifica agevolazione denominata “credito di imposta per botteghe e negozi” per coloro che svolgono attività commerciali in forma di impresa. Tale bonus scatta a prescindere dal versamento del canone, dato che il decreto non vincola l’ottenimento del beneficio al pagamento della quota. Ma in che cosa consiste di preciso tale bonus?

Ebbene, si tratta di un’agevolazione determinata come credito d’imposta corrispondente al 60% dell’ammontare del canone di affitto ad uso commerciale, riferito al mese di marzo 2020, per ciò che attiene locali della categoria catastale riconducibile a negozi e botteghe. Secondo quanto affermato dall’art. 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997, si tratta di un credito da sfruttare in compensazione. Tale agevolazione non vale però per i servizi essenziali che pur nella vigenza delle nuove norme restano di fatto aperti, in particolare negozi di alimentari, supermercati, parafarmacie e farmacie.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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