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pubblicato: giovedì, 22 novembre, 2012

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Dal blog: Presidente, non ci faccia fare la fine di Weimar

L’attuale dibattito sulla legge elettorale rappresenta, probabilmente, l’ultimo atto di uno spettacolo mediocre messo in piedi e diretto da una classe dirigente bollita.

In altri articoli abbiamo sottolineato, per grandi linee, la grave situazione della democrazia italiana: una legge elettorale approvata a pochi mesi dal voto, il tentativo di una parte di impedire all’altra di vincere, un Presidente della Repubblica che interpreta il proprio ruolo come previsto nella Costituzione di Weimar all’art. 48: “Il Presidente può prendere le misure necessarie al ristabilimento dell’ordine e della sicurezza pubblica (…) A tale scopo può sospendere, in tutto o in parte, l’efficacia dei diritti fondamentali stabiliti negli articoli….”.

Al netto del putrido chiacchiericcio che affolla il nostro strano circuito mediatico, il dato preoccupante è proprio il ruolo del Presidente Napolitano e la “indifferenza” del Partito Democratico. Sugli altri partiti rappresentati in Parlamento sarà bene stendere un velo pietoso.

Il Capo dello Stato, dopo aver dato vita al governo tecnico, sembra inarrestabile: in primo luogo spinge per una riforma della legge elettorale ” a prescindere”, brandisce la prerogativa dello scioglimento anticipato delle Camere  in maniera discrezionale con poca cautela e molta presunzione. Ma la cosa che maggiormente preoccupa è il tentativo di dare continuità all’esperienza Monti che Napolitano ritiene positiva e salvifica per l’ Italia.

A questo maldestro tentativo si accompagna un coro di trombettieri che, per ragioni proprie, sostiene la creazione di un nuovo governo tecnico.

– Casini e Fini hanno paura di essere spazzati via dalla scena politica visto che insieme non hanno la metà dei voti di Grillo

– Il Pdl cerca disperatamente di non privarsi dell’opzione Monti/bis per avere il tempo di trovare una soluzione che permetta ad Alfano & Co. di sopravvivere alla caduta di Berlusconi.

– Monti e suoi ministri, che a giocare a fare i ministri ci hanno preso gusto e sperano in un secondo giro, magari senza passare dalla prove elettorale, perché le loro brillanti capacità non richiedono verifiche elettorali.

Il risultato di questo scenario grottesco è una discussione sulla riforma elettorale, che trova argomentazioni di alto valore scientifico come “non si può permettere ad una coalizione che raggiunge il 35-40 % di avere il 55% dei seggi in Parlamento”. In Inghilterra questa regola vale da qualche decennio e non si parla di coalizioni ma di partiti. Probabilmente D’Alema e Casini valutano l’ Inghilterra come  un paese poco democratico.

Nessuno riesce a dire chiaramente che il tentativo disperato in atto da mesi è quello di costruire una legge elettorale che ” costringa” le forze politiche a continuare sulla strada dei governi tecnici e, come in una commedia di De Filippo, il compito di costruire questa schifezza elettorale è stata affidata a Calderoli, che si era già distinto sulla materia elettorale nel 2005.

E il Pd? Il Pd sembra paralizzato tra la necessità di non attaccare il Capo dello Stato e la voglia di sfilarsi da questo gioco che penalizza i democratici e il centro-sinistra in generale a pochi mesi da una possibile vittoria e quindi dalla conquista del Governo. Le ragioni di questo strano atteggiamento sono difficili da indagare, anche se il silenzio di Letta, Fioroni ecc. in queste settimane rivela l’esistenza di una componente del partito favorevole ad una legge elettorale che non faccia vincere nessuno.

Chi scrive ritiene invece che una possibile soluzione a questo marasma sia possibile, partendo sopratutto da considerazioni di ordine anagrafico più che scientifiche. A 27 anni infatti risulta difficile vivere in un Paese dove qualcuno decide che le normali regole democratiche possano essere sconvolte a causa di uno “stato d’emergenza” deciso dai mercati, dalla Bce , dalla Merkel o, peggio ancora, perché le forze politiche (e gli elettori che rappresentano) vengono ritenute immature dall’ Ue o dagli investitori internazionali.

I miei 27 anni e l’idea di dover /voler vivere in questo Paese per qualche decennio mi hanno suggerito una banale soluzione a questo delicato momento:

Napolitano potrebbe finire il suo mandato in maniera discreta interpretando il semestre bianco come un pre-pensionamento e preparando le proprie memorie da pubblicare tra un anno o giù di lì.

Monti potrebbe prepararsi a fare il Capo dello Stato o magari tornare alla Bocconi o avere un incarico nell’ Ue, insomma qualcosa che non implichi passaggi elettorali che non sembrano graditi al premier.

Il Pd potrebbe far saltare il banco subito e portarci al voto con il porcellum che, è un sistema indecente, ma garantisce un vincitore certo. Oppure , se l’asse Lega-Udc-Pdl dovesse approvare l’attuale proposta Calderoli, il Pd dovrebbe dichiarare la propria indisponibilità a qualsiasi accordo post-elettorali con le altre forze in modo da condannare il Paese a tornare al voto dopo due mesi come in Grecia.

Questo combinato disposto ci permetterebbe di essere una democrazia normale, dove gli elettori scelgono una coalizione pre-elettorale (un voto decisivo e non indicativo) in grado di formare un governo il giorno dopo, mentre la coalizione o i partiti sconfitti faranno opposizione per 5 anni.

Un sistema responsabilizzato dove ognuno è chiamato a fare la propria parte nel faticoso esercizio democratico. Alla mia età non voglio rassegnarmi all’idea che, a causa di qualche “diversamente giovane”, come Napolitano, Monti ecc. ecc. la fine del mio paese debba essere quella della Repubblica di Weimar. Vorrei la libertà e la responsabilità di decidere chi mi governerà senza la necessità del “badante” di turno.

 Di Giuseppe Martelli

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