Immuni, la fase 2 ad libitum e la società della bio-sicurezza

Pubblicato il 23 Aprile 2020 alle 17:29
Aggiornato il: 24 Aprile 2020 alle 23:31
Autore: Alessandro Faggiano

Immuni, la fase 2 e la società della bio-sicurezza. Una riflessione sui possibili effetti sociali del tracciamento per fini sanitari.

Immuni, fase 2 ad libitum e società della bio-sicurezza
Immuni, la fase 2 ad libitum e la società della bio-sicurezza

Nel momento in cui si comincia a parlare sull’operativizzazione della fase 2, prende sempre più piede il dibattito sul tracciamento e sulle misure di prevenzione da adottare in futuro. Storicamente, guerre ed epidemie hanno offerto scenari favorevoli a sperimentazioni su nuove tattiche di controllo della popolazione. Ce lo spiega abilmente Foucault nel suo “Sicurezza, territorio, popolazione” (1978) che descrive con dovizia di particolari le meccaniche dell’isolamento e della quarantena. È in tempi di malattia che il discorso sui corpi e sulla vita torna al centro dello scenario e il rapporto tra libertà e sicurezza si fluidifica: non vi è più un limite chiaro, marcato, che possa definire il campo d’azione delle tattiche di controllo sul corpo della persona.

Tempi di pace, tempi di guerra

I tempi e gli spazi della democrazia liberale impongono una libertà di movimento e di dissenso, con un potere disciplinare sì presente ma nascosto, non dettato attraverso imperativi categorici e, in definitiva, non coercitivo. Ora, in tempi d’epidemia, quel potere disciplinare non solo esce allo scoperto e si moltiplica attraverso una serie di norme – legate a un sapere medico, clinico – ma si legittima attraverso una ragion di Stato garante della salute pubblica, della vita, prima ancora della libertà. Volendo rimanere nel campo di un discorso liberale, la libertà di movimento è stata superata dalla libertà di poter vivere. L’isolamento e il distanziamento sociale sarebbero le tattiche privilegiate di questo sapere clinico che impone la responsabilità dell’individuo sulla collettività attraverso la disciplina del proprio corpo. Significa essere responsabili, attraverso i propri movimenti, della salute degli altri: non si tratta più solo di “cosa” si fa, che azioni si intraprendono, ma il “come” si compiono. Un tale grado di disciplina lo si può imporre, senza troppe complicazioni, attraverso una narrazione bellicista e un’economia del potere di guerra (basata in maggior rapidità d’azione, limitazione all’essenziale del dibattito politico e applicazione immediata di norme grazie all’ausilio di esercito e forze dell’ordine). Questo cambio di narrazione descritto poc’anzi sembrerebbe dover essere legato unicamente allo stato emergenziale in cui versano la stragrande maggioranza dei Paesi: ciò significa che, rientrata l’emergenza, le priorità tornerebbero allo stato precedente. Passata (del tutto) l’epidemia si torna alla vita di prima. Se per le regole del gioco democratico non sembrano esserci dubbi su un ritorno più o meno rapido alla normalità, è proprio in questa nuova fase che entra in gioco la variante della stretta del controllo e il passaggio a un nuovo modello di società, retto su nuove forme d’interazione (distanziamento sociale, utilizzo di DPI, igienizzazione) sperimentate già nella prima fase del contagio.

Qui, le principali statistiche e infografiche di TP sull’andamento dell’epidemia da covid-19 in Italia.

Tracciamento sanitario ed effetti sociali

Le applicazioni di tracciamento per fini sanitari non possono essere paragonate a qualsiasi altra applicazione per il quale cediamo, spesso alla leggera, i nostri dati personali. Nel caso di una applicazione di tracciamento, oltre alla (con)cessione di dati personali si (con)cede anche la nostra rete sociale. Per quanto la logica della cessione dei dati possa essere apparentemente simile, l’intensità, il grado con il quale essi vengono ceduti è sicuramente diverso. Il passaggio a una società digitalmente tracciata e clinicamente scrutata può dar vita alla società della bio-sicurezza. In termini giuridici, si assottiglierebbero le libertà negative (libero “da”) degli individui, che dovrebbero essere costretti a affrontare un disciplinamento dei propri corpi e delle abitudini sociali anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria. In uno scenario di obbligatorietà di tracciamento, gli effetti della disciplina corporale si potrebbero manifestare attraverso la perpetuazione di uno stato d’emergenza interiorizzato dallo stesso cittadino. Il tracciamento continuo, anche dopo la fine dell’emergenza, ci può ancorare mentalmente alla fase emergenziale e indurci a interiorizzare la nuova disciplina corporale.

In caso di tracciamento volontario, invece, uno dei primi effetti sociali che potrebbero prodursi riguarda la crescita del sospetto e della diffidenza verso chi ha preso una scelta diversa dalla nostra. Se, fino ad ora, le pratiche discriminatorie e di segregazione si sono prodotte prevalentemente in funzione di una diversità etnico-fisica e financo linguistica, nel mondo post covid-19 la tracciabilità del proprio corpo potrebbe diventare il nuovo gran elemento discriminante del futuro. Ciò si potrebbe osservare meglio non tanto nell’ambito delle relazioni sociali più strette (famiglia e amici), bensì in quelle lavorative e/o non direttamente afferenti la nostra sfera privata. Qualora il tracciamento divenisse una realtà conclamata e accettata, ci ritroveremmo innanzi a un nuovo paradigma: la tecnologia come pass obbligatorio per far parte della società.

Immuni e/o liberi?

Il discorso che qui si sta portando avanti non ha a che vedere con una volontà specifica di intensificare il controllo, bensì riguarda gli effetti di una pratica – che sembra poter prendere piede in una molteplicità di Paesi – legata alle pressioni per una ripresa immediata delle attività economiche e di un ritorno alla vita sociale. È una volontà di controllo “funzionale a”: un mezzo e non un fine. Da questi elementi si evince che il discorso sull’utilizzo di una applicazione come “Immuni” non ha a che vedere unicamente con il tracciamento per fini sanitari. Non è un discorso puramente clinico. Le implicazioni sono molteplici e si fondono nei vari campi della politica, dell’economia e della società. Da un lato, il tracciamento per fini sanitari (ma con effetti politici, economici e sociali) potrebbe contribuire notevolmente al disinnesco di future epidemie e a migliorare notevolmente la qualità della prevenzione. Dall’altro, una perdita di libertà e di cessione della sfera privata al Pubblico che, fino a poco tempo fa, risultava impensabile. Impensabile come chi, fino agli ultimi mesi del 2019, fantasticava su una distopica pandemia globale.

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L'autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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