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pubblicato: giovedì, 21 novembre, 2013

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Agcom e diritto d’autore: parte la macchina del fango

“Un consulente dell’ONU, tale Frank La Rue, che ogni tanto appare nei cieli italiani, dichiara che il regolamento dell’AGCOM [n.d.r. quello in materia di diritto d’autore online] sarebbe un provvedimento incostituzionale. Su quali basi lo dica e in forza di quale competenza non si sa, visto che un costituzionalista vero come il Presidente emerito della Consulta, Valerio Onida, lo ha giudicato perfettamente in regola”.

E’ così che Edoardo Segantini, dalle pagine del Corriere della Sera di oggi, commenta una delle raccomandazione che Frank La Rue, Relatore Speciale delle Nazioni unite per la promozione e tutela della libertà di informazione ha indirizzato al nostro Paese lo scorso 18 novembre al termine della sua visita ufficiale.

Si tratta di affermazioni gravi, offensive e non veritiere o frutto di un imperdonabile scarso approfondimento o, peggio ancora, della penna di un giornale indipendente prestata a quanti sono convinti che il futuro dell’industria culturale italiana dipenda davvero dal Regolamento che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni si avvia a varare.

Vale, dunque, la pena di fare qualche precisazione.

Tanto per cominciare il “tale Frank La Rue” al quale fa riferimento Segantini nel suo articolo è il Relatore Speciale delle nazioni Unite per la promozione e tutela della libertà di informazione, circostanza ben nota allo stesso Segantini che nel 2010 ha intervistato telefonicamente La Rue, attribuendogli poi, correttamente,nel suo articolo, la qualifica di relatore speciale ONU.

Curioso che ora se ne dimentichi.

Egualmente curioso – ed a dir la verità anche offensivo – è che Segantini si interroghi sulle competenze sulla base delle quali La Rue si è pronunciato sul Regolamento AGCOM giacché, proprio Segantini nel suo pezzo del 2010, dava conto della lunga esperienza internazionale di Frank La Rue in materia di libertà di informazione.

Ma anche a prescindere da quanto già scritto da Segantini, è davvero difficile contestare ad un relatore speciale delle nazioni unite per la promozione e tutela della libertà di informazione la mancanza di competenze in materia, appunto, di libertà di informazione giacché si tratta di un esperto nominato dall’ONU che per l’intera durata del suo mandato non si occupa di nient’altro che di libertà di informazione in tutto il mondo.

Nel caso di specie, peraltro, il Frank La Rue del quale sulle pagine del Corriere si parla come di un qualsiasi consulente privo della competenza necessaria a valutare il Regolamento dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni è un anziano giurista di fama internazionale, docente nei più prestigiosi corsi universitari del pianeta e già candidato al Premio Nobel per la pace.

Va tutto bene quando si tratta di giudicare le opinioni altrui ma mettere in dubbio addirittura le competenze di un profilo come quello di Frank La Rue appare davvero eccessivo ed offensivo.

Ma non basta.

A rendere tragicomico il trafiletto di Segantini sul Corriere di oggi è la circostanza sulla cui base quest’ultimo mette in dubbio le competenze di La Rue, circostanza rappresentata dal fatto che un giurista – lui sì insigne – come Valerio Onida, già Presidente della Corte Costituzionale, avrebbe, in passato, espresso un parere diverso.

Peccato solo che Segantini si dimentichi di scrivere che il parere al quale si riferisce – a differenza della raccomandazione espressa da Frank La Rue – era un parere professionale richiesto al Prof. Onida non da un soggetto indipendente ma da Confindustria Cultura, il principale sponsor del Regolamento che l’AGCOM si avvia ad emanare.

Senza voler “misurare” le competenze dei due giuristi – operazione di per sé assai poco nobile – è davvero difficile pretendere di ritenere più attendibile l’opinione di un avvocato al quale è stato richiesto un parere professionale a pagamento rispetto a quella espressa da un relatore speciale delle nazioni unite.

Ma non basta ancora.

Perché Segantini nel suo pezzo sul Corriere insinua addirittura il dubbio che il Relatore speciale delle Nazioni unite non c’entri nulla con le Nazioni Unite e che queste ultime – da lui consultate – lo avrebbero “sconfessato”.

Circostanza curiosa davvero perché le raccomandazioni che La Rue ha indirizzato al nostro Paese sono pubblicate in bella mostra sul sito dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, ufficio al quale il Relatore Speciale fa capo.

Come ci sono finite se, davvero, La Rue sarebbe un qualsiasi “battitore libero” non autorizzato a spendere il nome delle Nazioni Unite?

C’è poi un’ultima circostanza nel pezzo di Segantini che lascia davvero senza parole.

Secondo il giornalista, infatti, La Rue, “ogni tanto apparirebbe nei cieli italiani”, quasi che si trattasse di un ufo o di una meteora.

La verità – che è difficile credere sia sfuggita alla penna che ha firmato l’articolo – è che il Relatore Speciale delle Nazioni Unite, la scorsa settimana è “apparso nei cieli italiani” nell’ambito di una visita ufficiale, su invito del nostro Ministero degli Esteri, invito che – detto per inciso – attendeva da oltre quattro anni.

Ciascuno, naturalmente, è libero di dire la sua ma, francamente, nel farlo- specie dalle colonne di un giornale come il Corriere della Sera – bisognerebbe evitare di mistificare la realtà e dare ad intendere, per convenienza propria o altrui, ciò che non è.

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