Mes, Varoufakis: se Italia accetta, sarà austerity e indebitamento

Pubblicato il 18 Aprile 2020 alle 20:34
Aggiornato il: 23 Aprile 2020 alle 00:11
Autore: Eugenio Galioto

Mes, Varoufakis: se Italia accetta, sarà austerity e indebitamento. Così l’ex ministro delle finanze greco a La7 che ha generato un tam tam sui social.

consegna a mano di banconote di euro con lo sfondo di Berlino
Mes, Varoufakis: se Italia accetta, sarà austerity e indebitamento

Torna a far parlare di sé l’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, il cherubino caduto di Syriza che ha abdicato al proprio ruolo in divergenza con l’ex Premier Tsipras proprio sulla vicenda del memorandum “lacrime e sangue” della Troika. L’economista greco, intervenuto a DiMartedì da Floris, si è scagliato contro il Mes, il fondo salva-Stati che sta facendo discutere in Europa, specie a seguito dell’ultima riunione dell’Eurogruppo.

Forte dell’esperienza greca che, durante la crisi del debito sovrano, fu costretta ad accettare, in cambio di prestiti da parte della Troika, una serie di memorandum che imponevano privatizzazioni, drastica riduzione della spesa pubblica e austerità, Varoufakis ha ammonito l’Italia a tenersi alla larga dal mefistofelico Mes, con o senza condizionalità.

Il meccanismo di stabilità europeo (il cui acronimo è Mes, appunto) potrebbe condurre l’economia italiana sull’orlo del collasso e del default, cosa che porterà il Belpaese a indebitarsi nuovamente, in una spirale potenzialmente infinita. Il punto – ha spiegato l’ex ministro – è proprio questo: gli aiuti del Mes sarebbero certamente utili alla ripresa economica, ma comporterebbero un indebitamento dell’Italia, costretta a trattare con i creditori della Troika una serie di misure di rigore e austerità (oltre che l’implementazione di politiche neo-liberiste) che avrebbero come esito un ulteriore impoverimento.

Mes, Varoufakis: “se l’Italia crolla, crolla anche la Germania e l’UE”

A causa della crisi generata dall’epidemia, l’Italia e l’Europa dovranno affrontare, secondo le parole dell’ex ministro, “una depressione senza precedenti che abbiamo il dovere morale di evitare”. ” Prima di tutto – ha sottolineato Varoufakis – guardiamo bene i numeri: non sono 500 miliardi, come annunciato dai media, bensì soltanto 28 miliardi. Il resto sono prestiti. I prestiti sono molto utili se c’è un problema di liquidità, ma se il problema è l’insolvenza delle aziende, non è prestando soldi che si corre in loro soccorso. I governi di Stati Uniti e Germania si sono mobilitati per far fronte alla crisi economica attraverso finanziamenti effettivi, non prestiti”.

Varoufakis ha poi sottolineato il ruolo fondamentale dell’Unione europea in questa fase: se non si ricorre agli eurobond, che è un modo di socializzare il debito dagli Stati nazionali a livello europeo, il rischio è quello di un’instabilità critica delle nostre economie. Il MES – dice chiaramente l’ex ministro greco –  “è inutile: se Conte ottiene 500 miliardi, questo va a pesare subito sul debito dell’Italia e aumenterà il deficit. Poi arriverà Bruxelles a Roma e vi dirà ‘avete un deficit enorme, lo dovete ridurre’. E quando l’Italia inizierà a riprendersi, arriverà l’austerity a colpire il Paese”.

Non è mancata poi da parte di Varoufakis la stoccata contro la Germania: “perché la Germania ha i soldi necessari? Perché c’è l’euro che mantiene a basso costo le esportazioni della Germania verso la Cina. Questo beneficio è dovuto all’Italia, alla Grecia, alla Spagna che sono nell’euro-zona”. E chiosa: “noi non dobbiamo chiedere solidarietà a Berlino, ma buon senso, perché la loro ricchezza dipende anche dall’Italia, Spagna e da tutti coloro che sono nell’euro-zona e se l’economia di questi Paesi crolla, l’intero sistema monetario europeo si disintegrerà con effetti catastrofici anche per la Germania”.

Gli eurobond, una partita fondamentale da giocare

Tutto dipenderà, dunque, dalle scelte dell’Eurogruppo che, secondo varoufakis, dovrebbe evitare gli errori degli ultimi dieci anni, quale ad esempio sarebbe quella di proporre l’attivazione del Mes. Del resto, fu proprio Varoufakis, qualche giorno fa, a definire come “irresponsabili” le decisioni dell’Eurogruppo.

In quell’occasione, l’economista marxiano aveva ribadito come l’unica via d’uscita dalla trappola dell’indebitamento dei Paesi del Sud più colpiti dal coronavirus (come Italia e Spagna) fosse “che il nuovo debito non cada sulle spalle deboli dei paesi più indebitati ma sia condiviso in tutta la zona euro”. Peccato, aveva aggiunto “che questa condivisione del debito è vietata dai trattati che hanno creato la zona euro, su insistenza dei paesi del nord Europa”. “A differenza di quando nel 2015 ero il solo a chiedere uno strumento comune per la ristrutturazione del debito pubblico – ha ribadito nell’intervista Varoufakis – nelle ultime settimane i governi di otto stati del sud, oltre alla Francia, hanno chiesto un ripensamento sulla condivisione del debito”, proponendo i coronabond, proposta stroncata dall’Eurogruppo e dalle forze di opposizione italiane al Parlamento europeo ieri.

Come visto, l’unica concessione che i “falchi del Nord” hanno fornito ai nove Paesi che proponevano gli eurobond (o coronabond) è stata quella di attivare i prestiti del Mes senza condizioni limitatamente per le spese sanitarie (ma non per i necessari interventi di natura economica); una debole vittoria di Pirro, secondo Varoufakis, perché in ogni caso “le condizioni arriveranno più tardi”, una volta passata l’emergenza sanitaria.

Ha fatto discutere, inoltre, il tam tam in rete della video-intervista a La7 di Varoufakis, rilanciata da esponenti della Lega e del Movimento Cinque Stelle; una condivisione inaspettata per Diem25 Italia, il movimento di Varoufakis che si è affrettato a rimarcare le distanze dalle due forze politiche, le quali, entrambe contrarie al Mes, hanno espresso con il voto al parlamento europeo contrarietà ai coronabond (per quanto riguarda Lega) e ai Recovey bond (per quanto riguarda il M5S).

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L'autore: Eugenio Galioto

Sociologo, un passato da ricercatore sociale e un presente da analista politico. Scrivo principalmente di economia e politica interna. Amo il jazz, ma considero l'improvvisazione qualcosa che solo i virtuosi possono permettersi.
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