Differenze vaccini Covid 19: percentuale efficacia e cosa cambia

Pubblicato il 18 Novembre 2020 alle 11:59 Autore: Guglielmo Sano

Vaccini Covid: che differenza c’è tra i candidati di Pfizer e Moderna? Invece, per cosa sono simili i due composti? Un focus

Dna

Differenze vaccini Covid 19: percentuale efficacia e cosa cambia

Vaccini Covid: che differenza c’è tra i candidati di Pfizer e Moderna? Invece, per cosa sono simili i due composti che potrebbero immunizzare la popolazione mondiale dall’infezione da nuovo coronavirus?

Vaccini Covid: cosa hanno in comune i composti di Pfizer e Moderna?

Vaccini Covid: la comunità scientifica, dopo uno sforzo che probabilmente non ha precedenti nella storia dell’umanità, sembra ormai a un passo dal trovare un composto anti-infezione da nuovo coronavirus. Al momento, sono in particolare due i candidati: il vaccino di Pfizer e quello di Moderna. Che cosa hanno in comune?

  • Sia il vaccino di Pfizer che quello di Moderna sono realizzati con la stessa tecnologia “innovativa”: infatti, diversamente dai vaccini “classici” (che in un modo o nell’altro portano all’interno dell’organismo l’agente patogeno), i composti di Pfizer e Moderna “mostrano” alle cellule del corpo umano il codice genetico del Sars Cov 2. Una volta “memorizzate” le informazioni, le cellule producono una risposta immunitaria se entrano in contatto con il vero e proprio nuovo coronavirus.
  • Altra analogia tra i vaccini Covid di Pfizer e Moderna riguarda le modalità di somministrazione: entrambi i composti hanno bisogno di essere iniettati due volte (dopo 21 giorni dalla prima iniezione quello di Pfizer, dopo 28 quello di Moderna) per attivare l’immunizzazione.

Le differenze tra i composti Pfizer e Moderna

Tra i vaccini Covid di Pfizer e Moderna corrono anche delle differenze?

  • A quanto riferiscono le due aziende farmaceutiche, la prima differenza sembra essere la percentuale di efficacia: il composto di Pfizer dovrebbe arrivare al 90% mentre quello di Moderna quasi al 95%. Gli esperti avrebbero definito “sorprendenti” percentuali intorno al 60%: già questo chiarisce quanto tali livelli di efficacia sembrino destinati ad abbassarsi alla prova dei “grandi numeri”, cioè quando i composti saranno somministrati a milioni e milioni di persone (la sperimentazione finora si è svolta su un campione di 30-40mila persone).
  • Importante differenza tra il vaccino di Pfizer e quello di Moderna da segnalare sul fronte della conservazione: il primo ha bisogno di essere conservato tra i -70 e i -80 gradi centigradi e resiste solo 5 giorni circa in un normale frigorifero. Al contrario, il secondo ha necessità di essere conservato a -20 gradi centigradi, una volta scongelato può essere conservato tra i 2 e gli 8 gradi per un mese, infine, “resiste” circa 12 ore a temperatura ambiente.

Cosa bisogna ancora capire?

Restano da approfondire due importanti aspetti per quanto riguarda i vaccini Covid di Pfizer e Moderna:

  • i composti proteggono solo dall’infezione o, impedendo al virus di “attecchire” nell’organismo ostacolano anche il contagio?
  • Inoltre, per quanto tempo garantiscono una protezione contro l’infezione?

Probabilmente, oltre che sulla “catena del freddo” e proprio su questi due aspetti che si giocherà la fase finale della partita tra i vari candidati a vaccino anti nuovo coronavirus.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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