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pubblicato: mercoledì, 7 gennaio, 2015

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Dal Blog: L’attentato a Parigi

Come ci ricorda Ilda Curti, uno dei due poliziotti barbaramente trucidati si chiamava Ahmed e serviva, da poliziotto, il suo paese. Da un lato ci sono i barbari assassini feroci, dall’altro, tutti gli altri nessuno escluso. La frontiera del “noi” e “loro” è tutta qui. Barbari assassini contro il resto del mondo.

Vedere la cosa come uno scontro tra “noi” civili occidentali e “loro” incivili musulmani è esattamente lo stesso modo di vedere dei terroristi. Chi oggi parla di guerra sta dicendo le stesse cose che hanno detto i terroristi.

Come dice Paolo Sinigallia, a quelli che prontamente tirano fuori lo “scontro di civiltà” di Samuel Huntington o di Oriana Fallaci che dir si voglia, vorrei dire che si tratta di una marea di stronzate e che trovassero conforto nel cioccolato se non riescono a reggere questo mondo complicato, confuso e contradditorio.

Io credo che l’unico modo di evitare si arrivi davvero allo scontro di civiltà sia smettere di chiamare un attentato guerra. Perché se la reazione a ciò che è successo oggi è andare a bombardare gente che nulla ha che fare con l’attentato, allora la cosa esploderà davvero in uno scontro di tutti contro tutti.
O se reagiremo trattando male i figli di Ahmed (il poliziotto ucciso dai terroristi), avremo davvero dato ai terroristi ciò che volevano.

La morte delle vittime è una tragedia assurda, senza giustificazione. Un dolore tremendo. Ma, perdonatemi, io non condividerò “Io sono Charlie”. Condannai anni fa il gesto di Calderoli che mostrò in TV le vignette su Maometto perché era un gesto che scatenava odio e che offendeva persone. Credo la stessa cosa dei vignettisti, lo credevo prima e non credo sia sensato parlare delle vittime come fossero eroi. Si tratta di gente che faceva i soldi deridendo ciò a cui altri credono. Onestamente, non ci vedo nulla di eroico. Ed è al limite del ridicolo vedere leghisti condividere le vignette (ma solo quelle contro i musulmani) o vedere chi condannò Calderoli fare ciò che condannò allora.

I morti non sono eroi, sono vittime. Sono vittime di cui deve dispiacerci perché sono vittime. Non ci sono vittime che meritano solidarietà e vittime che non la meritano. Ogni vittima merita la nostra solidarietà. Guai se fosse così.

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