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pubblicato: giovedì, 28 marzo, 2013

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Grillo e la previsione sul futuro dell’editoria

Beppe Grillo non ha un rapporto idilliaco con i giornalisti, in particolare con quelli italiani. Mentre è più magnanimo con la stampa estera, cui è solito concedere interviste.

[ad]Il teorema di fondo è che i giornalisti sono per lo più “collusi” col sistema dei partiti e rispondono al volere dei propri editori di riferimento più che alla cronaca ed al bisogno di informazione dell’opinione pubblica.

Da qui la scelta, estrema, da parte di Grillo e del Movimento 5 Stelle di parlare il meno possibile con gli operatori dell’informazione, anche perché, sostiene sempre l’ex comico genovese, con l’avvento (ed il sopravvento) della rete Internet il rapporto di utenti e cittadini con la comunicazione è diretto e dunque, conclude il ragionamento, non vi è alcun bisogno della “mediazione” dei giornalisti.

Da qui due impegni precisi che Beppe Grillo ed il Movimento 5 Stelle hanno assunto dalla loro fondazione e che sono stati rilanciati con veemenza in campagna elettorale: abolire l’Ordine dei giornalisti ed azzerare i contributi pubblici ai giornali.

Le dichiarazioni più dure e più recenti del blogger e politico genovese risalgono al 25 febbraio, giorno in cui si votava per le politiche. Grillo diceva: “L’informazione è stata collusa ed in assoluto vergognosa. I giornalisti sono stati collusi con questo sistema. Bisogna togliere un po’ di finanziamenti diretti ed indiretti agli editori. Toglieremo anche l’albo“.

Più in generale di Grillo va ricordata anche la promessa-previsione sul futuro dell’editoria e della carta stampata in Italia: «Il 2012 – teorizza Grillo – non sarà del tutto negativo. Porterà in dono anche la chiusura di molti giornali finanziati con soldi pubblici, veri cani da guardia dei partiti. Giornali che hanno attaccato il MoVimento 5 Stelle prima ancora che esistesse o che, nel migliore dei casi, ne hanno taciuto le iniziative. Il V2day del 2008 fu un atto di accusa contro la disinformazione dei giornali assistiti e legati a filo doppio ai partiti e venne chiesta l’abolizione dei finanziamenti pubblici. Tra le testate che attaccò l’iniziativa, prima, dopo e durante, spiccò l’Unità. Ora è in crisi, si metta sul mercato, si faccia pagare dai lettori come il Fatto Quotidiano e, se non vende, chiuda i battenti».

A cura di Paolo Trapani – www.promessepubbliche.com

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