Quota 100 addio: il Recovery Plan cambia il sistema previdenziale

Pubblicato il 26 Aprile 2021 alle 11:30 Autore: Claudio Garau
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Quota 100 addio: il Recovery Plan cambia il sistema previdenziale

Il Recovery Plan prometteva grandi novità, e piano piano si sta intravedendo cosa potrà cambiare, anche sul fronte pensionistico. Il Governo ha infatti detto stop alla pensione anticipata con almeno 62 anni di età anagrafica e 38 anni di contributi versati. Tuttavia, c’è chi ha già osservato che l’eredità della sperimentazione triennale di quota 100 graverà ancora sui conti dello Stato per almeno 15 anni.

Il blocco o mancato rinnovo di quota 100 non è stato peraltro indolore: anzi, diverse le critiche e gli attacchi proprio in questi giorni all’interno di una compagine di Governo che, sul tema, non è si mostrata pienamente compatta. Ma d’altronde era cosa già nota.

Da rimarcare altresì che il mancato rinnovo di quota 100 ha accontentato Bruxelles, che aveva domandato di garantire la sostenibilità del sistema previdenziale italiano nel medio periodo. Adesso però l’Esecutivo Draghi si trova di fronte ad una questione assai complessa, ossia come limitare l’impatto dello “scalone” tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, proprio a seguito della fine dell’esperienza di quota 100. Vediamo allora quale potrebbe essere lo scenario pensionistico nel prossimo futuro.

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Quota 100 e pensione anticipata: la riforma previdenziale sarà un tema dei prossimi mesi

Abbiamo appena detto che la bozza del Recovery Plan intende accantonare quota 100 e il collegato schema di pensione anticipata. Ebbene, è del tutto chiaro che le pensioni animeranno il dibattito politico italiano da qui ai prossimi mesi, senza alcun dubbio. Anzi, sarà il tema clou dell’autunno 2021, con quelli delle crisi aziendali e l’impatto della fine del blocco dei licenziamenti nel mercato del lavoro.

Ciò che appare lampante è che queste sono le ultime opportunità per chiudere la propria esperienza lavorativa, avvalendosi delle regole di quota 100. Infatti, dal prossimo gennaio 2022 ecco profilarsi di nuovo lo scalone anagrafico il quale, dagli attuali 62 anni e 38 di contributi di quota 100, imporrà invece 67 anni di età per la pensione di vecchiaia e almeno 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne) per la pensione anticipata.

Ma non è finita qui: dal 2026 ricomincerà infatti la progressione del requisito pensionistico legata all’adeguamento alle speranze di vita (i cosiddetti scatti). Sono le regole della discussa Legge Fornero, che si applicherebbero al sistema previdenziale nei prossimi anni.

L’obiettivo è trovare un compromesso verso un nuovo modello di pensione anticipata

E’ chiaro che l’addio al modello di pensione anticipata legato a quota 100 genera e genererà malumore e disapprovazione. In particolare, I sindacati stanno domandando “flessibilità” al mondo delle istituzioni, per non essere costretti a tornare proprio alla Legge Fornero. Vero è, tuttavia, che il cantiere della riforma previdenziale non è stato ancora aperto e che, senza correttivi, dal primo gennaio i requisiti anagrafici per andare in pensione passeranno da 62 a 67 anni di età anagrafica. Uno scalone di 5 anni che, con tutta probabilità, merita di essere considerato e rivisto, ed anzi evitato.

L’Esecutivo sta lavorando da tempo su meccanismi e formule intermedie, in attesa del varo della Riforma Pensioni vera e propria, per ora messa in stand by dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando, che ha preferito bloccare i vari tavoli con i sindacati fino al momento in cui non saranno ultimate altre riforme di primaria importanza per il Paese. Ciò anche in considerazione dell’emergenza sanitaria e della crisi da pandemia: pensiamo ad esempio alla revisione integrale dello schema degli ammortizzatori sociali.

Ecco perchè la formula di compromesso sulla pensione anticipata, che potrebbe mettere d’accordo le parti, sarebbe proprio l’altrettanto chiacchierata Quota 102. E il Recovery Plan spingerebbe proprio in questa direzione.

Pensione anticipata con quota 102: il meccanismo

Come già accennato, la fine di quota 100 entro il 2021 è inclusa nel programma del Recovery Plan elaborato dal Governo. Si legge nella bozza che: “In tema di pensioni, la fase transitoria di applicazione della cosiddetta Quota 100 terminerà a fine anno e sarà sostituita da misure mirate a categorie con mansioni logoranti”. L’Esecutivo sembra insomma avere le idee chiare e non vuole dunque prorogare detto modello di pensione anticipata, previsto dal 2019 in via sperimentale per un triennio, e voluto espressamente dalla Lega.

Per superare quota 100, ma senza fare ‘salti nel buio’, è stata messa in campo – come detto – l’ipotesi dell’attuazione di quota 102, ossia uno schema teorizzato dall’economista e presidente del Centro Studi e Ricerche “Itinerari Previdenziali” Alberto Brambilla, ex Sottosegretario al Ministero del Welfare con delega alla Previdenza Sociale.

In verità, quota 102 non è così diversa da quota 100. Infatti, l’adozione di detto modello di pensione anticipata comporterebbe l’uscita più rapida dal mondo del lavoro, con 64 anni di età anagrafica e 38 anni di contributi versati. Cambierebbe il requisito anagrafico, restando inalterato il cumulo contributivo. A ciò si sommerebbero comunque gli adeguamenti alla speranza di vita. Attenzione però: al fine di trovare un compromesso e di far ‘quadrare i conti’, il rovescio della medaglia sarebbe rappresentato dal ricalcolo contributivo dell’assegno pensionistico (opzione Donna).

Secondo quanto stimato dai tecnici del Governo, rispetto alla Quota 100, lo Stato riuscirebbe comunque a risparmiare risorse finanziarie. Anzi, la nuova pensione anticipata sarebbe praticabile anche con il vigente sistema previdenziale. Tuttavia, lo stesso Brambilla ha voluto precisare che non dovrebbero neppure esserci penalizzazioni sull’assegno della pensione, in quanto “ci sono già i coefficienti di trasformazione, in base ai quali prima vai in pensione, meno prendi“.

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Va da sè che se alla fine si dovesse optare per sostituire quota 100 con quota 102, quest’ultimo modello di pensione anticipata costituirebbe, in qualche modo, il ponte verso l’auspicata e tanto attesa riforma strutturale delle pensioni. Anzi proprio il Recovery Plan, che si lega allo schema di aiuti economici europei, pare un’occasione da cogliere al volo, per cambiare davvero il paese.

In questo periodo, si sta anche discutendo di possibili agevolazioni e sconti contributivi che si applicherebbero alle categorie più svantaggiate, ossia quelle che per condizioni personali e/o familiari frequentemente non riescono ad arrivare al minimo di contributi di cui a Quota 102. Si parla dunque di benefici riservati a talune categorie come caregiver, lavoratori precoci e donne. Ma ne sapremo di più nelle prossime settimane.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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