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pubblicato: lunedì, 15 settembre, 2014

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I Paesi Baltici e quella paura della Russia

Estonia, Lettonia, Lituania. In due parole, i Paesi Baltici. Nell’est dell’Europa si guarda alla crisi in Ucraina con gli occhi di chi è così vicino ai confini con la Russia da temere di dover affrontare un giorno le stesse sfide di Kiev.

A inizio settembre, prima di arrivare in Galles per il vertice della Nato, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha fatto tappa nei Paesi Baltici per ribadire che l’Occidente non permetterà alla Russia di mettere a repentaglio la sicurezza delle tre nazioni: “La difesa di Tallinn, Riga e Vilnius è altrettanto importante della difesa di Berlino, Parigi e Londra” ha detto Obama. Insomma, Washington promette di esserci in caso di bisogno.

Eppure nell’est dell’Europa serpeggia il timore che alla prova dei fatti gli Usa e l’Europa potrebbero tentennare. Estonia, Lettonia e Lituania hanno aderito alla Nato nel 2004 e l’articolo 5 del Trattato sancisce il principio che un attacco contro un paese membro è un attacco all’alleanza intera. La maggior parte degli esperti ritiene molto improbabile l’ipotesi che la Russia possa aggredire una di queste nazioni. Ma ciò che spaventa i Paesi Baltici è altro: dalle azioni destabilizzanti agli attacchi informatici. In poche parole, la “guerra ibrida”.

Paesi Baltici 2

Photo by Arian ZwegersCC BY 2.0

La Russia non ha mai nascosto di non aver gradito l’espansione verso est della Nato. Negli ultimi anni più di una volta Mosca ha ammassato truppe russe ai confini delle Repubbliche Baltiche nel corso di esercitazioni militari.

Le forze armate dei Paesi Baltici contano poche decine di migliaia di soldati. L’Estonia potrebbe schierare poco più di sedicimila soldati. La Lettonia e la Lituania qualche migliaio in meno. Considerato che il paese ai confini è un gigante come la Russia, “il senso di vulnerabilità che provano Tallinn, Riga e Vilnius è comprensibile” ha detto al New York Times Andrew Michta, del Center for Strategic and International Studies di Washington.

Proprio come l’Ucraina, i Paesi Baltici hanno una nutrita minoranza di etnia russa. La Lettonia ha circa un terzo della popolazione con origini russe: in molti casi si tratta di gente arrivata negli anni dell’Unione Sovietica e rimasta lì anche dopo la dissoluzione dell’Urss. I Paesi Baltici temono le parole di Putin, il quale ha dichiarato di voler difendere i diritti delle popolazioni russofone.

L’epilogo della vicenda della Crimea e il destino ancora incerto del Donbass spingono le Repubbliche Baltiche a tenere gli occhi aperti e a chiedere all’Occidente fermezza nei confronti di Mosca. Prima del Vertice Europeo di fine agosto, la presidente lituana Dalia Grybauskaite aveva detto che la Russia era sostanzialmente in guerra con l’Europa.

Le pressioni dell’Europa orientale qualche effetto l’hanno ottenuto: hanno contribuito a portare il polacco Donald Tusk alla presidenza del Consiglio europeo (un uomo dell’est per dare rappresentanza alle richieste dell’est) e hanno spinto la Nato ad annunciare la nascita di una forza di intervento rapido che avrà cinque basi-deposito in Romania, Polonia e Paesi Baltici. Ma forse non è ancora abbastanza per togliersi di dosso quella sensazione di incertezza.

Immagine in evidenza: Karlis DambransCC BY 2.0

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