Variante Delta coronavirus: l’indiana preoccupa l’Europa. I rischi per l’Italia

Pubblicato il 14 Giugno 2021 alle 11:07 Autore: Guglielmo Sano
Variante Delta coronavirus: l’indiana preoccupa l’Europa. I rischi per l’Italia

Variante Delta coronavirus: l’indiana preoccupa l’Europa. I rischi per l’Italia

Sono tornati ad aumentare i contagi da coronavirus nel Regno Unito dopo la battuta d’arresto segnata dall’epidemia grazie a lockdown e avanzamento della campagna vaccinale. La causa di questa nuova impennata di casi è da imputare secondo gli esperti alla variante delta, il nuovo nome della cosiddetta variante indiana.

Variante Delta: l’indiana preoccupa l’Europa

La Variante Delta (B.1.617.2) del coronavirus non è altro che la cosiddetta variante indiana: la comunità scientifica ha recentemente scelto di usare questo tipo di nomenclatura per le mutazioni del Sars Cov 2 (alfa, beta e così via) piuttosto che usare il nome di paesi (ciò potrebbe portare a una dannosa confusione tra origine del virus e paesi in cui lo stesso è stato scoperto). Torna a destare preoccupazione nel Regno Unito dove si è registrata un’impennata di contagi dopo la battuta d’arresto subita dall’epidemia nei mesi scorsi grazie a lockdown e avanzamento della campagna vaccinale.

Le ultime ricerche sulla Delta vedono ormai concordi gli scienziati sul fatto che sia in grado di trasmettersi molto più velocemente rispetto alla versione “inglese/alfa” del coronavirus (60% più trasmissibile). Molti paesi stanno quindi correndo ai ripari, considerando anche che pare colpire in particolare i più giovani (tra i 12 e i 20 anni), in linea di massima, la fascia di popolazione meno vaccinata. A parte l’accelerazione sulle somministrazioni, altre iniziative riguardano l’anticipo dei richiami per gli over 60 (si è mossa in questa direzione la Spagna, per esempio).

Quali sono i rischi per l’Italia?

Quali sono i rischi per l’Italia? Sembrano pochi allo stato dei fatti. La Variante Delta precedentemente nota come variante indiana è diffusa anche in Italia, tuttavia, la sua presenza dovrebbe essere intorno ad un al momento poco preoccupante 1% dei casi attualmente rilevati (all’1% anche la cosiddetta variante nigeriana). Nel nostro paese, la variante Inglese-Alfa è nettamente la più diffusa (88%), la circolazione della brasiliana-gamma è intorno al 6-8%.

Da segnalare però che l’Italia è anche uno dei paesi in cui si analizza di meno il codice genetico del virus (in base ai positivi individuati dai tamponi): solo lo 0,7% dei casi registrati attualmente è stato sequenziato (un passaggio fondamentale per individuare le varianti). Nel Regno Unito, il sequenziamento è al 9,7%. Detto ciò, non fa meglio la Francia (0,7%) mentre la Germania si attesta al 3,4%, nei Paesi Bassi al 2,2%, la Spagna allo 0,8%: in teoria, il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) raccomanda di sequenziare almeno il 5% dei casi rilevati giornalmente.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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