Aggiornamento Istat 2020: decorrenza termini e cosa significa

Pubblicato il 24 Marzo 2020 alle 10:30 Autore: Claudio Garau

Aggiornamento Istat 2020: qual è il significato di questa espressione e perchè l’Istat è tenuto all’attività in oggetto. A cosa serve e quando opera

Aggiornamento Istat 2020 decorrenza termini e cosa significa
Aggiornamento Istat 2020: decorrenza termini e cosa significa

Ci sono espressioni, comunemente utilizzate nel mondo dell’economia e nelle notizie giornalistiche, il cui significato potrebbe sfuggire a non pochi. Tra esse, merita qui considerazione l’espressione “aggiornamento Istat“. Si tratta infatti di termini che concretamente possono incidere sulla vita dei cittadini italiani e di cui è preferibile avere contezza. Vediamo allora più da vicino di che si tratta, come funziona la decorrenza del citato aggiornamento e quali effetti comporta sul piano economico individuale.

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Aggiornamento Istat 2020: di che si tratta? perché è previsto?

L’aggiornamento Istat 2020 è in buona sostanza un meccanismo con il quale i prezzi sono parametrati ed adattati al costo della vita. Tale meccanismo è obbligatorio, dato che l’inflazione incide sui costi dei beni al consumo per tutti i cittadini italiani. Ad esempio, i canoni che caratterizzano le locazioni immobiliari fanno parte di quei beni che hanno bisogno di un aggiornamento Istat. Nel campo immobiliare, tale adeguamento si ottiene tramite l’applicazione del cosiddetto “Foi”, ovvero uno specifico indice di prezzi al consumo, che attiene ai consumi dell’insieme delle famiglie di operai o impiegati, e che sono quindi riconducibili a un lavoratore dipendente. Si tratta insomma di quell’indice adoperato per adattare periodicamente i valori monetari, in riferimento agli affitti o anche agli assegni versati al coniuge separato.

L’Istat ha il compito di controllare l’andamento dell’economia italiana nel corso del tempo e, in quest’attività, è tenuto a monitorare le cosiddette “oscillazioni del costo della vita”, vale a dire i cambiamenti di prezzo dei beni e servizi offerti nel mercato. Come di fatto opera l’Istat per ottenere i necessari dati per l’aggiornamento Istat in questione?

Ebbene, tale istituto svolge indagini di mercato molto dettagliate, ricerche e censimenti, al fine di determinare che andamento ha avuto il costo della vita negli ultimi tempi, in base a specifici panieri (che a loro volta tengono conto di alcuni beni di prima necessità).

Con riferimento ad un bene di prima necessità come il pane, è chiaro che il suo costo è variato rispetto, ad esempio, agli anni ’90. Ciò comporta la necessità dell’aggiornamento Istat, al fine di adeguare alcuni prezzi-chiave al costo della vita attuale in Italia.

Pertanto, sulla base delle citate indagini, l’Istat potrà mettere in campo tutti gli strumenti opportuni al fine di adeguare o aggiornare lo stile di vita della popolazione della penisola a quelli che sono i cambiamenti in atto.

Tradotto in termini economici, tale ente compie un aggiornamento Istat di tipo monetario, in relazione agli indici percentuali raccolti attraverso le sue indagini. In verità l’istituto ha un vero e proprio obbligo di effettuare tali rilevazioni ed adottare gli opportuni accorgimenti successivi: ciò infatti impone il complesso di norme tributarie vigenti in Italia.

Quali doveri per il contribuente? in quali campi?

A quest’attività peculiare dell’Istat, si controbilancia il dovere del contribuente. Quest’ultimo infatti deve attivarsi per l’adeguamento alle rivalutazioni monetarie, informandosi autonomamente circa le novità ed i cambiamenti tracciati dall’Istat. E proprio questo istituto pubblica mensilmente gli indici utilizzati per l’accertamento delle variazioni e l’aggiornamento Istat, sulla Gazzetta Ufficiale e sul suo sito web (qui un link a tali indici).

Quando il contribuente deve occuparsi dell’aggiornamento Istat? Fondamentalmente se ricorre una delle due seguenti ragioni:

  • il contribuente deve adempiere a correlati obblighi annuali verso lo Stato;
  • il contribuente ritiene che tale aggiornamento possa dare un qualche beneficio tramite la citata rivalutazione.

Come sopra accennato, il contratto di locazione è uno dei campi in cui opera, con maggior rilevanza, l’aggiornamento Istat in oggetto. Infatti, è abbastanza scontato che il lato economico di tale rapporto di affitto deve essere ogni anno parametrato al costo della vita, secondo specifici indici. Più nello specifico, se per le locazioni a uso abitativo è legittimo che le parti si accordino per versare il totale della rivalutazione, per le locazioni a uso commerciale l’adeguamento non può oltrepassare la soglia del 75%. Questo perché il legislatore ha sancito che non si deve incidere troppo sull’attività commerciale in relazione alla quale è stato sottoscritto il contratto di locazione. Per quanto riguarda i pagamenti delle quote maggiorate, la prassi di solito vuole che proprietario ed affittuario si accordino per il versamento della metà per ognuno.

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A questo punto però la domanda è legittima: come funziona la decorrenza dei termini per l’aggiornamento Istat? Ebbene, è necessario tenere ben presenti gli indici resi noti il mese precedente a quello relativo alla scadenza del contratto di locazione o della conclusione annuale del rapporto di locazione. In ogni caso, si tratta di incombenze tecniche gestite dall’Agenzia delle Entrate: al contribuente spetta il solo compito di recarsi presso l’ufficio delle imposte, compilare il modello F24 e compiere i versamenti richiesti in base all’aggiornamento Istat. Conclusioni non dissimili possono trarsi con riguardo agli aggiornamenti Istat in materia di pensioni, che anche in queste circostanze, avvengono annualmente, al fine di rivalutare ed adeguare le pensioni al costo della vita.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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