Green pass italiano: la novità che sta facendo discutere. A cosa serve?

Pubblicato il 28 Aprile 2021 alle 10:56 Autore: Claudio Garau
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Green pass italiano: la novità che sta facendo discutere. A cosa serve?

Tanti i temi che alimentano il dibattito in questi giorni, a livello politico e di opinione pubblica. D’altronde l’Italia si trova ora ad un punto di svolta: tra nuovi stanziamenti per il secondo decreto Sostegni bis, riforme strutturali in cantiere, stesura e invio del Recovery Plan e aiuti dell’Europa sotto forma di contributi a fondo perduto e prestiti garantiti, c’è molto di cui parlare nelle aule del Parlamento in questo periodo.

Tiene banco altresì anche il cosiddetto green pass italiano, da non confondere con quello europeo, peraltro in via di elaborazione. Insieme al ritorno delle zone gialle, con le riaperture annunciate dal Presidente del Consiglio Mario Draghi dal 26 aprile, ha fatto in questi giorni il suo esordio il green pass italiano, ossia la certificazione che consente di spostarsi dalle regioni “gialle” a quelle “arancioni” (come la Valle d’Aosta stessa, assieme a Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia) e “rosse” (la sola Sardegna). Vediamo un po’ più da vicino questa novità, per capire come funziona e cosa è utile ricordare in merito.

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Green pass: come funziona?

Il “green pass” italiano, come appena accennato, serve a spostarsi in entrata o uscita dalle regioni arancioni o rosse ed è entrato in vigore dal 26 aprile. Ne ha diritto chi ha terminato il ciclo vaccinale, chi è guarito dall’infezione da coronavirus e chi è negativo al tampone entro le 48 ore dallo spostamento/viaggio.

Questo documento è insomma finalizzato a rendere possibili gli spostamenti per motivi di turismo, o per visitare parenti e amici. Ma non bisogna dimenticare il dettaglio che segue: per le esigenze ormai ben note – ossia motivi di lavoro, salute e urgenza – cui si somma, ora, il raggiungimento, per i non residenti, delle seconde case – muoversi tra regioni di colore differente, con autocertificazione, era già consentito dalle norme emergenziali.

Il green pass è indubbiamente un certificato di un certo rilievo, giacchè consentirà l’accesso ad eventi e spettacoli, ma anche a manifestazioni sportive. Altresì permetterà l’accesso a teatri e cinema. Non dimentichiamo, infatti, che almeno per il momento per vedere gli spettacoli in questi ultimi, sarà necessaria la prenotazione, valendo la regola della capienza ridotta.

Invece, situazione inalterata per quanto riguarda il coprifuoco, che permane anche per chi ha ottenuto il green pass, secondo l’orario 22 – 5. Proprio il coprifuoco sta alimentando vivaci polemiche tra le formazioni politiche: pertanto, non è escluso che vi siano importanti novità entro la prima metà del mese di maggio.

Il digital green pass europeo è diverso: ecco perchè

Parallelamente l’Europa sta lavorando al cosiddetto digital green pass europeo, un documento affine per finalità al green pass italiano, ma ovviamente non identico. Secondo quanto si sa al momento, il digital green pass sarà un certificato e non un passaporto: avrà lo scopo di certificare l’avvenuta vaccinazione, la negatività a un test, oppure la guarigione dal coronavirus. Pertanto non sarà da intendersi un certificato di immunità.

Il Commissario Ue Breton, proprio sul tema del green pass europeo, ha chiarito che sarà pronto entro la seconda metà giugno, mentre il Ministro della Salute Speranza ha annunciato: “Il green pass europeo connesso alle vaccinazioni è la strada giusta per ricominciare a viaggiare in sicurezza”.

Ne dovrà discutere il Parlamento europeo, entro qualche settimana: la proposta è mirata al rilascio, verifica, e accettazione di certificati interoperabili di vaccinazione, di test e di guarigione con la finalità di tutelare il principio di libera circolazione e residenza dei cittadini europei, oggi limitata dalla pandemia, sulla base di regole e limitazioni interne a ciascun Stato, Italia compresa.

Il possesso del Digital Green Certificate intende dunque rende più facile il movimento delle persone tra gli Stati membri UE, specialmente con l’approssimarsi della stagione turistica. Invece non “dovrebbe essere una precondizione per l’esercizio della libera circolazione”. Ancora, fonti UE hanno precisato che non dovrebbe comportare la creazione di una sorta di data-base europeo, ma dovrebbe piuttosto consentire la verifica decentrata dei certificati sottoscritti digitalmente, sulla base di sistemi interoperabili.

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Come ottenerlo? I soggetti che lo rilasciano

Tornando al conteso interno, al fine di entrare in possesso del green pass italiano, o certificazione verde, occorre, come detto, rientrare in una delle seguenti tre condizioni:

  • completamento del ciclo di vaccinazione;
  • guarigione dalla malattia;
  • effettuazione di un tampone molecolare o test antigenico rapido negativo, entro le 48 antecedenti lo spostamento.

Detto certificato sarà disponibile sia in forma digitale che cartacea. Quello europeo invece sarà esclusivamente digitale. Nei primi due casi il green pass ha una durata di sei mesi dalla data della seconda vaccinazione e dalla certificazione di effettiva guarigione. In caso invece di test negativo, la sua durata è pari a 48 ore, come detto sopra.

Ci si potrebbe a questo punto domandare chi rilascia il green pass: ebbene, detto certificato è emesso automaticamente dalla struttura che somministra la vaccinazione – che da maggio includerà le farmacie – dalle autorità sanitarie che hanno effettuato il tampone (strutture pubbliche, private, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta) e dalla Regione o Provincia di competenza.

Concludendo, ricordiamo altresì che il tema del green pass italiano non trova tutti d’accordo: diversi anzi i dubbi e le polemiche collegate alla certificazione verde. In particolare, recentemente proprio il Garante per la privacy ha segnalato al Governo diverse criticità sul piano della possibile lesione della sfera della riservatezza e delle libertà individuali. Detta autorità ha infatti già inviato un “avvertimento formale” al Governo, ritenendo il green pass italiano “gravemente incompleto in materia di protezione dei dati, privo di una valutazione dei possibili rischi su larga scala per i diritti e le libertà personali”. Staremo dunque a vedere se il meccanismo e le regole della certificazione verde saranno rivedute e corrette nelle prossime settimane.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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