Pensioni ultima ora: tagli assegni per coronavirus, ecco perché

Pubblicato il 25 Maggio 2020 alle 20:58 Autore: Giuseppe Spadaro

Pensioni ultima ora: tra gli aspetti che mettono in relazione l’emergenza coronavirus ed il tema previdenziale c’è un fattore introdotto con la riforma Dini

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Pensioni ultima ora: tagli assegni per coronavirus, ecco perché

Abbiamo già avuto modo di parlare, in più occasioni, delle conseguenze che l’emergenza coronavirus rischia di avere anche sul piano previdenziale. Ci sono vari aspetti legati: in prima battuta si pensi alle conseguenze economiche ed al minor gettito a disposizione dello Stato. Nelle scorse settimane c’è addirittura chi ha parlato dell’allarme per lo Stato di andare incontro difficoltà col pagamento delle pensioni. Ipotesi fermamente smentita da tutte le fonti istituzionali, come ad esempio i vertici dell’Inps. C’è poi il tema legato a chi all’interno di un regime contributivo puro, avendo rinunciato ad una parte delle entrate, ha versato meno contributi (come abbiamo illustrato in questo nostro articolo).

Pensioni ultima ora, dalla riforma Dini alle conseguenze del coronavirus

C’è un altro aspetto che mette in relazione l’emergenza coronavirus al fattore pensioni. La relazione è data da uno dei sistemi di calcolo della pensione introdotto con la cosiddetta riforma Dini. A spiegarlo è il Corriere che ricorda come alla fine del 1995 chi aveva almeno 18 anni di contributi è rientrato nel sistema retributivo e, per la riforma Fornero, ha il calcolo della pensione contributiva solo a partire dal 2012. Chi invece a quella data aveva meno di 18 anni di contributi, ricade nel sistema misto e il calcolo contributivo per la sua pensione parte dal 1995. Poi, ci sono coloro che hanno iniziato a versare i contributi a partire dal 1996 e avranno un assegno pensionistico interamente contributivo.

Rivalutazione e l’incidenza del PIL

Pensioni ultima ora – Come entra in gioco l’emergenza coronavirus rispetto al calcolo della pensione? Ecco la risposta. La riforma Dini ha previsto che i contributi versati per gli anni che rientrano nel nuovo metodo di calcolo vengano rivalutati con un tasso di capitalizzazione dato dalla crescita media del Pil dei cinque anni precedenti. Quindi, chi andrà in pensione dal primo gennaio 2022 avrà la rivalutazione contributiva influenzata dal Pil di quest’anno. Ricapitolando: la riforma Dini ha previsto che i contributi versati, prima di essere trasformati in rendita, siano via via rivalutati con un tasso di capitalizzazione dato dalla crescita media del Pil nei cinque anni precedenti. Per cui i lavoratori che andranno in pensione dal 2022 vedranno commisurata la rivalutazione in base all’andamento del PIL che rischia di essere molto penalizzante.

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L'autore: Giuseppe Spadaro

Direttore Responsabile di Termometro Politico. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti (Tessera n. 149305) Nato a Barletta, mi sono laureato in Comunicazione Politica e Sociale presso l'Università degli Studi di Milano. Da sempre interessato ai temi sociali e politici ho trasformato la mia passione per la scrittura (e la lettura) nel mio mestiere che coltivo insieme all'amore per il mare e alla musica.
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