Contestazione bolletta: come funziona e a chi bisogna rivolgersi

Pubblicato il 24 Settembre 2020 alle 06:06 Autore: Claudio Garau

Contestazione bolletta luce, acqua, gas e telefono: quali sono i passi fondamentali ed essenziali da compiere? La conciliazione come presupposto per agire in tribunale

Contestazione bolletta come funziona e a chi bisogna rivolgersi
Contestazione bolletta: come funziona e a chi bisogna rivolgersi

Forse non tutti sanno che in materia di contestazione bolletta, non occorre avvalersi delle prestazioni di un legale, per ottenere giustizia. Vediamo di seguito che cosa la legge prevede a favore del consumatore e come quest’ultimo può tutelarsi nei confronti di una bolletta telefono, luce, acqua o gas che appare “gonfiata” o comunque recante un importo sproporzionato rispetto alle circostanze di fatto.

Se ti interessa saperne di più sull’etilometro, contestazione del verbale e le ipotesi in cui ha successo, clicca qui.

Contestazione bolletta: il contesto di riferimento ed il primo passo da fare

Come anticipato, in caso di contestazione bolletta, non è fondamentale il contributo del proprio avvocato. O almeno non è lo subito. Infatti, le norme vigenti dispongono che, prima di una causa in tribunale alla compagnia cui si collegano i costi in bolletta, lo step obbligatorio è quello di provare a conciliare, ovvero tentare di individuare un accordo bonario con la controparte. La conciliazione – come si può facilmente intuire – mira proprio a ridurre i tempi ed i costi in caso di contestazione bolletta, evitando lunghi strascichi in aula di tribunale, a favore piuttosto di un più efficace contatto diretto tra le parti in lite. Insomma, è possibile scansare la cosiddetta “fase contenziosa” gestita dal giudice, se la conciliazione va in porto: peraltro in questa procedura, non è indispensabile l’apporto concreto di un legale. Rimarchiamolo: il tentativo di conciliazione è comunque doveroso, ovvero fa fatto a pena di improcedibilità dell’azione giudiziaria. Pertanto, se il magistrato dovesse, in un secondo tempo, rendersi conto che non è stato fatto il citato tentativo, si troverebbe costretto a congelare l’iter di causa e a dare alle parti un termine per effettuare la conciliazione.

In ogni caso, la primissima cosa da fare, laddove ci si renda conto che è opportuna la contestazione bolletta gas, luce, acqua o telefono, è telefonare al servizio clienti, contattando una addetto del customer care. In effetti tale fase non è imposta dalla legge, ma è utile al consumatore per capire meglio la questione e per raccogliere dati ed informazioni che potrebbero giocare a suo vantaggio nelle fasi successive di contestazione bolletta. Insomma, tramite il servizio clienti, il cliente/consumatore potrà impostare meglio la strategia da adottare in seguito. Va altresì ricordato che quanto detto nel corso della telefonata, non potrà comunque avere alcun valore nell’eventuale causa in tribunale, sebbene il cliente possa certamente registrare la conversazione (della “legalità” della registrazione telefonata abbiamo già parlato qui).

I passi successivi da compiere

Ovviamente rivolgersi al customer care non basta: sono necessari ulteriori passaggi in caso di contestazione bolletta. Rileva in particolare lo step successivo, ovvero la compilazione di una pec o di una lettera raccomandata a/r, di cui è destinataria la compagnia che eroga il servizio di cui in bolletta: in tale missiva, il cliente/consumatore deve chiarire i motivi che sorreggono la contestazione bolletta. Particolare non di poco conto – prima di spedire la lettera in oggetto – è rappresentato dalla esatta individuazione della sede legale della compagnia: in verità, è possibile leggere dov’è localizzata la sede legale, proprio nella bolletta impugnata, oppure nel contratto da cui deriva l’erogazione delle prestazioni della compagnia.

A questo punto, la società deve rispondere per legge in un congruo termine, e le alternative sono due:

  • o accetta quanto segnalato dal cliente e si conforma alla sua richieste;
  • oppure, a sua volta, le contesta e non si adegua a quanto indicato dal cliente.

In ogni caso, prima che sia resa tale risposta alla lettera di cui sopra, è fatto divieto alla compagnia di sospendere l’utenza, anche in caso di morosità. Se la società fornitrice del servizio non si allinea a quanto segnalato dal cliente, a quest’ultimo non resterà che il tentativo obbligatorio di conciliazione.

Come detto all’inizio, la conciliazione – anche per il tramite delle nuove tecnologie, come internet e videoconferenze – è uno step necessario che, se ha esito negativo, potrà consentire comunque il ricorso in tribunale. L’autorità in tema di conciliazione cambia a seconda della bolletta che viene contestata:

  • bollette gas/riscaldamento, energia/luce, acqua: è competente l’organismo di conciliazione di Arera, vale a dire l’Autorità garante per le citate utenze;
  • bollette telefono: sono competenti i Co.re.com, ovvero gli organismi di conciliazione regionale, oppure Conciliaweb.

È chiaro che finalità del procedimento di conciliazione è cercare di trovare un compromesso, vale a dire un accordo che possa soddisfare ambo le parti (cliente e compagnia). Durante l’iter di conciliazione, gli interessati dovranno presentare tutte le doglianze e tutte le difese opportune, dato che nell’eventuale successivo iter di causa, non sarà possibile presentarne ulteriori. Comunque, solo in caso di esito negativo, il cliente potrà effettuare la contestazione bolletta, con ricorso innanzi al giudice competente.

Se ti interessa saperne di più sul bonus bollette automatico e risparmi in arrivo dal 2021, clicca qui.

La fase contenziosa

Come accennato poco fa, se la conciliazione non si conclude positivamente, è necessario – per tutelarsi con contestazione bolletta – rivolgersi al giudice. Ma attenzione:

  • per le bollette luce, acqua, gas o telefono fino a 1.100 euro non è necessario avvalersi del supporto dell’avvocato;
  • il giudice competente è il giudice di pace.

In verità, la fase contenziosa presenta le trame tipiche delle norme di procedura civile e, pertanto, avventurarsi in causa senza un legale di fiducia, potrebbe essere assai pericoloso: infatti, un banale errore procedurale, commesso per inesperienza o per ignoranza in fatto di norme, potrebbe far perdere la causa ed impedire di impugnare nuovamente, pur sussistendo davvero un importo sproporzionato in bolletta.

Segui Termometro Politico su Google News

Hai suggerimenti o correzioni da proporre?
Scrivici a
redazione@termometropolitico.it

L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
    Tutti gli articoli di Claudio Garau →