Cosa fare se si ha febbre o tosse e quando allarmarsi per coronavirus

Pubblicato il 26 Marzo 2020 alle 17:29 Autore: Giuseppe Spadaro

Cosa fare se si ha febbre o tosse: alcuni suggerimenti utili sui sintomi più frequenti e su come comportarsi anche per evitare il contagio dei familiari.

Cosa fare se si ha febbre o tosse e quando allarmarsi per coronavirus

Coronavirus: quali sono i sintomi di chi è stato contagiato? LO ha spiegato il Ministero della Salute che ha elencato i sintomi più frequenti. Febbre, stanchezza e tosse secca. Oltre a questi sintomi possono aggiungersi indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Nei casi più gravi l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.

Cosa fare se si ha febbre o tosse

Una volta ricapitolati i sintomi più frequenti, molti si chiedono cosa fare quando si presentano tali sintomi. La prima azione da compiere è quella di contattare telefonicamente il proprio medico. Un gruppo di medici ha collaborato con il Corriere della Sera per dare risposte ad alcune domande frequenti. Nell’articolo si evidenzia che essendo al culmine la stagione influenzale i sintomi descritti soprattutto possono essere indicative del contagio da COVID-19. Cosa fare dunque? Contattare il medico di famiglia. Una volta contattato il medico, lo stesso – quasi certamente solo telefonicamente – chiederà ulteriori informazioni anche sulla base della conoscenza della storia personale sanitaria e dei possibili fattori di rischio.

Chiaramente subentrano molti fattori: tra questi l’età ed eventuali altre patologie. Tuttavia il primo suggerimento che il medico può dare è quello dell’isolamento domiciliare. Ovvero ancor prima di accertare il caso di contagio si deve diminuire il rischio che altri familiari possano essere contagiati.

Il medico segue quasi sempre il paziente senza incontrarlo e solo in casi che si aggravano, o maggiormente a rischio per la storia del paziente può essere suggerito di recarsi presso una struttura ospedaliera. Ed è presso le strutture ospedaliere che vengono eseguiti i tamponi. Non è mai il medico di famiglia ad eseguire i tamponi: gli stessi vengono effettuati da personale sanitario solo in fase di ricovero.

I fattori da monitorare

Nell’articolo pubblicato dal Corriere col contributo di un gruppo selezionato medici si fa luce anche su un altro aspetto importante. Chi si occupa di seguire l’eventuale miglioramento o peggioramento delle condizioni del soggetto con sintomi come febbre e tosse compatibili col coronavirus.

La risposta: “È il medico di famiglia a occuparsi, quasi sempre telefonicamente, di come sta evolvendo la malattia. Il paziente ha il compito di tenere monitorati tre parametri: frequenza del respiro, pressione arteriosa, saturazione dell’ossigeno nel sangue. Per il primo basta contare gli atti respiratori in un minuto (fino a 20 è nella norma); per la pressione arteriosa serve il dispositivo, facilmente acquistabile in farmacia. La saturazione dell’ossigeno è valutabile con il saturimetro, strumento a basso costo che, appoggiato al dito, rileva l’insufficienza respiratoria in fase iniziale. Il dispositivo è però introvabile ed è proprio per controllare questo parametro che i medici effettuano visite a domicilio. In alternativa chiedono al paziente di fare qualche gradino per intercettare difficoltà respiratorie. Chi lo possiede può utilizzare il cardiofrequenzimetro”.

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L'autore: Giuseppe Spadaro

Direttore Responsabile di Termometro Politico. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti (Tessera n. 149305) Nato a Barletta, mi sono laureato in Comunicazione Politica e Sociale presso l'Università degli Studi di Milano. Da sempre interessato ai temi sociali e politici ho trasformato la mia passione per la scrittura (e la lettura) nel mio mestiere che coltivo insieme all'amore per il mare e alla musica.
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