Razionamento energia: cosa succede con stop al gas russo? Prime ipotesi

Pubblicato il 20 Giugno 2022 alle 09:43 Autore: Guglielmo Sano
Razionamento energia: cosa succede con stop al gas russo? Prime ipotesi

Razionamento energia: cosa succede con stop al gas russo? Prime ipotesi

Razionamento energia: l’Italia tra i paesi europei colpiti dalla rappresaglia di Mosca contro le sanzioni post invasione dell’Ucraina. Con l’arrivo dell’estate potrebbe diventare un grosso problema soddisfare la domanda di elettricità: l’esecutivo valuta la possibilità di dichiarare uno stato di allerta energetico. Cosa comporterebbe questo scenario?

Razionamento energia: cosa succede con stop al gas russo?

Razionamento energia: a seguito delle sanzioni imposte per l’’invasione tuttora in corso dell’Ucraina, la Russia sta cominciando a ridurre e in alcuni casi a interrompere del tutto le forniture di gas a diversi paesi europei. La Francia, per esempio, non riceve più metano russo, altri paesi come Germania e Austria, Polonia, Bulgaria e Finlandia stanno subendo pesanti tagli. Anche l’Italia si è vista dimezzare le forniture di gas da Mosca (che rappresentano il 40% del totale, 29 miliardi di metri cubi).

Il problema è contenibile al momento: alta la percentuale di stoccaggio delle riserve (dall’Ue si punta a riempirle per l’80% entro novembre), inoltre, con l’arrivo della stagione estive le criticità relative al riscaldamento, chiaramente, non si pongono. Tuttavia, con le temperature che si vanno alzando, diventa sempre più alta la domanda di energia elettrica (l’uso di condizionatori diventerà sempre più massiccio nel corso dei prossimi mesi).

Verso lo stato di allerta energetico?

Razionamento energia: dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il governo ha attivato lo stato di pre-allerta; lo step successivo è lo stato di allerta energetico (e quello ancora successivo è il vero e proprio stato di emergenza). La pre-allerta prevede diverse misure di razionamento dei consumi energetici, tra cui l’imposizione di un tetto ad alcuni soggetti industriali, l’aumento della produzione delle centrali a carbone e delle importazioni dall’estero (nel caso italiano, oltre che dall’Azerbaigian, da diversi paesi africani, Algeria in primis, ma anche Congo, Angola, Mozambico e Nigeria).

Tutto sotto controllo, quindi: più o meno, perché lo scenario che vede lo stop completo delle forniture di gas russo porterebbe a gravi ripercussioni macro-economiche per l’Italia. Una riduzione del Pil dello 0,3% nel 2022 e dello 0,5% nel 2023, -3 e -4 punti di percentuale in meno rispetto alle previsioni ante-guerra. Inoltre, l’inflazione potrebbe arrivare a sfiorare l’8% con il blocco dell’import del metano russo.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità
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