Russia, nuova normativa Internet tra censura e privacy

Pubblicato il 23 Novembre 2012 alle 11:02 Autore: Marco Residori
La Russia e internet

Russia, nuova normativa Internet tra censura e privacy

 

Il contesto storico assicurante il perpetrarsi del sistema feudale, e del potere di chi lo governava, trovava nell’assenza di dipendenza inter-feudale la sua garanzia di sopravvivenza. Il totale assoggettamento dei sottoposti e il capillare controllo del perimetro interno erano assicurati da una fitta schiera di vassalli e valvassori che, in forza di un immaturo principio di sussidiarietà, gestendo ciò che avevano avuto in concessione, garantivano continuità al potere dei feudatari. L’insigne coorte di fedelissimi collaboratori, fossero essi impiegati in materia economico-fiscale o giuridica, allontanava le paure di sconvolgimenti e il perpetrarsi dell’assetto governativo in carica.

[ad]Rimanere ancorati ad una gestione feudale, nel momento in cui i sistemi politici ed economici dei territori confinanti cambiano, divenendo sempre più interdipendenti e sviluppando eterogenei percorsi di progresso, seppur non intacca la capacità di controllo interno, inevitabilmente comporta necessari adeguamenti a livello esterno. Se, inoltre, il protocollo di interdipendenza diventa universale e viene veicolato lungo infrastrutture su scala mondiale, incredibilmente audace diviene la battaglia di coloro che avversano il cambiamento e i suoi mutati strumenti. Il nuovo fronte della campagna d’inverno russa si chiama Internet. La legge n. 139, discussa e approvata a luglio ed entrata in vigore il primo novembre, promuove i nuovi indirizzi del Cremlino in materia, gettando ombre censorie sulla libertà di espressione e sulla garanzia alla riservatezza degli utenti. Ai nuovi vassalli 2.0, insediati presso il Roskomnadzor, agenzia governativa deputata al controllo dei contenuti mediatici, viene assegnato il compito di redigere le infrazioni riscontrate online in materia di pedo-pornografia, uso di stupefacenti e promozione di pratiche suicide e di inserire, conseguentemente, i colpevoli digitali all’interno di un’apposita blacklist (единый реестр – Registro Singolo). L’approccio tutelare della legge nasconde la brutalità normativa della disposizione. Il quarto comma, dopo aver annoverato le tre precedentemente elencate infrazioni, dispone infatti la possibilità di essere messi all’indice a causa di sentenze giudiziarie di condanna per contenuti considerati di proibita diffusione. Illustrato il funzionamento dell’odierno sistema feudale russo, e la  politicizzazione delle sue corti giudiziarie, evidente diviene il pericolo di un vassallatico abuso del libero arbitrio nel giudizio delle contese e di una conseguente possibilità di censurare contenuti reputati arbitrariamente scomodi.

La Russia e internet

Il menzionato registro-indice permetterà inoltre di arginare il problema del coordinamento censorio dovuto alla struttura federale della giustizia. Se prima, infatti, gli aggiornamenti ai registri erano compiuti su base regionale, ora il Registro Singolo assicurerà una conformità nazionale, evitando il ripetersi di spiacevoli episodi (i siti bannati in alcune regioni, rimanevano accessibili in altre).

Il secondo e più doloroso effetto indiretto, sulla libertà di espressione e la garanzia alla riservatezza degli utenti, riguarda i processi di implementazione della legge approvata. Resesi conto dell’urgente necessità di garantire un’effettiva funzionalità della nuova disposizione normativa, le autorità governative hanno disposto infatti l’introduzione di un nuovo sistema di filtro: il Deep packet inspection (DPI).  Il nuovo strumento viene così raccontato da uno degli ingegneri coinvolti nella sua messa a punto “you open the envelope, not just read the address on a letter”. Il riferimento rimanda alle attività di monitoraggio utilizzate in precedenza (IDS, IPS), garantenti il controllo dei soli “header” dei pacchetti di informazioni. Con il DPI (ampiamente utilizzato da Cina e Iran), contrariamente, diventa possibile non solo monitorare il traffico internet ma anche filtrarlo, sopprimendo particolari servizi o contenuti. A titolo di esempio, garantisce, qualora vi sia un contenuto inadeguato su Youtube, di bloccare semplicemente il singolo contenuto e non la globalità dell’accesso al sito. Insomma, una censura targettizzata.

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L'autore: Marco Residori

Marco Residori, studente presso il corso di laurea "Mass media e Politica" della facoltà di Scienze politiche "Roberto Ruffilli" (unibo), nato nel 1988 e cresciuto a Milano. Aree di interesse/ricerca: sociologia dei consumi culturali e comunicativi, zone di frontiera tra ue-nuova europa (nuove russie e balcani) attualmente vive in Ukraina. Il suo blog personale è "Crossbordering"
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